Analisi delle ultime quattro stagioni di Formula 1: prima parte

Analisi delle ultime quattro stagioni di Formula 1: prima parte

Guardando la classifica finale delle ultime quattro stagioni di Formula 1, dal 2007 al 2010, si può dire, senza timore di essere smentiti, che abbiamo assistito a dei campionati molto combattuti: in due occasioni un punto di differenza tra primo e secondo, quest’anno appena quattro, nel 2009 undici.

Dopo l’epoca d’oro di Michael Schumacher, trionfatore alla guida della Ferrari per cinque anni consecutivi dal 2000 al 2004 (e di altrettanti titoli costruttori, più quello del 1999, per il team di Maranello), si è assistito al biennio di Alonso e della Renault, vincitori di entrambi i campionati nel 2005 e 2006.

Il ritiro di Michael alla fine del 2006 sembrava potesse spianare la strada allo spagnolo verso ulteriori corone iridate: Hamilton doveva ancora esordire, Kubica aveva disputato giusto qualche gara mentre Vettel, dal Gp di Turchia, era pilota di riserva e tester del venerdì alla BMW. Massa era migliorato nella seconda parte del 2006, ma nessuno sapeva quanto avrebbe reso come prima guida della Scuderia . Ancora, Fisichella aveva perso nettamente il confronto con Alonso, mentre Juan Pablo Montoya, uno dei piloti che più aveva dato del filo da torcere a Michael, aveva concluso la sua carriera in Formula 1 a metà 2006, cacciato malamente dalla McLaren.

L’unico sfidante di Alonso, degno di tale appellativo, era Kimi Raikkonen: entrambi avrebbero iniziato il 2007 all’interno di un nuovo team: lo spagnolo in McLaren, il finlandese in Ferrari.

Sembrava dovesse continuare la lotta a due, invece la Formula 1 ha laureato campioni quattro piloti diversi, che hanno guidato per quattro team diversi, mentre nel campionato costruttori l’unica a ripetersi è stata la Ferrari, vincendo il titolo nel biennio 2007-2008.

La domanda, alla luce di queste considerazioni, è: chi è il miglior pilota di questi ultimi quattro anni?

Innanzitutto, prima di iniziare qualunque valutazione, diamo alcuni dati certi e non contestabili.

Primo, in quattro stagioni si sono corse 71 gare: 19 quest’anno, 17 nel 2009, 18 nel 2008, 17 nel 2007.

Secondo, il sistema di punteggio è cambiato: dal 2007 al 2009 sono stati assegnati punti ai primi 8 classificati col sistema 10-8-6-5-4-3-2-1; mentre quest’anno si è passati a dare punti ai primi 10 secondo lo schema 25-18-15-12-10-8-6-4-2-1.

Quindi, i risultati finali degli ultimi quattro campionati:

* nel 2007 è campione, all’ultima gara, Kimi Raikkonen sulla Ferrari, con un punto di vantaggio sulla coppia McLaren Hamilton-Alonso (110 a 109);
* nel 2008 è campione, all’ultima gara, Hamilton su McLaren, con un punto di vantaggio sul ferrarista Massa (98 a 97);
* nel 2009 a vincere, alla penultima gara, è Jenson Button sulla meteora BrawnGP (ex-Honda e ora Mercedes Gp) con 95 punti contro gli 84 di Sebastian Vettel su Red Bull;
* quest’anno, come ben sappiamo, ha vinto, all’ultima gara, Sebastian Vettel su Red Bull con 256 punti contro i 252 di Alonso su Ferrari.

Una curiosità: come sarebbe finita col vecchio punteggio?

E’ interessante notare come col vecchio punteggio, dopo il Gp di Corea, e quindi con due gare ancora da disputare, avremmo avuto Alonso in testa con 93 punti, seguito da Webber con 88, terzo Hamilton a 87, soltanto quarto Vettel con 84, appena 7 più di Button.

Anche col vecchio punteggio, la penultima gara in Brasile avrebbe definitivamente escluso il campione del mondo in carica Jenson Button dalla possibilità di bissare il suo titolo: il quinto posto in gara gli avrebbe fruttato 4 punti, non sufficienti a tenerlo in corsa.

