Le supermacchine e la favola dei Mondiali immeritati

Le supermacchine e la favola dei Mondiali immeritati

Il Mondiale 2010, conquistato da Sebastian Vettel, ha riaperto la discussione su un luogo comune che colpisce spesso chi porta a casa il Titolo Piloti.

E’ facile cadere, infatti, nella classica frase “Ha vinto il Mondiale perchè aveva un missile sotto i piedi”. Frase che suona un po’ come scusa e nasconde anche una punta di invidia.

Anche quest’anno, come il 2009 e tanti altri, pare essere contraddistinto dalla tendenza di assegnare i meriti della vittoria esclusivamente al mezzo meccanico, dequalificando il pilota al ruolo di semplice tassista.

Si scopre così che Vettel non meritava il Mondiale 2010, Button si sarebbe sognato quello del 2009 senza il diffusore farsa, Michael Schumacher addirittura vivrebbe sotto i ponti senza la Ferrari stratosferica e avrebbe, forse, lo stesso numero di Titoli di Senna. Il quale a sua volta, senza la Mclaren vincitrice di 15 gare su 16 nel 1988, non avrebbe vinto l’iride ai danni di Alain Prost. Già, lo stesso Alain Prost che nel 1993, senza la Williams imbattibile, difficilmente avrebbe portato a casa il quarto titolo piloti. Williams imbattibile? Quella con cui nel 1992 Mansell sbranò la concorrenza o quella che, nel 1996, permise a Damon Hill di vincere di poco il suo unico Mondiale ai danni del debuttante Jacques Villeneuve?

E’ un circolo vizioso? Effettivamente di cosa stiamo parlando?

Ayrton Senna diceva di volere, per vincere, la miglior macchina possibile sulla piazza. Non per altro ha sognato per anni di poter arrivare alla Williams, salvo poi scomparire tragicamente.

Se analizzassimo tutti i Mondiali vinti con una monoposto considerata superiore dagli anni 50 ad oggi, dovremmo togliere forse 2/3 dei titoli vinti così, “illegittimamente”, per qualcuno.

Siamo sicuri che siano imbattibili le vetture e non i piloti, nel corso degli anni? Chi può dare la certezza assoluta che la stessa auto sia comunque inavvicinabile anche in mano ad altri?

Se, come si dice, una macchina è imbattibile, questo dovrebbe implicare che anche la cosidetta “seconda guida” raccolga abbastanza punti da poter stare in scia al compagno durante il campionato. Ad una monoposto imbattibile, dovrebbe corrispondere una classifica che mostri la palese della superiorità del mezzo anche in funzione del secondo pilota.

E, anche se venisse assodata questa palese superiorità, cosa dovrebbero fare i piloti? Vergognarsi, chiedere gomme usurate, auto sabotarsi per non umiliare gli avversari? Suvvìa..

Abbiamo quindi deciso, prendendo in considerazione gli ultimi due decenni, di dare un’occhiata alle Classifiche Mondiali negli anni definiti “falsati”, per vedere effettivamente e grazie al supporto dei numeri come gli eventi si sono susseguiti.

La Ferrari Stellare

La F2004 con Michael Schumacher alla guida


Cominciamo sfatando un mito: dire che la Ferrari è stata stellare dal 2000 al 2004 vuol dire non aver assistito a quei 5 anni. Perchè parlare di dominio riguardo le stagioni 2000 (vittoria Mondiale a Suzuka, penultima gara) e 2003 (ancora Suzuka, ultima gara) non ha alcun senso. Addirittura nel 2003 Maranello rischiò di perdere il Campionato con Schumacher a 6 vittorie contro Raikkonen a una sola, grazie all’innovativo nuovo punteggio made in Bernilandia con 2 punti soli di distacco tra primo e secondo posto.

