Carlo Chiti: l’ingegnere che rivoluzionò un’epoca

Carlo Chiti: l’ingegnere che rivoluzionò un’epoca

Seppe dare un contributo importante al mondo dei motori, soprattutto alla Ferrari, con le sue innovazioni tecniche di cui andava orgogliosamente fiero.

Carlo Chiti nasce nel 1924 a Pistoia e a 27 anni si laurea in Ingegneria aeronautica all’Università di Pisa, dopodiché viene subito assunto dalla Alfa Romeo e assegnato al reparto corse, dove rimarrà per quasi 30 anni.  Nel 1957 giunge la chiamata della Ferrari dove Chiti deve sostituire il precedente ingegner Fraschetti che è sfortunatamente perito durante un collaudo all’autodromo di Modena: sarà per lui il trampolino di lancio verso una grande carriera.

Il primo compito che gli spetta non è affatto facile: deve convincere il Drake che ormai i buoi devono spingere il carro da dietro, riuscendoci alla perfezione con la creazione della F156 “Shark Nose”, vincendo il mondiale piloti (con Phil Hill) e costruttori nel 1961, avendo precedentemente vinto il mondiale piloti 1958 con Hawthorn  e altri due titoli costruttori sempre nel 1958 e nel 1960. Durante alcuni test sulla 246SP fa montare per la prima volta nella storia dell’automobilismo uno spoiler, facendolo passare però agli occhi degli indiscreti come un semplice pezzo di metallo la cui funzione è quella di impedire che la benzina, durante i rifornimenti, vada a finire sui tubi di scarico della vettura: su tale scoperta Chiti voleva detenerne il monopolio. Vinto il mondiale con la F156 lascia l’azienda di Maranello per andare a dirigere l’ATS (acronimo di Automobili Turismo Sport), che lo stesso Chiti aveva aperto con la collaborazione di Romolo Tavoni e Giotto Bizzarrini nel tentativo di opporsi alla Ferrari come azienda nostrana, ottenendo però scarsi successi.

Conclusasi l’esperienza ATS, Chiti accetta la proposta dell’Alfa Romeo e viene designato come Direttore Generale dell’Autodelta, ovvero il reparto corse della casa milanese, dove dal 1966 lavora instancabilmente costruendo auto vincenti tra cui la Giulia TZ1  e la 33TT12, vincendo finalmente nel 1975 il mondiale marche Sport Prototipi con quest’ultima e rivincendolo due anni dopo sempre con lo stesso prototipo, ma migliorato in quanto a riduzioni di peso e prestazioni. Per Carlo Chiti è arrivato il momento di scalare l’ultima vetta: portare l’Alfa Romeo nel mondiale F1 inseguendo la vittoria. Questa esperienza tuttavia non è molto lunga, probabilmente anche a causa dello scarso aiuto economico fornito dall’IRI, che allora deteneva il controllo della casa del “Biscione”; ciononostante nel 1978 resterà famosa la vittoria al GP di Svezia con la Brabham – Alfa Romeo BT46/B, dovuta anche al famoso ventilatore che verrà poi bandito a causa dell’enorme “effetto suolo” prodotto: curioso l’aneddoto raccontato dal capo meccanico di Niki Lauda: « Prima delle qualifiche Gordon Murray viene da me e chiede di far imbarcare il pieno di benzina e gomme di “legno”. Ho capito male? Gli chiedo di ripetere.”Voglio il pieno. Siamo troppo forti. Dobbiamo bluffare, andare più piano, sennò ci squalificano”. Detto e fatto. Con 210 litri di benzina siamo secondi e terzi in griglia. […] In gara non c’è storia: Lauda stravince. ».                                                                                  

Chiti continua a dirigere il reparto corse fino al 1985, instancabile come sempre, dopodiché fonda la Motori Moderni nel medesimo anno con lo scopo di costruire motori da corsa e venderli a varie case, tra cui si ricordano la Minardi e la Subaru. Giorgio Piola raccontò della volta in cui un motore da lui progettato non voleva dar segno di partire e dopo molti tentativi fu lo stesso Chiti a metterci le mani sopra, scoprendo che i tappi di protezione sui tromboncini di aspirazione non erano stati levati. Coprendo il grossolano errore si girò verso lo stesso Piola, presente all’inaugurazione  rivolgendosi in perfetto toscano gli disse: “Ovvìa Piola, lei enn’ha visto nulla, eh!”.                                                                                           Era una persona buona e generosa, nonché gran cinofilo, di cui ha buona memoria Niki Lauda; infatti accadde che uno dei cani, i quali lo stesso Chiti lasciava scorazzare in giro per i box, urinò sopra la monoposto. Leggermente indignato il pilota andò dall’ingegnere, che tranquillamente gli rispose di lasciarlo fare poiché non avrebbe arrecato alcun danno. Da chi lo conosceva bene era chiamato “Chitone”, data la sua altezza di quasi 2 metri e l’ingente mole di 120 chili. Molto orgoglioso delle sue creature non lasciava che nessuno ne potesse parlar male o sminuire il suo lavoro: durante il GP d’Inghilterra a Silverstone sollevò letteralmente di peso ed estrasse da una cabina telefonica un giornalista che, avendo assistito al ritiro della monoposto dell’Alfa Romeo – Brabham, stava dettando alla redazione uno suo resoconto in cui la causa dell’arresto era dovuta al propulsore. L’articolo venne immediatamente cambiato, anche se la realtà fu che il malfunzionamento proveniva proprio dal motore progettato dallo stesso ingegnere.

Carlo Chiti è morto nel 1994 all’età di 70 anni a Milano. A lui l’automobilismo deve molto in quanto seppe portare molte novità dal punto di vista aerodinamico e motoristico, fu inoltre una personalità molto amata e stimata da Enzo Ferrari e da Bernie Ecclestone, con il quale aveva un grande rapporto di amicizia. Tra i suoi progetti di maggiore notorietà ricordiamo la Ferrari 156 F1, la serie 33 Sport dell’Alfa Romeo e, cosa poco nota, la Ferrari 250 GTO oltre naturalmente a moltissimi propulsori.

 

Andrea Villa

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3 commenti
  1. Vincenzo

    8 Marzo 2013 at 14:11

    Grande Chiti e appartenente alla vecchia generazione di ingegneri tuttofare come Forghieri

  2. michele

    8 Marzo 2013 at 16:36

    Toh!!! chi si rivede il nostro Carlo Chiti!

  3. Jonny Tutanka

    9 Marzo 2013 at 12:30

    Stima profonda per questa classe di innovatori!

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