Quindi, al via della decisiva gara di Abu Dhabi, i protagonisti del mondiale si sarebbero presentati racchiusi in 7 punti: sempre in testa Alonso con 99, quindi Webber con 96, terzo Vettel a 94, quarto Hamilton a 92.

Questo avrebbe voluto dire che Alonso, per vincere il mondiale, avrebbe dovuto fare necessariamente secondo in caso di vittoria di Webber, e almeno terzo in caso di vittoria di Vettel.

Infatti il quarto posto, con Sebastian primo, non sarebbe bastato: avrebbe vinto il mondiale Vettel per un maggior numero di piazzamenti: per la precisione i due si sarebbero equivalsi nei risultati fino al settimo posto, dove l’avrebbe spuntata il tedesco, a quota uno (ottenuto in Inghilterra) contro gli zero di Fernando.

In realtà, dopo i 55 giri di Abu Dhabi, Sebastian Vettel avrebbe vinto il mondiale con 104 punti, Alonso sarebbe giunto secondo a quota 101, braccato da Hamilton a 100, quarto Webber a 97, infine Button avrebbe concluso la sua stagione a 87.

Si può quindi affermare che il nuovo sistema di punteggio non ha né aumentato la suspense, né tantomeno stravolto i risultati: soltanto Webber avrebbe perso la terza posizione finale a favore di Hamilton.

Chi ha vinto di più?

Quattro mondiali a quattro piloti diversi… ma ce n’è uno che si è imposto maggiormente sugli altri?

Le cifre sono le seguenti: nel 2007 Kimi Raikkonen si è aggiudicato il mondiale con sei vittorie, contro le quattro a testa della coppia McLaren, davanti a Felipe Massa fermo a tre.

L’anno seguente, il 2008, Lewis Hamilton si è laureato campione con cinque vittorie, e altrettante ne raccolse Massa. A quota due troviamo Raikkonen e Fernando Alonso, mentre tre piloti hanno conquistato la loro prima vittoria: si tratta di Robert Kubica, Heikki Kovalainen e Sebastian Vettel.

Nel 2009 Jenson Button ha ottenuto la corona iridata con sei successi, seguito da Vettel a quota quattro. Due vittorie a testa le hanno ottenute Rubens Barrichello, Mark Webber e Lewis Hamilton. Kimi Raikkonen, al suo ultimo anno di Formula 1, ne ha conquistata una soltanto.

Infine, quest’anno, Vettel ha conquistato il mondiale aggiudicandosi cinque gran premi. Altrettanti ne ha vinti Alonso. Quattro sono state le vittorie di Webber, tre quelle di Hamilton, mentre il campione del mondo uscente Jenson Button si è fermato a due.

In totale, scopriamo che il pilota che ha vinto di più negli ultimi quattro anni è l’inglese della McLaren Lewis Hamilton: per lui 14 vittorie.

Segue Fernando Alonso con 11 vittorie, braccato da Sebastian Vettel a 10.

Il quarto pilota più vincente è Kimi Raikkonen: 9 vittorie per lui, ottenute però in tre stagioni, dal 2007 al 2009.

Appaiati a quota 8 Felipe Massa (che però ha saltato gli ultimi otto Gp del 2009 come conseguenza dell’incidente di Budapest) e Jenson Button.

Infine, 2 successi se li è aggiudicati Barrichello, mentre uno a testa li hanno Kovalainen e Kubica.

Considerazioni.

La cosa che subito balza agli occhi è che sei vittorie in una stagione sembrano ormai un muro insuperabile: è incredibile come Jenson Button, che in tanti sostengono guidasse un missile lo scorso anno, si sia fermato solamente a sei vittorie, per di più ottenute nelle prime sette gare (su 17).

Sempre per quel che riguarda il 2009, emerge la progressione della Red Bull: la Brawn guidata da Button e Barrichello ha conquistato sei vittorie nelle prime sette gare, mentre nelle restanti dieci ha trionfato solamente due volte, con il pilota brasiliano. Nello stesso tempo la Red Bull conquistava una vittoria nei primi sette GP, con Vettel in Cina, e ben cinque nelle successive dieci, permettendo anche a Webber, certamente meno quotato di Vettel, di trionfare in due occasioni (Germania e Brasile).

