Formula 1 | Briatore accusa: “Uno dei giudici è un uomo legato alla McLaren”
La risposta di Stella: "Accuse molto gravi, meritiamo rispetto e ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità"

Altissima tensione durante la conferenza stampa dei team principal nel weekend del Gran Premio d’Italia. A Monza, tra le due sessioni di prove libere, Flavio Briatore, Andrea Stella e Fred Vasseur sono intervenuti a cospetto dei giornalisti presenti. L’incontro è avvenuto subito dopo la decisione della Corte d’Appello della FIA di infliggere nuovamente la penalità a Gasly nel Gran Premio di Monaco, privando il francese e l’Alpine di un podio, a seguito di un ricorso fatto dalla Red Bull e dalla McLaren, rappresentata proprio da Stella.
Ne è scaturito un botta e risposta innescato dalle accuse di Briatore, il quale ha espressamente detto come un membro del collegio giudicante sia una persona molto vicina alla McLaren. Una situazione che ha scatenato una serie di domande e ha acceso la conferenza stampa.
Briatore accusa la giuria di legami con la McLaren, Stella non le manda a dire
Il clima di tensione nella sala stampa dell’Autodromo Nazionale si è surriscaldato non appena è stato affrontato il tema della sentenza emessa dalla Corte d’Appello Internazionale. Flavio Briatore ha espresso immediatamente una posizione di aperta contestazione nei confronti della composizione del collegio giudicante, puntando il dito contro la presenza di un presunto conflitto di interessi. D’altro canto, Andrea Stella ha reagito con fermezza, respingendo le insinuazioni e ritenendo le dichiarazioni del manager dell’Alpine lesive della reputazione della squadra di Woking.
“È una decisione estremamente ingiusta – ha affermato Briatore -. Accettiamo il verdetto, ma ciò che risulta davvero strano è che nel collegio giudicante c’erano quattro giudici e uno di loro si è comportato come un pubblico ministero. Questa persona è strettamente legata alla McLaren: abbiamo una foto in cui tiene un discorso per loro nel 2018 alla MSO di Beverly Hills, oltre a gestire la One Drop Foundation a cui la McLaren ha donato due o tre vetture. Tutto questo è stato del tutto scorretto perché uno dei giudici era legato alla squadra che ha presentato ricorso contro di noi”.
La replica del team principal della McLaren non si è fatta attendere, spostando subito il piano della discussione sul rispetto delle istituzioni e delle procedure legali: “La mia reazione riguarda la sentenza della Corte d’Appello Internazionale. Se vogliamo parlare di questo, sono felice di esprimere un commento. Se invece dobbiamo parlare di questo genere di illazioni, penso che non sia la sede né il contesto opportuno. Trovo che l’andamento che sta prendendo questa conferenza stampa sia piuttosto offensivo per la McLaren e per la reputazione di una squadra che merita profondo rispetto. Se qualcuno lancia questo tipo di accuse, che mi sembrano molto gravi, dovrà prendersi la responsabilità di ciò che afferma in un consesso pubblico”.
Il nodo dell’indipendenza giudiziaria e le contestazioni di Alpine
La discussione è proseguita con l’approfondimento dei dettagli sollevati dalla dirigenza Alpine in merito al profilo del giudice contestato. Briatore ha argomentato la propria tesi spiegando come la condotta tenuta durante l’udienza abbia sollevato forti dubbi sull’imparzialità dell’organo giudicante, pur ammettendo di non aver presentato riserve formali prima del verdetto a causa della mancata conoscenza dei retroscena.
“Chi deve giudicare dev’essere terzo e indipendente, non una persona che tiene discorsi per la McLaren o che usa vetture del team per le sue iniziative benefiche. Questo giudice, che ha un nome di origini italiane ma è americano e si chiama Filippo Marchino, durante l’udienza è stato durissimo e si è comportato da accusatore contro la FIA, contro di noi e contro la FOM. Noi non potevamo saperlo prima e nemmeno la FIA ne era a conoscenza. Siamo andati all’udienza insieme alla McLaren ed è stato scoperto solo dopo la riunione che questo signore aveva legami con il team. Di conseguenza è del tutto ingiusto che uno dei giudici sia legato a una delle squadre in lotta con noi. Per il momento accettiamo tutto, poi faremo passare il weekend e valuteremo se intraprendere ulteriori azioni legali”, ha ribadito Briatore.
La difesa dell’equità sportiva e il chiarimento sui regolamenti FIA
Dal canto suo, Andrea Stella ha voluto sottolineare il valore fondamentale della sentenza sotto il profilo dell’interpretazione delle norme sportive, chiarificando le motivazioni che hanno spinto la McLaren a promuovere il ricorso insieme alla Red Bull. L’attenzione del team britannico si è concentrata sulla coerenza procedurale nell’applicazione del Codice Sportivo Internazionale, respingendo l’idea che l’iniziativa fosse legata esclusivamente a un guadagno marginale di punti in classifica.
“È una decisione che accogliamo con grande favore ed è un verdetto molto importante perché fa chiarezza sull’applicazione dell’Articolo 1.1.1 del Codice Sportivo Internazionale della FIA, che è la base di tutto. Abbiamo presentato ricorso perché volevamo assicurarci che venisse fatta chiarezza. Le nostre perplessità andavano ben oltre la possibilità di perdere due punti in campionato, che probabilmente non avrebbero fatto alcuna differenza. Ciò che ci premeva era l’applicazione dell’equità sportiva e della trasparenza, un passaggio chiave per garantire coerenza e correttezza nelle metodologie valide durante un weekend di gara. L’udienza e l’intero operato della Corte d’Appello Internazionale si sono svolti secondo i più alti standard e non dovremmo mettere in discussione questa fase”, ha spiegato il manager della McLaren.
Le prospettive sulle procedure di gara e la revisione delle norme
L’esito dell’udienza e il successivo comunicato emesso dalla Federazione Internazionale hanno aperto la strada a una revisione complessiva dei meccanismi di giudizio, compresi gli strumenti del Diritto di Revisione e la standardizzazione dei sistemi di misurazione impiegati nei weekend di gara.
“Penso che il comunicato della FIA evidenzi come questo caso porterà sviluppi positivi, fornendo la spinta per rivedere alcune modalità di applicazione delle norme. Ci sono tre aspetti principali su cui intervenire. Il primo riguarda le condizioni di lavoro dei Commissari, che devono prendere decisioni complesse in tempi molto ristretti e sotto pressione. Il secondo tema riguarda il Diritto di Revisione, con la necessità di riesaminare le condizioni in base alle quali un ricorso debba essere accolto o respinto. Infine, c’è il tema legato alla coerenza nell’applicazione delle metodologie di misurazione, come la velocità in pit lane o il peso delle vetture, dove serve una chiara standardizzazione”, ha concluso Stella.
L’amarezza in casa Alpine rimane comunque palpabile per una decisione che ribalta quanto stabilito in pista a Monaco: “La prima decisione a Monaco era stata presa dalle stesse persone, perché i Commissari erano gli stessi ed è stato fatto tutto allo stesso modo. Ciò che non accetto è la mancanza di trasparenza e indipendenza nel collegio giudicante. La nostra grande perplessità riguarda esclusivamente il motivo per cui qualcuno legato alla McLaren facesse parte della giuria in questo caso”, ha detto Briatore a chiusura del confronto.
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