F1 GP Austria | Ferrari, Hamilton: “Non penso al mondiale, l’obiettivo è vincere qui”
"Finalmente ho la macchina di cui avevo bisogno per essere competitivo", ha detto Lewis

La vittoria di Barcellona ha galvanizzato Lewis Hamilton e tutto l’ambiente Ferrari. Il ritorno al successo del sette volte campione del mondo coincide con gli aggiornamenti della SF-26, che funzionano e restituiscono a Maranello una competitività mancante da tempo. È necessario però mantenere i piedi per terra: il campionato è lungo, le insidie sono dietro l’angolo e i valori in pista cambiano rapidamente tra una gara e l’altra. Nella classica conferenza stampa del giovedì a Zeltweg, Hamilton ha tracciato la rotta tecnica del team, svelando anche i dettagli dell’infortunio subito lo scorso anno che lo ha debilitato per gran parte della stagione.
Il calvario fisico: il retroscena del trauma cervicale
Il trionfo in Spagna rappresenta anche il superamento di un periodo critico sotto il profilo fisico. Hamilton ha spiegato i dettagli dell’incidente avvenuto durante i test della passata stagione, le cui conseguenze hanno condizionato a lungo il suo rendimento in pista: “L’anno scorso, durante i test, ho avuto un impatto molto violento contro il muro. Mi sono spostato un disco cervicale che comprimeva un nervo”.
“Per circa nove settimane non sono riuscito a fare quasi nulla; non riuscivo ad allenarmi quotidianamente, fisicamente ero a pezzi e non dormivo. Ho preso antidolorifici, ho fatto infiltrazioni, ho fatto tutto il possibile per risolvere il problema. È stata una situazione con cui ho dovuto imparare a convivere, e non è affatto facile quando devi stare costantemente seduto nell’abitacolo”.
Il successo ha generato un forte impatto mediatico globale, amplificato dal messaggio social “ricorda chi sei”, condiviso anche dal calciatore Neymar, legato ad Hamilton da una solida amicizia: “Ci sentiamo spesso, parlavamo dei suoi figli l’altro giorno, sono bellissimi. È stato fantastico vedere quel suo post, perché non vedo spesso persone con una piattaforma così vasta usarla per condividere positività, e nel mondo in cui viviamo oggi ne abbiamo più che mai bisogno. Lui ha un seguito enorme, quindi sapere che il mio messaggio è arrivato fino in Brasile, che lui lo abbia sentito suo e abbia voluto condividerlo, mi rende davvero felice. Significa che il messaggio sta andando oltre ciò che avevo inizialmente inteso”.
Il fattore Maranello e lo sviluppo della SF-26
Subito dopo la tappa del Montmelò, Hamilton ha visitato la sede della Gestione Sportiva, riscontrando l’entusiasmo del personale e dei tifosi, pur mantenendo un approccio pragmatico in linea con la dirigenza: “Sono stato a Maranello giovedì e venerdì per alcuni eventi. Già appena atterrato, ho visto quanto significasse per le persone, dall’agente di polizia all’addetto all’immigrazione, tutti erano felicissimi. Poi, arrivando in fabbrica, ho percepito la gioia di tutti. C’è sempre stata una buona energia in questo team, ma ora è decisamente superiore. Come ha detto Fred, dobbiamo rimanere con i piedi per terra, tornare alle nostre scrivanie e incanalare quell’energia positiva nel lavoro quotidiano. Ed è quello che tutti stanno cercando di fare”.
Per il weekend d’Austria, la Ferrari introduce evoluzioni alla power unit per contrastare la velocità dei rivali sui rettilinei di Zeltweg. Hamilton ha chiarito la dinamica del lavoro di sviluppo e il ruolo dei piloti: “Per quanto riguarda il motore, non è che il pilota possa fare molto; è tutto merito dei ragazzi in fabbrica. Loro vedono il deficit e usano la loro esperienza per capire quali cambiamenti servono per sbloccare più potenziale. Dal punto di vista del pilota, ogni weekend facciamo debriefing su guidabilità ed efficienza: dalla risposta dell’acceleratore al centro curva fino alla fine, marce, rapporti… sono cose di cui io e Charles parliamo spesso”.