Jenson Button si sarà anche messo a gestire il vantaggio nella seconda parte del 2009, ma viene da pensare (o da sospettare?) che alla BrawnGP si siano concentrati sul diffusore double decker con la certezza di poterlo utilizzare: sicuri che le polemiche non avrebbero cambiato nulla e che, alla fine, avrebbero avuto ragione loro (contrariamente, per esempio, alla minaccia di una squalifica retroattiva se la Renault avesse continuato a usare il mass damper, estate 2006). Una volta che la FIA ha eliminato ogni dubbio sulla sua legalità, alla vigilia della terza gara, e quindi hanno cominciato a introdurlo anche gli altri team, integrandolo sempre meglio con dei progetti originali che non lo prevedevano, il vantaggio è svanito: è emersa in due occasioni la McLaren (Ungheria e Singapore), in un’altra la Ferrari (Belgio), e per cinque volte la Red Bull (Inghilterra e Germania, e il trittico finale Giappone, Brasile, Abu Dhabi).

A ogni modo il successo nei gran premi non è frutto di un particolare soltanto, bensì dipende da come un dato particolare si sposa con il progetto nel suo insieme: bisogna quindi fare i complimenti a chi ha progettato il diffusore della Brawn, perché lo stesso principio lo sfruttavano da inizio stagione anche Williams e Toyota… vetture che non hanno avuto molto successo.

Concludendo sul 2009, sembra evidente che, senza la questione del doppio diffusore, la Red Bull RB5 fosse la monoposto più competitiva del lotto.

Anche quest’anno una squadra, la McLaren, ha introdotto un dispositivo totalmente inedito e che è stato messo sotto accusa dagli altri team: l’F-duct.

Come fu per il diffusore soffiato, il dispositivo è stato consentito (anche se solo per la stagione 2010), ma il suo impiego è stato meno sconvolgente, se paragonato al doppio diffusore: la McLaren si è imposta, con Jenson Button, due volte nelle prime sei gare, in due eventi disputati sotto la pioggia. Il merito di questi successi è sicuramente più del pilota inglese, bravo a non sbagliare nulla in queste difficili circostanze.

Alla Ferrari, quest’anno, va il merito di aver rimontato oltre i sogni più rosei, con Alonso che da Monza in avanti ha fatto tutto ciò che era nelle possibilità sue e della macchina. La Scuderia è stata l’unico team a vincere due volte il titolo costruttori: se nel 2007 possono, a Maranello, aver in qualche modo continuato lo sviluppo sull’onda delle indicazioni di Michael Schumacher, nel 2008 i tanti errori della squadra e le sbavature commesse dai piloti sono state compensate della mancanza di prestazioni del seconda pilota McLaren, Heikki Kovalainen (soltanto settimo in classifica, con 53 punti).

Nelle ultime quattro stagioni di Formula 1 il vincitore finale non ha certo “sbaragliato la concorrenza” in grande stile. E nemmeno abbiamo assistito a una lotta tra due piloti che magari hanno ottenuto lo stesso numero di vittorie, ma che allo stesso tempo hanno asfaltato i rivali (come Schumacher e Alonso nel 2006).

Nelle ultime quattro stagioni ha trionfato chi ha sbagliato meno: il pilota che ha commesso meno errori, nel team che ha commesso meno errori.

E, per chiarirci, quando parlo di “team”, mi riferisco sia alle strategie del muretto box sia all’affidabilità della monoposto.

Nel 2007, Fernando Alonso mancò la bandiera a scacchi una sola volta, andando a muro sotto il diluvio in Giappone. Tuttavia i due settimi posti in Canada e Francia, frutto nel primo caso di una serie di suoi errori e nel secondo di una partenza dalla decima posizione (per problemi al cambio che gli impedirono di partecipare alla Q3), pesarono come macigni sulla sua classifica.