Comunque, i dati di questi due anni recitano quanto segue:

2000: Schumacher vince con 108 punti su Hakkinen, con 89. Barrichello arriva 4° con 62, dietro Coulthard. 4 ritiri per entrambi i Ferraristi. Era ancora in vigore il vecchio punteggio 10/6/4/3/2/1
2003: Schumacher vince con 93 punti su Raikkonen, con 91. Barrichello è ancora 4° con 65, dietro Montoya. Un ritiro per Schumacher, 5 per Barrichello. E’ il primo anno del punteggio 10/8/6/5/4/3/2/1

Ora passiamo agli anni più “incriminabili”:

2001: Schumacher vince con 123 punti davanti a…Coulthard, con 65. Barrichello? Arriva dietro allo scozzese, a quota 56 punti. Due ritiri per Schumi, quattro per Coulthard, tre per Barrichello, che rischia quasi di essere superato anche da Ralf Schumacher (49 punti)
2002: Schumacher è Mondiale a Magny Cours, vince con 144 punti doppiando quasi Barrichello, che si ferma a quota 77 con cinque gare a 0 punti contro nessun ritiro del tedesco. Terzo arriva Montoya con 50 punti e tre ritiri.
2004: Schumacher conquista il suo ultimo mondiale con 148 punti contro i 114 di Barrichello. Terzo è Jenson Button con 85. Un ritiro a testa per Schumacher e Barrichello, tre per Button.

Ora: i dati sono oggettivi e poco opinabili.
Nel 2001 la differenza l’ha fatta sì la Ferrari, ma l’ha fatta anche Schumacher. Perchè non si capisce, altrimenti, come Barrichello possa aver raccolto meno della metà dei punti del tedesco.

Per quanto riguarda le stagioni 2002 e 2004, invece, possiamo tranquillamente dire che la Ferrari è stata largamente la macchina superiore, anche in rapporto alle prestazioni di Barrichello. Ma torniamo alla domanda dell’inizio: cosa avrebbero dovuto fare, Michael e Rubens? Fingere problemi, lanciarsi contro i muri? La superiorità tecnica della Ferrari era legittima e meritata, visto che tra l’altro si era ancora negli anni dei test. La Scuderia era superiore grazie al suo lavoro, e Schumacher tra i due è il pilota che ha beneficiato con merito di tale lavoro.

Gli anni 90 e la Williams-Renault

La Williams FW15 del 1993 di Alain Prost


Tre le stagioni che prenderemo in considerazione: 1992, 1993, 1996.

1992: Il Leone inglese Nigel Mansell domina il campionato sul compagno di squadra Riccardo Patrese. Su 16 gare colleziona 9 vittorie, 3 secondi posti e 4 ritiri. Conclude con 108 punti contro i 56 del compagno. Al terzo posto Michael Schumacher alla prima stagione intera. Quarto sarà Ayrton Senna, campione del mondo in carica in crisi con la sua Mclaren, ma capace comunque di conquistare 3 vittorie (Montecarlo, Budapest e Monza). Patrese si avvale invece di un solo successo, in Giappone.

1993: Alain Prost torna in F1 dopo un anno sabbatico seguito al divorzio con la Ferrari. Eredita la Williams-Renault da Mansell e il suo ruolino di marcia è simile a quello dell’inglese. Il Mondiale viene tenuto a galla da quella che probabilmente è la stagione migliore di Ayrton Senna per intensità. Il brasiliano, con una monoposto oggettivamente di livello inferiore sfodera alcune prestazioni sbalorditive. La Perla è la gara del Gp d’Europa a Donington Park. La Williams del francese è, però, un gradino superiore e questo permette ad un ottimo Alain di ottenere il quarto e ultimo alloro della carriera. Prost conclude con 99 punti, seguito da Senna con 73 e dal compagno Damon Hill con 69.

1996: Il passaggio di Michael Schumacher ad una Ferrari in ricostruzione spiana la strada alla coppia di Frank Williams e alla sua monoposto. La Williams-Renault è senza dubbio la migliore del lotto, e la rincorsa al mondiale è ristretta unicamente a Damon Hill e al debuttante Jacques Villeneuve. Esclusa la rocambolesca vittoria di Olivier Panis a Montecarlo (gara ed eliminazione continua), solo il tedesco della Ferrari spezza il dominio inglese, conquistando tre vittorie. Hill e Villeneuve si giocano il Mondiale fino all’epilogo in Giappone, in cui il ritiro del canadese consegna al compagno il suo primo ed unico titolo. Damon conclude con 97 punti contro i 78 di Jacques. Terzo giunge Schumacher con 59.

