Formula 1 | Mercedes, è crisi affidabilità: quanto può incidere sul mondiale?
la Ferrari è un avversario temibile, e anche Lando Norris afferma: "Con un motore più potente avranno la macchina migliore"

Il Gran Premio di Barcellona ha emesso verdetti chiarissimi, mettendo a nudo due fattori che si riveleranno del tutto determinanti per il prosieguo del mondiale 2026. Il primo elemento è senza dubbio il ritorno conclamato ai vertici della Ferrari e di Lewis Hamilton, reduce dal suo terzo podio consecutivo, il quarto di una stagione che ha visto disputarsi finora sette gare. L’aspetto che più ha scosso il paddock è però la prima, storica vittoria del fuoriclasse inglese al volante della Scuderia del Cavallino Rampante.
Grazie a questo trionfo, il sette volte iridato si è consolidato al secondo posto nella classifica del mondiale piloti, riducendo a 41 punti il distacco dalla vetta occupata ancora saldamente dal nostro Kimi Antonelli, autore di un avvio impressionante con ben cinque vittorie consecutive. Questa situazione di classifica era totalmente inaspettata fino a tre mesi fa, quando l’intero ambiente della Formula 1 si attendeva un George Russell capace di fare un sol boccone del compagno di squadra e di sbaragliare la concorrenza, dominando una stagione che sembrava blindata dal potenziale della Mercedes.
Le radici della “crisi” Mercedes
In terra spagnola, invece, sono venute a galla in modo prepotente le grandi fragilità strutturali che affliggono la power unit della W17. Non si tratta di una sorpresa assoluta, bensì di un’anomalia tecnica che vi avevamo già fatto notare sin dall’esordio stagionale sul circuito di Melbourne. Già in Australia, nonostante la grande gioia per la pole position conquistata al sabato, George Russell si era trovato a gestire una situazione decisamente critica legata alla rotazione precoce dei componenti del suo motore. L’inglese era stato infatti costretto a sostituire il pacco batterie, la centralina elettronica e i componenti ausiliari PU-ANC.
In tempi non sospetti, lo stesso Russell aveva ammesso le prime crepe nel sistema nel ring delle interviste dell’Albert Park: “Ci sono ancora delle preoccupazioni perché abbiamo dei problemini qua e là, ed è così da inizio weekend. Insomma, non è stato tutto lineare fino a questo momento, e questa è la nostra preoccupazione principale, perché il primo obiettivo per noi è quello di finire la gara”.
I timori espressi a Melbourne si sono poi puntualmente trasformati in una serie di pesanti battute d’arresto nei mesi successivi, colpendo non solo il team ufficiale Mercedes ma estendendosi come un’epidemia anche alle squadre clienti come la McLaren. La squadra di Woking ha dovuto fare i conti con un vero e proprio calvario: in Cina non è riuscita nemmeno a prendere il via con entrambe le vetture, mentre Lando Norris è andato incontro a due ritiri pesantissimi sia in Canada che sul tracciato di Monaco, in entrambi i casi a causa di letali noie all’impianto della batteria.
Un destino analogo ha colpito lo stesso Russell sul circuito di Montreal. Il fattore che desta la maggiore preoccupazione all’interno del reparto motori di Brixworth riguarda lo stato termico complessivo dell’impianto elettrico delle monoposto. Le verifiche effettuate dai meccanici nel garage al termine della corsa canadese hanno infatti evidenziato che la batteria aveva superato i limiti massimi di temperatura consentiti, riportando seri danni strutturali interni causati dal calore accumulato.
Il verdetto di Barcellona e la rabbia di Toto Wolff
Il direttore tecnico della Mercedes, James Allison, aveva confermato la gravità della situazione e la necessità di avviare un’indagine approfondita per correggere il difetto del sistema di raffreddamento: “Le verifiche successive al Gran Premio del Canada hanno evidenziato una netta anomalia nei parametri della batteria, che mostrava deterioramenti evidenti causati dalle temperature eccessive. Nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane saremo impegnati a individuare l’origine precisa di questa criticità per risolverla definitivamente”.
Questa debolezza strutturale destava enormi preoccupazioni in vista del fitto calendario europeo, con il circuito di Barcellona indicato dai tecnici come il vero e proprio banco di prova termico. La rottura subita dalla monoposto di Kimi Antonelli sul tracciato catalano è arrivata in modo puntuale e spietato. Nel post-gara, il team principal Toto Wolff ha espresso tutta la sua frustrazione senza usare giri di parole.
“È deludente aver subito un altro problema di affidabilità che ci è costato molti punti. Sappiamo che dovremo migliorare sotto questo aspetto se vogliamo lottare per entrambi i Campionati del Mondo. In Canada era stato George a pagarne le conseguenze, oggi invece è toccato a Kimi. Sappiamo bene che per arrivare primi bisogna prima di tutto arrivare al traguardo, e lavoreremo senza sosta per fare in modo di migliorare la nostra affidabilità”.
Ferrari solida e l’incognita Austria
Sul fronte opposto della barricata, la Ferrari sta dimostrando come la solidità possa diventare l’arma totale di questo campionato. Come sottolineato apertamente da Lando Norris, la Scuderia di Maranello potrebbe disporre di un vantaggio strategico enorme sotto ogni punto di vista qualora i tecnici riuscissero a migliorare sensibilmente le doti di pura potenza del motore termico.
Le indiscrezioni all’interno del paddock si fanno sempre più insistenti: si dice infatti che in Austria il Cavallino porterà in pista una specifica di power unit aggiornata proprio grazie alle pieghe del regolamento ADUO, anche se i parametri definitivi non sono stati ancora ufficializzati a causa del blocco politico esercitato dalla Red Bull nelle sedi di verifica.
La SF-26 si sta dimostrando una monoposto estremamente affidabile sulla distanza di gara, un aspetto sul quale a Brixworth dovranno lavorare giorno e notte se vogliono rimettere a disposizione dei propri piloti un pacchetto completo e realmente in grado di vincere il titolo. La Mercedes, infatti, non si sta affatto giocando il campionato da sola, e alle sue spalle c’è un vecchio amico con la tuta rossa prontissimo a tirare uno scherzetto.
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