Formula 1 | Perez: “In Red Bull tutti per Verstappen, sfidarlo era impossibile”

"Horner mi disse: 'Se potessimo, correremmo con una sola vettura', fu di una sincerità disarmante", ha detto Checo

Il pilota messicano ha svelato i dettagli del suo ingaggio nel 2021, confermando come Christian Horner gli avesse palesato fin dal primo giorno la totale centralità di Max Verstappen. Tra disparità tecniche e conflitti politici, l'analisi del quadriennio di Checo a Milton Keynes trova conferme anche nelle difficoltà dei suoi successori
Formula 1 | Perez: “In Red Bull tutti per Verstappen, sfidarlo era impossibile”

Sergio Perez è tornato in Formula 1 dopo un anno di stop a seguito della fine del rapporto con la Red Bull. Il pilota messicano sta provando a darsi un’ultima chance nel motorsport legandosi alla Cadillac, un progetto ancora in fase del tutto embrionale. Il ritorno sulla griglia di partenza della stagione 2026 è diventato l’occasione per fare chiarezza sul suo passato a Milton Keynes, rivelando retroscena inediti sui colloqui avuti con Christian Horner prima della firma del contratto e sulle reali condizioni di lavoro all’interno del box della squadra campione del mondo.

L’ingaggio nel 2021 e la verità di Christian Horner

La parabola di Perez in Red Bull era iniziata nel 2021, dopo un’ottima ultima stagione disputata con la Racing Point nel 2020. Quell’anno fu condito dalla clamorosa vittoria nel Gran Premio di Sakhir, disputato sull’Outer Track del tracciato di Manama durante l’emergenza Covid. Quella prestazione convinse Christian Horner e Helmut Marko a puntare su di lui per fare da scudiero a Max Verstappen.

Una condizione che Checo accettò di buon grado, conscio del fatto che la sua carriera in Formula 1 sembrava ormai giunta al capolinea, dato che l’Aston Martin aveva deciso di escluderlo per affidare le proprie vetture alla coppia formata da Sebastian Vettel e Lance Stroll.

L’approdo nel team austriaco non fu privo di patti chiari. Fin dal primo incontro, la dirigenza non tenne nascoste le gerarchie interne. Horner specificò senza giri di parole la natura del progetto tecnico e sportivo della Red Bull, definendo lo status del secondo pilota come un puro obbligo regolamentare più che come una reale parità di opportunità.

Perez ha ricordato quel primo colloquio con una trasparenza assoluta: “Sapevo che sarei entrato in un progetto costruito negli anni interamente attorno a Max. Quando mi hanno preso, i patti erano chiarissimi e sapevo perfettamente cosa stavo firmando. La prima volta che ho incontrato Christian, mi disse testualmente: ‘Corriamo con due macchine solo perché siamo obbligati a farlo dal regolamento. Altrimenti, saremmo felici di schierarne una sola. Tutto è per Max, tutto ruota intorno a lui’. Fu di una sincerità disarmante”.

Il ruolo di scudiero e il bilancio delle cinque vittorie

Accettata la situazione strutturale, il primo anno di Perez a Milton Keynes si rivelò molto positivo. Il messicano ricoprì un ruolo cruciale nella conquista del primo titolo mondiale di Verstappen, aiutandolo a più riprese durante il convulso finale della stagione 2021. L’episodio più celebre resta la strenua difesa messa in atto nel Gran Premio di Abu Dhabi, dove Perez ingaggiò una lotta serrata in pista con Lewis Hamilton, costringendo il pilota della Mercedes a perdere diversi secondi preziosi e favorendo il ricongiungimento dell’olandese.

In totale, l’esperienza di Checo in Red Bull ha fruttato cinque vittorie, spalmate in un quadriennio in cui la monoposto è risultata a lunghi tratti dominante: Baku 2021, Monaco e Singapore 2022, per poi chiudere con Arabia Saudita e nuovamente Baku nel 2023, oltre a un bottino di 29 podi totali. Nonostante il contributo fondamentale ai titoli costruttori del team, il confronto diretto con il compagno di squadra è sempre apparso impietoso. Un divario prestazionale che lo stesso Perez attribuisce a una strutturale disparità di trattamento all’interno del garage.

La disparità tecnica e la conferma del dopo-Perez

Le difficoltà del pilota di Guadalajara sono esplose in modo evidente nel corso del 2024, stagione conclusa senza successi e con soli quattro podi all’attivo, elemento che ha decretato la fine del suo rapporto con il team prima del suo anno sabbatico nel 2025. Perez ha spiegato come l’ambiente interno fosse diventato pesante, deteriorato da faide politiche nate proprio dall’eccesso di vittorie della squadra. Ma l’aspetto principale del gap risiedeva nell’allocazione delle risorse umane.

Perez ha analizzato criticamente la divisione del lavoro nel team: “Sfidare Max in Red Bull è quasi impossibile perché l’intera struttura è nata attorno a lui. Hai bisogno del meglio in ogni area, e tu semplicemente non ce l’hai. Tutte le opportunità migliori in termini di ingegneri senior, capi dei sistemi e figure d’esperienza vanno automaticamente a Verstappen. Io sono andato avanti cercando di fare il massimo con il mio gruppo di lavoro, senza lamentarmi”.

La tesi di Perez sulla complessità della seconda vettura e sulla carenza di supporto tecnico ha trovato una conferma nei dati emersi dopo il suo addio. La Red Bull non è più riuscita a trovare una quadra con i sostituti. Liam Lawson è stato testato per appena due Gran Premi prima di cedere il passo a Yuki Tsunoda, una delle ultime scelte discutibili di Helmut Marko.

Il pilota giapponese ha completato la stagione evidenziando un divario statistico analogo se non peggiore: 421 punti conquistati da Verstappen contro i soli 33 messi a referto dal nipponico. Una dimostrazione di come la vettura di Milton Keynes sia interpretabile esclusivamente dal pilota olandese, lasciando i compagni di squadra privi delle risorse necessarie per capirne i difetti. Oggi, con la sfida in Cadillac, Perez cerca di resettare la propria carriera lontano dalle pressioni politiche e dai riflettori.

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