Formula 1 | Fallimento regole 2026, la FIA scarica la colpa sui costruttori

Tombazis: "Volevamo fare delle modifiche ma siamo stati bloccati, alcuni problemi li avevamo individuati con anticipo"

I regolamenti tecnici introdotti nel 2026 finiscono al centro di uno scontro tra piloti, FIA e costruttori. Mentre le monoposto soffrono il fenomeno del super-clipping e le piste storiche perdono la propria identità a favore della ricarica delle batterie, la Federazione respinge le accuse dei piloti e attribuisce la ritardata correzione delle norme alla rigidità della governance imposta dai motoristi
Formula 1 | Fallimento regole 2026, la FIA scarica la colpa sui costruttori

I regolamenti della Formula 1 in atto dal 2026 erano destinati a far discutere, e in questa prima metà della stagione non sono mancate le polemiche per uno sport di fatto snaturato alla base. La nuova era tecnica ha imposto dinamiche in pista concettualmente errate, con i piloti costretti a rallentare per poter ricaricare la batteria ed essere più veloci nelle fasi successive.

Un controsenso forzato e dovuto dall’invasività della componente elettrica della power unit, che spinge le vetture a perdere progressivamente velocità in rettilineo a causa del fenomeno del super-clipping. Già nel primo appuntamento stagionale a Melbourne la situazione è apparsa a tutti catastrofica, costringendo la FIA a effettuare delle piccole modifiche a partire da Miami, ma questo non ha purtroppo ridotto i grandi problemi di questo regolamento.

Piste storiche trasformate in stazioni di ricarica e l’attacco dei piloti

L’arrivo su su tracciati ad alto impatto tecnico ha reso del tutto evidenti i limiti delle monoposto attuali. In piste storiche come Silverstone e Spa, la spettacolarità di alcuni tratti leggendari come Maggotts, Becketts, Eau Rouge, Pouhon e Blanchimont è venuta meno, e due delle piste più iconiche del motorsport sono state trasformate in stazioni di ricarica. Una distorsione che ha scatenato la dura reazione dei piloti, rammaricati dal fatto che tracciati simbolo abbiano perso la propria magia originaria.

La frustrazione accumulata nei box è sfociata in prese di posizione dirette nei confronti di chi ha pianificato la stesura delle norme. Carlos Sainz, in qualità di direttore della GPDA, ha espresso forti perplessità sul lavoro svolto a monte: “Chiunque abbia visto queste simulazioni nel 2022 o nel 2023 e non si sia chiesto: ‘Come possiamo anche solo accettare una cosa del genere?’, deve riesaminare quanto accaduto, perché una situazione simile non si sarebbe mai dovuta verificare”.

Sulla stessa linea si è espresso Lewis Hamilton, evidenziando le responsabilità dei vertici tecnici: “Non so chi abbia preso questa decisione, ma chiunque sia stato conserva ancora il suo posto di lavoro”.

La difesa della FIA e il veto incrociato della governance

Di fronte alle accuse dei piloti di non aver anticipato i problemi in fase progettuale, la Federazione Internazionale ha rigettato l’addebito di una mancanza di preveggenza. Il direttore delle monoposto della FIA, Nikolas Tombazis, ha sostenuto che le criticità legate alla carenza di energia fossero ampiamente note con due anni di anticipo, ma che i tentativi di correzione siano stati bloccati dalla resistenza al cambiamento opposta dai costruttori attraverso il sistema di governance.

“Penso che i piloti siano, per definizione, clienti piuttosto esigenti. Quindi non ci aspettiamo che indorino la pillola o che non dicano quello che pensano – ha spiegato Tombazis rispondendo al malcontento del paddock- . Avevamo effettivamente anticipato molte delle criticità di cui si sono lamentati nei due anni precedenti al via della stagione, e avevamo cercato di apportare dei correttivi. Noi siamo stati bloccati dal sistema di governance in vigore. Di conseguenza, era un esito realisticamente prevedibile”.

Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto FIA – XPB Images

L’ostacolo principale è stato individuato nel funzionamento del Power Unit Advisory Committee, l’organo nato per tutelare sia le case automobilistiche già presenti sia i nuovi soggetti in ingresso per il 2026. Per varare modifiche normative sostanziali era indispensabile ottenere la maggioranza qualificata comprendente FIA, FOM e almeno quattro dei cinque costruttori impegnati.

“Se un costruttore di power unit non ancora presente in F1, poniamo l’esempio di Audi, doveva comunque essere vincolato ai regolamenti, non poteva presentarsi da noi e dire: ‘Beh, dato che non stiamo ancora gareggiando, possiamo spendere il quintuplo delle risorse’. Sarebbe stato scorretto. Ecco perché è stato stipulato un accordo di governance che, da un lato, li costringeva a rispettare le regole, comprese quelle finanziarie e operative; dall’altro lato, però, questo poneva dei limiti alla nostra capacità di modificare le cose unilateralmente come FIA”.

“Di conseguenza, qualsiasi modifica doveva essere approvata da un numero significativo di motoristi e, per il tipo di interventi che intendevamo fare, serviva il consenso di almeno quattro di loro. Molto semplicemente, quattro di loro non sono stati d’accordo negli anni in cui abbiamo discusso queste modifiche”.

Modifiche tardive e il nodo del mea-culpa della FIA

Dopo i primi interventi d’emergenza introdotti al Gran Premio di Miami a maggio, la FIA ha comunicato prima del weekend di Barcellona un piano di interventi progressivi da qui al 2028. La tabella di marcia prevede un allontanamento dalla ripartizione teorica 50/50 tra motore termico ed elettrico, virando verso un rapporto 60/40 entro il 2028 per ridare spinta all’endotermico. La speranza è che già dal prossimo anno i problemi di super-clipping vengano meno, ma è la natura stessa di questo regolamento ad essere sbagliata. La Federazione, però, vuole scaricare la colpa sulle esigenze dei costruttori, piuttosto che fare un vero e proprio mea-culpa sulla bontà originaria delle norme.

Lo stesso Tombazis non ha nascosto l’amarezza per i tempi lunghi richiesti dall’iter politico: “Credo sia un peccato aver dovuto attendere fino a quel momento. Abbiamo discusso le novità a maggio per definire il pacchetto per il ’27 e il ’28. Idealmente avremmo potuto farlo un paio d’anni prima, evitando così tutte queste polemiche”.

Il bilancio sullo spettacolo e le esigenze degli spettatori

Nonostante lo snaturamento della guida pura lamentato da piloti e addetti ai lavori, i vertici federali ritengono che l’impatto sul pubblico sia stato contenuto, difendendo la validità complessiva del campionato in corso.

“La maggior parte delle gare è stata piuttosto avvincente, direi. Ci sono state parecchie battaglie. Sebbene si noti un chiaro vantaggio per un costruttore, in passato, quando ciò accadeva all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare, assistevamo a gare estremamente noiose e processionali. Ora invece, pur con la Mercedes che ha ottenuto la maggior parte delle vittorie, i Gran Premi si sono rivelati comunque molto entusiasmanti, con un numero elevato di sorpassi e avvicendamenti. Quindi bisogna valutare la situazione nel suo complesso”.

“Ovviamente i piloti sono attori fondamentali di questo sport e credo sia stato giusto ascoltarli a fondo per poi agire di conseguenza. Ma dobbiamo pensare anche agli spettatori, che desiderano assistere a colpi di scena e gare emozionanti”.

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