Anche Hamilton si ritirò una sola volta, impantanandosi clamorosamente all’ingresso box nel Gp della Cina, ma il settimo posto della gara finale in Brasile, e il nono del Nurburgring, sempre per suoi errori, gli furono fatali. Kimi Raikkonen, il vincitore, si ritirò in due occasioni, sempre per problemi tecnici, ma in tutte le altre gare arrivò a punti: suo peggior risultato l’ottavo posto di Montecarlo.

Nel 2008 il campione del mondo Hamilton si ritirò una sola volta, in Canada, quando tamponò Raikkonen fermo al rosso alla fine della corsia box. Oltre a quel Gp, l’inglese arrivò fuori dai punti in altre tre occasioni: in Francia, dove partiva penalizzato di dieci posizioni per l’incidente del Canada, in Bahrain e in Giappone. Sempre per suoi errori o incidenti di gara. Il suo rivale, Felipe Massa, non raccolse punti per suoi errori in due occasioni: in Malesia per un testacoda e in Inghilterra, dove ne realizzò ben cinque (di cui due nei primi tre giri). La corsa al titolo del brasiliano, però, è stata inficiata anche da altri zeri, dovuti a problemi tecnici o a errori della squadra: in Australia (motore), Ungheria (motore rotto a tre giri dal termine quando era primo), Singapore (problema al rifornimento, quando ripartì col bocchettone attaccato).

Nel 2009, Jenson Button si è ritirato in una sola occasione: nell’incidente durante il primo giro del Gp del Belgio, che eliminò anche Hamilton, Grosjean e Alguersuari. Per il resto i suoi peggiori risultati furono un ottavo posto in Giappone e due settimi, consecutivi, tra l’Ungheria e Valencia.

Il suo più prossimo rivale nella classifica iridata, Sebastian Vettel, non segnò punti in ben cinque occasioni: nelle prime due gare, rispettivamente per incidente e testacoda, a Montecarlo, sempre per incidente, in Ungheria e a Valencia per problemi tecnici.

Quest’anno gli errori si sono davvero sprecati, ancora più che nelle stagioni passate.

Mark Webber si è reso protagonista di un avvio di stagione poco felice: due ottavi posti e un nono, riscattati dalla seconda posizione in Cina, nelle prime quattro gare (ossia prima delle due vittorie consecutive che l’hanno rilanciato). Fino a quel momento, tra i top five (e non solo), è stato quello che ha raccolto meno di tutti: appena 28 punti. A queste prestazioni sottotono vanno aggiunti il ritiro per testacoda in Corea e quello, spettacolare, di Valencia, quando decollò dopo aver tamponato la Lotus di Kovalainen. Oltre alle quattro vittorie vanta altrettanti secondi posti e due terzi.

Jenson Button è stato “perfetto”: si è ritirato tre volte negli ultimi due anni (o 36 corse, se preferite), e sempre per cause indipendenti da lui: l’incidente del Belgio 2009 è stato replicato quest’anno quando Vettel lo ha centrato in un maldestro tentativo di sorpasso; in mezzo il ritiro di Montecarlo, quando un meccanico si dimenticò di togliere un coperchio che copriva il radiatore, facendo salire alle stelle le temperature del suo motore. In pratica la sua gara più disastrosa è stata quella della Corea, conclusa al dodicesimo posto. Ritiri poco eclatanti, per lui, ma evidentemente se non ha vinto ci sono altri motivi: due sole vittorie e alcuni weekend poco felici: oltre a quello in Corea, si è “perso” anche in Ungheria e Malesia (ottavo), e in Bahrain (settimo). Vanta tre secondi posti e due terzi.

Lewis Hamilton: lo ringraziamo spesso perché è uno che non molla mai, uno che corre sempre in attacco, che ci fa divertire. Ma quest’anno sarebbe stato lui a divertirsi molto di più, se si fosse accontentato di due quarti posti tra Monza e Singapore, vale a dire la posizione che aveva al momento del ritiro: sarebbe arrivato ad Abu Dhabi con 24 punti in più, a quota 246 come Alonso, e a fine gara, con 264 punti, avrebbe vinto il secondo mondiale. Si fa presto, dopo, a dire “accontentarsi”: un incidente alla terza curva, come fu a Monza, può sempre capitare, così come non era avventata la manovra su Webber a Singapore. Nella sua classifica anche gli zero per la rottura del cambio in Ungheria e la foratura in Spagna. E’ il pilota con più secondi posti, ben cinque, e un terzo.