Mclaren pigliatutto

La Mclaren Mp4/4 del 1988, con Prost e Senna (sullo sfondo)


La fine degli anni 80 ha visto il dominio della Mclaren con il binomio Senna-Prost nelle stagioni 1988-1989

1988: La Mclaren vince 15 gare su 16, e il titolo è questione che riguarda unicamente i suoi due alfieri, Ayrton Senna e Alain Prost. La spunterà il brasiliano conquistando così il suo primo titolo mondiale. L’unica gara non vinta dal team di Ron Dennis è quella di Monza con la vittoria di Gerhard Berger con la Rossa. Quasi un segno del destino poco dopo la scomparsa del grande Enzo Ferrari. Senna chiude a 90 punti, Prost a 87. Berger, terzo, a 41. Siamo nell’epoca del punteggio 9/6/4/3/2/1.

1989: La Mclaren conquista meno gare dell’anno precedente (10 su 16) ma la storia non cambia. Sono sempre Senna e Prost a giocarsi il titolo. A spuntarla sarà, questa volta, il francese con il discussissimo scontro di Suzuka. Ayrton si rifarà però l’anno successivo, con gli interessi. Prost chiude a 76 punti, Senna a 60. Terzo Patrese a 40, ma senza alcuna vittoria.

Considerazioni
Come abbiamo visto, e come la memoria di chi ha vissuto queste stagioni (e anche quelle precedenti) può confermare, è fisiologico che ci sia una monoposto da battere. Qualsiasi campionato vede una vettura superiore, poco o tanto, rispetto alle altre. E’ un po’ la legge di questo sport. Chi meglio lavora in inverno o chi riesce ad approfittare dei “buchi” regolamentari (vedasi Brawn 2009) può usufruire di materiale tecnico superiore. Dato per certo questo, sono comunque i piloti a salire in auto. E sta a loro, comunque, approfittare di tale materiale tecnico.

Il mondiale 2009 di Jenson Button è considerato dai più un colpo di fortuna. Il diffusore Brawn, nella prima parte di stagione, ha infatti avvantaggiato innegabilmente la vettura di Ross Brawn. Ma siamo così sicuri che, senza Button e con un Barrichello prima guida, il mondiale piloti sarebbe stato conquistato comunque?. Forse lo eravamo alla fine della scorsa stagione, ma in questo 2010 Button ha dimostrato di non essere molto da meno rispetto a Lewis Hamilton. E che, quindi, ci ha messo anche del suo nella conquista del suo titolo.

Schumacher ha vinto 5 Mondiali grazie alla Ferrari? Bene, ma è vero anche il contrario. Perchè la Ferrari il Mondiale non lo vedeva da 21 anni. Ed è stato grazie al lavoro di sviluppo del tedesco (e di Brawn, Todt e Byrne) che il Cavallino è tornato al vertice. Chi ci può assicurare che senza Schumacher il Mondiale sarebbe comunque tornato a Maranello?

Nel 2010 l’abbiamo visto con Webber. La Red Bull il titolo piloti forse non l’avrebbe portato a casa, nonostante lo strapotere tecnico dimostrato (anche se con qualche pecca di troppo in termini di affidabilità). Eppure Vettel viene etichettato come il fortunato di turno, nonostante gli anni passati abbiano dimostrato in più occasioni la classe del tedesco. Che non è sicuramente immune da errori, ma vista la giovane età ha tutto il tempo di migliorare.

In conclusione
Lo stesso discorso vale per tutti i titoli precedenti, e varrà sempre in futuro.
Partendo dal presupposto che il Mondiale non si vince (più, forse) senza una vettura che lo permetta, sicuramente avere la monoposto migliore è un vantaggio. D’altra parte, però, questo vantaggio deve essere sfruttato, e per far sì che questo succeda non basta avere in squadra un semplice tassista.

Alessandro Secchi – F1Grandprix

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