Formula 1 | Antonelli sfrutta meglio di Russell la Mercedes W17: ecco la spiegazione tecnica
Uno dei segreti di Kimi è la fase di frenata con le nuove monoposto 2026

La differenza di prestazioni tra Kimi Antonelli e George Russell è evidente. Il giovane talento italiano guida la classifica mondiale di Formula 1 con ben 59 punti di vantaggio sul più quotato compagno di squadra, al momento terzo e dietro anche a Lewis Hamilton su Ferrari, e dato dalla stragrande maggioranza di appassionati e addetti ai lavori come il grande favorito per la conquista del campionato 2026.
Nulla di tutto ciò, però, era stato preventivato alla vigilia: dopo la prima gara vinta da Russell a Melbourne, il britannico ha subito il prepotente ritorno del bolognese, capace di inanellare sei vittorie complessive, di cui cinque consecutive, e di iniziare una vera e propria fuga solitaria in testa alla classifica.
L’esultanza di Kimi Antonelli – XPB Images
Entrambe le Mercedes hanno dovuto fare i conti con vari problemi di affidabilità nel corso della prima parte del campionato, e lo stesso Antonelli non è stato esentato dai cedimenti della sua W17. Sotto questo punto di vista, dunque, la sfortuna si equivale tra i due lati del box. La reale spinta di Kimi risiede nella sfera tecnica e nella sua capacità di interpretare la vettura al limite, sfruttando tecniche di guida che il compagno di squadra stenta ancora ad assimilare.
L’inserimento in curva: come Antonelli accende le gomme Pirelli
L’analisi delle prestazioni mostra come Antonelli riesca a ritracciare i riferimenti in pista estraendo decimi preziosi sia in qualifica che sul passo gara. La chiave, come ci indicano gli amici di Formula Tecnica, risiede nel modo in cui l’italiano gestisce le coperture Pirelli, notoriamente sensibili e difficili da mantenere nella corretta finestra di utilizzo. Russell tende a guidare con estrema fluidità, impostando la traiettoria con un raggio d’azione ampio e progressivo sul volante. Questo stile funzionava bene sulle auto del 2025, dotate di un carico aerodinamico superiore e più stabili, ma con la nuova W17 penalizza l’avantreno, che non riceve l’energia sufficiente per scaldate le mescole, specie sui tracciati meno probanti.
Disegno Zander Arcari
Kimi, al contrario, adotta un approccio decisamente più deciso. Il bolognese prolunga la frenata a ruote dritte e ritarda l’inizio della sterzata fino all’ultimo istante. Impostando l’entrata in curva con un’azione netta sul volante, evita di sottoporre le gomme al doppio stress contemporaneo di frenata e curva. Questa frustata iniziale trasferisce energia sul cerchio e riscalda rapidamente la struttura interna degli pneumatici anteriori, garantendo un’aderenza immediata e stabilizzando la parte posteriore della monoposto.
La gestione della staccata e il recupero dell’energia elettrica
Il secondo punto di rottura tra i due piloti riguarda la gestione dell’impianto frenante e il recupero energetico, vero pilastro delle nuove regole tecniche. Nelle vetture del passato, il pilota più vincente era spesso colui che staccava più tardi rispetto agli avversari. Oggi questo principio è stato parzialmente ribaltato: la fase di decelerazione è il momento chiave in cui le centraline recuperano l’energia necessaria a ricaricare la batteria. Chi prolunga leggermente lo spazio di frenata staccando con un attimo d’anticipo riesce a immagazzinare una quantita di carica nettamente superiore.
Antonelli dimostra una prontezza mentale rara nell’accettare questo compromesso. Staccando un istante prima di Russell, Kimi accumula un quantitativo di kWh supplementare da sfruttare nei rettilinei successivi, riducendo al minimo il fenomeno del clipping, ovvero la perdita di potenza del motore elettrico a fine allungo. Russell, ancora legato all’istinto di ritardare l’entrata in staccata, arriva a fondo rettilineo con le batterie scariche, trasformandosi in una preda facile per la vettura gemella.
Disegno Zander Arcari
L’assenza di retaggi passati come fattore decisivo
A fare la differenza in favore dell’italiano è anche un fattore anagrafico e d’esperienza. Russell porta con sé anni di automatismi legati alla precedente generazione di monoposto ad alto carico aerodinamico. Cambiare abitudini consolidate di fronte a regolamenti che stravolgono il comportamento dinamico delle auto richiede uno sforzo concettuale enorme, che finora ha messo in difficoltà piloti esperti.
Antonelli si è affacciato alla Formula 1 senza schemi pregressi da decostruire. Per Kimi la W17 rappresenta lo standard naturale di riferimento, un aspetto che gli ha permesso di assimilare i punti critici della vettura senza dover combattere contro memoria muscolare e vecchi vizi di guida. La leadership iridata di Kimi Antonelli non è dunque frutto del caso o soltanto delle doti velocistiche pure, ma il risultato diretto di una comprensione immediata del mezzo meccanico. Spetterà ora a Russell e alla concorrenza colmare questo divario tecnico nella seconda metà della stagione, prima che la fuga del bolognese diventi incolmabile.
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