“Spingiamo per dei cambiamenti o almeno segnaliamo le criticità, così loro possono testarle al simulatore. A volte noti una mancanza di energia elettrica alla fine del rettilineo confrontando i dati con Mercedes o Red Bull, e ne parliamo. Ma bisogna capire che servono mesi per progettare e implementare cambiamenti. La cosa più straordinaria è che il team ha costruito un’auto e un motore affidabili, ed è su questa base che ora possiamo costruire”.
Focus su Spielberg e gestione della pressione
Nonostante il clamore mediatico in Gran Bretagna in vista della prossima tappa di Silverstone, Hamilton rifiuta distrazioni e calcoli iridati, concentrandosi esclusivamente sulle sessioni del Red Bull Ring: “Innanzitutto, non penso a Silverstone, penso a domani. Vivo un giorno alla volta. Sono davvero orgoglioso di tutta la squadra in fabbrica. Ogni singola persona sta dando il massimo, tutti si stanno elevando e stanno spingendo più di quanto abbiano mai fatto prima. Stiamo lavorando in modo più coeso e unito che mai, con l’ottima leadership di Fred. Vedere che gli aggiornamenti che chiedevamo arrivano, sia a Barcellona che qui e vedere che hanno lavorato duramente per fare un passo avanti con la power unit, è incoraggiante”.
“Non è il passo definitivo, ma è un altro passo nella giusta direzione, ed è quello che dobbiamo continuare a fare. Non sto pensando al campionato; penso a presentarmi a ogni gara ed eseguire il lavoro come abbiamo fatto l’ultima volta. Pit-stop, strategia, siamo tutti sincronizzati. Mantenere questo standard ogni singolo weekend è la cosa più importante, non pensare a cosa succederà tra quindici gare”.
L’esperienza permette al britannico di isolarsi dalle oscillazioni dei giudizi esterni, focalizzandosi solo sulla performance domenicale: “Il sostegno dei fan significa tantissimo per me. La gente si chiede cosa faccia dopo aver vinto il mio primo GP con la Ferrari: ho volato verso casa e ho passato ore sul divano a ricondividere storie, video e messaggi. È stato davvero travolgente. Per quanto riguarda il campionato, non ci faccio troppo caso. È bello leggere cose positive, ma sono consapevole anche di quelle negative che si dicevano prima, quindi non mi lascio condizionare”.
“È fantastico avere una macchina con gli elementi che avevo richiesto; stiamo collaborando bene e amo guidare questa vettura. Finalmente ho ciò di cui avevo bisogno per essere competitivo. Come ho detto, non penso alla classifica: voglio vincere questo weekend, è il mio unico obiettivo. È per questo che lavoro tutto il tempo, facendo i sacrifici necessari per arrivare al 100%”.
La gestione degli ultimi giri a Barcellona
La determinazione del pilota emerge anche dal resoconto degli ultimi passaggi della corsa spagnola, dominati dalla necessità di preservare la meccanica della monoposto: “Avevo le dita incrociate sperando che la macchina arrivasse al traguardo. Tante cose possono succedere: ho avuto problemi al cambio, al motore, all’idraulica, alla batteria, ai freni… ogni cosa che può rompersi, l’ho vissuta. Quindi pensavo solo a rimanere in pista e non commettere errori, sapendo quanto quei punti fossero vitali per la classifica costruttori”.
“Nell’ultimo giro ho cercato di non pensare alla vittoria: ogni volta che quel pensiero affiorava, lo scacciavo. Quando sono arrivato alla curva 12 e ho visto la folla, mi sono detto: ‘No, mancano ancora due curve!’. Solo quando ho superato il traguardo e ho visto il team sul muretto box, mi sono detto: ‘Okay, il lavoro è fatto'”.
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