Overtake, l’arte del sorpasso

Parte terza

Overtake, l’arte del sorpasso

Qui la seconda parte.

Gp di Gran Bretagna 1987

In una stagione dominata dai propulsori Honda sono le due Williams a monopolizzare le qualifiche il sabato, con Nelson Piquet davanti all’idolo locale Nigel Mansell. Il giorno seguente alla partenza vengono però beffati dalla McLaren di Prost, il quale tenta di imporre il ritmo alla corsa. Un tentativo inutile poiché dopo poche curve è sorpassato dalle due vetture di sir Frank, imprendibili sia per il francese che per la Lotus di Senna, quarto. La strategia Williams prevedeva che nessuno dei due piloti avrebbe dovuto cambiare le gomme nel corso della gara, tuttavia un problema di pressione degli pneumatici comincia ad affliggere Mansell sin dalla 12a tornata causandone il progressivo distacco dal leader della corsa Piquet. È ovvio per i meccanici dover cambiare strategia a questo punto, un po’ meno lo è ripartire con un gran svantaggio e vincere la gara. E così al trentasettesimo giro il britannico rientra e sostituisce il set di gomme, ripartendo in tutta fretta: lo svantaggio dal compagno di squadra è di 29 secondi ed i giri al termine 28, ciò significa recuperare oltre un secondo al giro. Ebbene il “Leone d’Inghilterra”, favorito dalla prestanza delle nuove gomme, comincia a far segnare giri veloci su giri veloci raggiungendo l’apice al 58° giro, quando raggiunge Piquet. Attende ancora un altro giro per trovare un varco dove sorpassare, finchè lo vede: affianca Piquet sul rettilineo Hangar e poi con una manovra da manuale prima finta all’esterno, poi taglia all’interno infilandolo alla curva Stowe andandosene di gran carriera. Oggi questo sorpasso è conosciuto come “Silverstone Two Step”  e fece esaltare non poco il pubblico britannico che si alzò sulle gradinate sventolando le bandiere al cielo. Alla fine Mansell giunge stremato al traguardo e poco dopo la bandiera a scacchi la monoposto si ferma senza benzina, lasciandolo “preda” dei suoi tifosi connazionali che lo vanno a prendere ancora dentro l’abitacolo e lo portano in trionfo dopo la magnifica prestazione.

Gp d’Ungheria 1989

Ancora una volta troviamo Mansell a compiere una spettacolare rimonta, forse ancor più difficile di quella appena citata di due anni prima. Nel frattempo l’inglese è passato alla Ferrari ed ha esordito con un’inaspettata vittoria nel primo Gran Premio della stagione, in Brasile, ma poi il vuoto per ben 8 gare, moltissime le difficoltà e poche le soddisfazioni. Anche il weekend ungherese si preannuncia ostico quando al termine delle qualifiche la Ferrari numero 27 è soltanto dodicesima ad oltre due secondi dal poleman Riccardo Patrese, che a bordo della Williams aveva spezzato la supremazia McLaren. In gara però lo spirito del Leone è praticamente incontenibile: scatta bene e nonostante si trovi in mezzo al gruppo dopo il primo tornante ha già guadagnato quattro posizioni, trovandosi 8°. Davanti Patrese dirige inseguito da Senna e dall’altro ferrarista Berger. Al 16° giro Mansell, guadagnata un’altra posizione, si trova a ridosso di Boutsen e Caffi: risolve la “pratica” con grande facilità in un circuito stretto come l’Hungaroring e si porta quinto, alle spalle della McLaren di Prost facendo segnare il giro veloce tanto che i telecronisti inglesi si espressero con la frase: «He is absolutely Flying!». Come dar loro torto dal momento che stava andando 2 secondi al giro più forte dei primi e mancavano ancora 55 tornate alla conclusione. L’entrata ai box di Berger ed il suo conseguente ritiro gli consentono di guadagnare la quarta casella mentre il suo distacco dal trio Patrese – Senna – Prost è sceso a 4 secondi. Con un’ulteriore zampata è a ridosso del gruppo di testa e non esita  a sorpassare Prost in uscita dalla curva 3. Al 54° giro Patrese è costretto al ritiro per noie al radiatore della sua Williams e la sfida si riduce al duo Senna-Mansell, con il ferrarista alle calcagna del campione del mondo. E così si arriva al 58° giro, dove il Leone d’Inghilterra sferra il suo attacco vincente: è praticamente attaccato alla coda della McLaren quando in uscita dalla curva 3 Senna si trova a dover doppiare la Onyx dello svedese Johansson. Mansell sembra replicare quanto fatto poco prima ai danni del compagno di squadra del brasiliano, buttandosi all’esterno e sfilando sia il doppiato che Senna, chiudendo immediatamente la traiettoria per non lasciare spazio di replica. Una replica che non sarebbe mai arrivata perché il passo della Ferrari è mostruoso e di fatto quando il secondo classificato, cioè Senna, taglia il traguardo, giunge con 25 secondi di distacco.

