F1 | Breve lista dei desideri per la Formula 1 dell’anno che verrà

E voi invece cosa desiderate nel 2019 dalla F1?

F1 | Breve lista dei desideri per la Formula 1 dell’anno che verrà

Periodo di magra, di riposo e di lavoro dietro le quinte, di sviluppi incessanti e di progetti in via di definizione. Tacciono i protagonisti e gli addetti ai lavori, è la calma prima della tempesta, quel po’ di riposo per piloti vagabondi e tempo di riflessione per le squadre.

Ma noi, in chiosa al 2018, cosa vogliamo dalla F1 dell’anno che verrà? Poche ma semplici cose, almeno quelle che al 2019 chiedo io, poi è giusto che ognuno abbia la propria personale lista dei desideri.

COMPETIZIONE. Il primo, banale, sincero, genuino, desiderio è vedere un mondiale che si apra a Melbourne e si chiuda all’ultima gara. Non reggo più campionati strozzati in pallide e sonnolente estati, inghiottiti dall’ingordigia di dominatori che non fanno prigionieri e da avversari che si sciolgono come neve al sole persi tra errori e problemi. Datemi fuochi d’artificio che cadano lentamente in mare, non botti fastidiosi che si esauriscono in metà stagione.

VETTEL. L’auspicio, anche solo per lo spettacolo, è che torni a far prevalere le indiscusse qualità di guida sui malumori, le ombre, i lunghi sospiri e i tormenti. Per vederlo girare lungo il circuito e non su se stesso, sorridente, trascinatore, leader vincente o perdente ma comunque leader, concentrato e preciso. La versione occhi bassi e sguardo perso, quando è apparso rabbuiato e perplesso, non serve a lui, alla Ferrari e nemmeno ad una F1 in cerca di un valido avversario per il cannibale Hamilton.

VERSTAPPEN E LECLERC. Mi auguro che i due classe ’97, con l’olandese per esperienza e risultati già piuttosto avanti e “formato”, rappresentino la variabile dionisiaca all’apollinea razionalità di Vettel e Hamilton. L’anarchia e l’intemperanza al comando, il caos che si fa spettacolo, il talento indomabile che spariglia le carte e getta nel panico più totale gli amanti dello status quo. Due sovversivi dell’ordine costituito ai quali chiedo di regalare show ed emozioni.

SAUBER ALFA. Una piccola realtà che può regalare grandi gioie. C’è tutto per fare bene; i tecnici, i piloti, l’entusiasmo, le risorse. Leclerc ha lasciato una squadra in crescita, la sensibilità tecnica di Raikkonen sarà utile a farla salire ancora un po’, con Giovinazzi abbiamo un italiano che torna in F1 e verosimilmente non è condannato a correre nelle ultime posizioni. Regalatemi un podio, finlandese o italiano va comunque benissimo, purché possa sentirmi orgoglioso come alfista di lungo corso (ma anche da raikkoniano incallito, via).

RICCIARDO. Spettacolare, fortissimo, ma ad un bivio che non lascia tranquilli. Be’ Daniel, dicci un po’, sei sul trampolino da pilota ufficiale della Losanga o ti avvi ad una timida comfort zone di fine carriera? La curiosità, ovviamente, riguarda più che altro la Renault, su cui però personalmente non punterei mai il famoso euro.

WILLIAMS E MCLARENNon so, una doccia gelata, due ceffoni, una scossa. Serve qualcosa, ma voi siete Williams e McLaren, questo girovagare triste nella seconda metà del gruppo è la morte della storia della F1. Eppure avete le famose strutture, gli uomini, le risorse (discorso maggiormente valido per Woking). La Ferrari delude da un decennio, ma è lì, le sue sei vittorie nel 2018 le ha messe insieme, Williams e McLaren non vincono un GP dal 2012. Sono 36 mondiali in due (tra piloti e costruttori) che sembrano essersi dissolti nella nebbia dei tempi. Datevi una mossa, dai.

UNIFORMITA’ DI GIUDIZIO. Vi immaginate che goduria se il triumvirato andante di commissari di gara che cambia di volta in volta riuscisse a trattare casi uguali in modo uguale e casi diversi in modo diverso? A far si che il regolamento sia uguale per tutti, che ci sia la dovuta elasticità sempre, quando rallenti involontariamente un pilota nelle libere senza recargli danno o tagli la pista in prossimità della pit lane. La solerzia con alcuni e l’indulgenza verso altri è solo motivo di polemiche e veleni.

CHIAREZZA REGOLAMENTARE. “Fatta la legge, trovato l’inganno”. “Il diavolo si nasconde nei dettagli”. “Agire ai limiti del regol”….basta, nun te reggae più! Puttanate social per glorificare o giustificare chi non merita. La bravura dovrebbe essere progettare l’auto migliore nei limiti e nei modi previsti dalle norme. Le quali, per piacere, devono essere chiare, tassative e soprattutto vanno applicate. Una soluzione è regolare, oppure irregolare. Tertium non datur. Solo così si eliminano a monte gli equivoci, con prese di posizione decise e sanzioni per chi sbaglia. Niente pareri, letterine di Babbo Natale, chiacchiericcio giornalistico nel paddock. Applicare la legge senza interpretazioni oltremodo estensive, provateci, giusto per eliminare quella miriade di sospetti che aleggia da secoli su chi vince e che fa malissimo allo sport.

SEMPLIFICAZIONE. Sedetevi intorno ad un tavolo. FIA, Liberty e team. Guardatevi negli occhi, guardatevi dentro e provate a capire che le qualifiche hanno un senso se l’ordine di partenza viene rispettato. Basta imporre la conta dei pezzi di ricambio, questo market delle penalità senza fine, con ingegneri che debbono dedicarsi al calcolo della penalità  piuttosto che alle strategie in gara. E’ uno scempio vedere la pista vuota nei turni di qualifiche delle gare finali, tanto la maggior parte dei piloti è già bella e in vacanza e soprattutto è già condannata a partire dal fondo. Ben vengano invece i soli tre colori per le gomme. L’arcobaleno era tanto colorato quanto psichedelico, anche perché poi il rendimento degli pneumatici resta comunque un mistero eleusino, hai voglia di (non) provare durante l’anno!

Antonino Rendina


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1 commento
  1. maxxi60

    31 dicembre 2018 at 20:46

    Oramai la F1 e diventata endurance , risparmio , gomme , risparmio benzina, risparmio motore ecc , questa e endurance non F1.

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