Sebastian Vettel: i problemi di affidabilità della Red Bull si sono concentrati solo su di lui, rallentandolo in Bahrain, costringendolo al ritiro in Australia e Corea. Il tedesco è stato anche il pilota che ha commesso gli errori più clamorosi (Turchia, Belgio, Ungheria). E’ arrivato a vincere il campionato solo all’ultima gara, pur guidando la monoposto più competitiva, pur avendo ottenuto dieci pole, pur col sostegno dichiarato della squadra: forse si aspettava una stagione più tranquilla, con un compagno di squadra più docile e meno competitivo. Cinque vittorie, due secondi posti e tre terzi.

Fernando Alonso. Fino al Belgio, tra sbavature qua e là ed episodi in cui si è trovato coinvolto, ha perso parecchi punti: il jump start in Cina e l’incidente in Belgio sono una sua responsabilità. Poi il testacoda al via di Melbourne, toccato da Button, che l’ha costretto a ripartire ventiduesimo e a rimontare. L’episodio controverso del sorpasso su Kubica in Inghilterra, e l’incidente nelle libere del sabato mattina a Montecarlo… di cui nessuno avrebbe parlato se non gli avesse impedito di prendere parte alla qualifica. A questi episodi vanno aggiunti gli errori della squadra: la qualifica sbagliata in Malesia con la conseguente partenza dalla diciannovesima posizione, e Abu Dhabi. Come Vettel, ha ottenuto cinque vittorie, due secondi posti e tre terzi.

Un’altra cosa che emerge, concludendo questa prima parte, è come Lewis Hamilton sia arrivato per tre volte su quattro stagioni a giocarsi il mondiale all’ultima gara (anche se, quest’anno, ad Abu Dhabi lui avrebbe dovuto vincere, e non avrebbero dovuto marcare punti né i due Red Bull né Alonso), mentre nel 2009 Lewis e la McLaren nulla hanno potuto contro Button e la BrawnGP. A Fernando Alonso l’impresa è riuscita per due volte (ma nel 2008 e 2009 guidava una Renault assolutamente non all’altezza dei migliori): come dire che questi due piloti, con una monoposto competitiva…

Gli altri due piloti che hanno guidato per la Ferrari, Raikkonen e Massa, sono riusciti a brillare per una stagione soltanto: Kimi ha centrato il successo nel 2007, Felipe l’ha sfiorato l’anno seguente.

Button, dopo aver vinto nel 2009, quest’anno è riuscito a rimanere in corsa fino alla penultima gara, senza sfigurare nel confronto con Hamilton che, all’esordio nel 2007, trasformò la stagione di Alonso con la McLaren in un inferno.

Vettel ha vinto nel 2010, e vanta il secondo posto dell’anno passato: saprà confermarsi nel 2011?

Webber, contro ogni aspettativa, è stato in grado di lottare con il compagno di squadra, rimanendogli davanti in classifica nella seconda parte della stagione, e arrivando a concludere terzo: sarà lui, col beneplacito di Ecclestone (contento di veder trionfare un pilota “anziano”, giusto l’anno dopo che Vettel ha ritoccato il record di precocità) il prossimo campione del mondo?

Filippo Ronchetti

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22 commenti
  1. Dario

    22 dicembre 2010 at 00:42

    @LucaR
    Alonso 2005 e 2006, hai traslato il biennio 😉
    @Fabrizio
    Vettel e’ forte, tra quelli in corsa ora il piu’ completo e promettente imho

  2. LucaR

    22 dicembre 2010 at 15:16

    @Dario:
    Infatti io mi sono riferito alle ultime 4 stagioni! Come l’articoo suggeriva!!!

    @Fabrizio:
    Su kimi hai ragione, ma guarda che il peggior kimi se l’è giocata per tre quarti di stagione con il miglior massa!!!
    Su Vettel, non so che dire: a me non piace per niente ma credo sia un fenomeno, insomma la velocità che ha messo in mostra è straordinaria e per la sua età ha cqm mostrato un grande carattere!

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