Gp del Giappone 1989

Come nel 1988 alla penultima gara del mondiale troviamo le due McLaren a lottare per il titolo, solo che Senna ha bisogno di una vittoria per tenere aperte le speranze iridate, poiché il distacco dal compagno di squadra Prost è di 16 lunghezze. Il sabato è il brasiliano ad imporsi conquistando l’ennesima pole position ma la domenica già alla partenza si intuì che le cose non sarebbero andate esattamente lisce. Infatti la trazione non lo favorisce ed il “Professore” ha uno spunto migliore, portandosi in testa alla corsa ed imponendo un elevato ritmo gara. Senna pare proprio in difficoltà tanto che il suo distacco dopo alcuni giri è di 5 secondi, ogni speranza di riaprire il campionato pare impossibile. Poi però comincia un lento recupero giro dopo giro finchè al 46° passaggio le due McLaren sono l’una dietro l’altra con il campione del mondo ’88 che cerca un possibile varco per poter guadagnare la leadership. Ed arriviamo così alla Casino Triangle, un destra-sinistra da percorrere a bassa velocità cui si giunge dopo una fortissima frenata. E qui accade il sorpasso – misfatto che ancora oggi fa discutere appassionati ed esperti della Formula Uno. Prost lascia uno spazio alla sua sinistra per impostare la traiettoria ideale, lo stesso spazio che Senna sfrutta per inserirsi e tentare il sorpasso dopo una staccata eccezionale. Il francese chiude, le due monoposto vengono a contatto e finiscono lunghe nella via d’uscita, la gara pare finita. Ma mentre Alain scende dalla monoposto tranquillamente Ayrton si sbraccia segnalando ai commissari di spingere la sua vettura lungo la corsia di emergenza. Così fanno e riesce a ripartire e rimettersi in corsa, rientrando un giro più tardi ai box per sostituire l’ala anteriore spezzata, recuperare lo svantaggio su Nannini ed andare a vincere sotto una folla festante. La gioia per Senna si interrompe dopo il giro d’onore, quando gli viene comunicata la squalifica per taglio del tracciato irregolare, secondo quanto riportato dalla FIA. Fu per lui l’ingiustizia più grande mai subita mentre Prost festeggiò il titolo con una gara d’anticipo. Per maggiori approfondimenti vedasi il seguente articolo.

Verrebbe da chiedersi se fu un vero sorpasso quello fatto da Senna tanto da essere elencato qui. Trascurando il lato polemico della vicenda sì, lo fu eccome ed è tutt’oggi uno dei più famosi, con Ayrton che compì una poderosa staccata e riuscì ad affiancare quasi completamente Alain, il resto non sappiamo come sarebbe andato ma avrebbe regalato spettacolo, come un incrocio di traiettorie o un testa a testa lungo il rettilineo di partenza. Il fatto che si venne poi a contatto fu la scintilla che fece esplodere il lungo periodo di tensioni presenti tra i due campioni, ma come tutti ammisero la squalifica del brasiliano non fu dovuta a quello, escludendo ogni atto di malizia da entrambe le parti. Tanto magnifico quanto diverso per le conseguenze a cui condusse, quel Sorpasso merita d’essere annoverato ed è uno dei tasselli principali che compone la leggendaria sfida Senna – Prost.

Continua…

 

Andrea Villa

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1 commento
  1. Dariok

    8 febbraio 2015 at 09:43

    la manovra di Senna su Prost non l’ho mai considerata un sorpasso, ma solo una manovra maldestra e finita male; poteva attendere e provarci in punti migliori mancavano ancora parecchi giri

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