F1 GP Ungheria | Antonelli scherza: “Devo migliorare sui track limits, o mio papà mi tira il collo”
"A volta uso troppo la pista, a Spa sono stato stupido! Mio padre è la mia roccia, condividiamo tutto", ha detto Kimi

da Budapest, Ungheria
Kimi Antonelli è tornato alla vittoria la scorsa settimana a Spa-Francorchamps. Dopo tre weekend sfortunati, condizionati da problemi tecnici ed episodi sfavorevoli, il leader del mondiale di Formula 1 2026 ha riallungato sugli inseguitori. Il successo belga ha portato a 50 i punti di vantaggio nei confronti del compagno di squadra in Mercedes, George Russell.
Nel mezzo alle due Frecce d’Argento si è inserito Lewis Hamilton, primo inseguitore con la Ferrari ma staccato di 45 lunghezze dal talento bolognese. Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, ultimo appuntamento prima della pausa estiva, Antonelli traccia un bilancio della prima metà di stagione, soffermandosi sull’adattamento alle monoposto 2026 e sul ruolo chiave della famiglia e del team.
Esecuzione e continuità: la ricetta per il primato iridato
Il primato in classifica nasce da una costanza di rendimento superiore alla concorrenza. In un campionato caratterizzato da valori estremamente ravvicinati e da insidie nella gestione elettrica delle power unit, la capacità di minimizzare le sbavature si è rivelata determinante per la scuderia di Brackley.
“È difficile dire se sono stato il miglior pilota sulla griglia in questa prima metà di stagione – ammette Antonelli analizzando il proprio percorso -. Credo di essere stato uno dei migliori, ma la vera differenza l’ha fatta l’esecuzione. Insieme al team siamo stati quelli a commettere il minor numero di errori, mettendoci sempre nelle condizioni ideali per raccogliere il massimo risultato. Abbiamo a disposizione una vettura eccezionale, ma è stato il lavoro di squadra a fare la differenza”.
Un percorso di crescita radicato nel lungo rapporto con la casa tedesca e nel supporto costante della famiglia: “Sono in Mercedes dal 2018 e sono cresciuto all’interno di questo ambiente. Conoscere a fondo ogni singola persona della squadra mi permette di guidare con maggiore serenità in Formula 1. In questo percorso è stato fondamentale anche Gwen Lagrue: è uno dei motivi principali per cui sono entrato nel programma giovanile ed è stato straordinario nel crearmi le condizioni migliori anno dopo anno”.
A fianco della struttura tecnica c’è poi il punto di riferimento affettivo di sempre: il padre Marco: “Mio padre è la mia roccia. Condividiamo tutto e amo ascoltare la sua analisi dopo ogni sessione, esattamente come facevamo ai tempi del kart. Avere al mio fianco una persona che mi conosce meglio di chiunque altro è essenziale per maturare come persona e come pilota”.
L’assimilazione delle power unit 2026 al simulatore
Il passaggio al regolamento tecnico 2026 ha richiesto una profonda revisione degli automatismi di guida per ottimizzare l’erogazione della carica della batteria e mantenere velocità di percorrenza elevate nei tratti guidati.
“Ho dovuto adattare notevolmente il mio stile di guida naturale – spiega il pilota della Mercedes -. Portare molta velocità in ingresso curva e mantenere alta la velocità minima mi ha aiutato nella gestione dell’energia, ma dietro c’è stato un lavoro enorme. All’inizio dell’anno scorso, quando ho provato la vettura 2026 al simulatore, certi concetti non mi venivano affatto naturali. Durante l’inverno ho passato un numero incalcolabile di ore al simulatore per far sì che certi automatismi diventassero una seconda natura. Ora in macchina tutto risulta fluido e non devo più riflettere su cosa fare, perché ho assimilato ogni concetto”.
La lezione dei track limits e il mònito paterno
Nonostante l’impeccabile vittoria di Spa, l’analisi del weekend belga ha fatto emergere dettagli su cui lavorare per evitare rischi inutili nelle fasi cruciali della gara, specie sul fronte della gestione dei limiti del tracciato.
“So di avere la tendenza a usare tutta la pista, a volte persino troppo. A Spa i due avvertimenti per track limits che ho preso sono stati del tutto stupidi. È un difetto su cui devo lavorare, perché in gara potresti aver bisogno di sfruttare la pista fino all’ultimo centimetro, ma spendere i jolly quando non serve significa esporsi a sanzioni inutili”.
Un aspetto sottolineato immediatamente anche dal padre al termine del Gran Premio del Belgio: “Dopo la gara mio padre mi ha fatto i complimenti, ma ha aggiunto subito un ‘però’. Mi ha detto chiaramente che se mi vedrà prendere un altro track limit senza motivo mi tirerà il collo come a un pollo. È un’osservazione severa ma giusta, ed è esattamente il tipo di disciplina che mi serve per continuare a migliorare”.
Gestione dell’energia verso la sosta estiva
Il Gran Premio d’Ungheria rappresenta la conclusione di un blocco di gare particolarmente intenso, iniziato mesi fa e condotto a ritmi serrati senza soluzione di continuità.
“Sento che la pausa estiva è necessaria, dato che stiamo spingendo a tutto gas da gennaio – conclude il leader del mondiale -. Dopo il Giappone temevo di perdere il ritmo a causa delle quattro settimane di sosta, ma a Miami sono risalito in macchina trovando subito il feeling ideale. So già che dopo tre o quattro giorni di riposo mi annoierò e vorrò tornare in pista, infatti andrò ad allenarmi sui kart. Stackare la spina per qualche giorno con la famiglia e gli amici è comunque fondamentale per ricaricare corpo e mente in vista della seconda metà di stagione. Ora il focus è tutto su Budapest: vogliamo chiudere questo blocco con un altro grande risultato”.
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