FIA e Formula 1 hanno il dovere di ascoltare i piloti sul regolamento tecnico
Previsti incontri in settimana tra le parti, c'è la necessità di modificare quanto più possibile alcuni aspetti delle nuove normative
La Formula 1 si trova attualmente in una pausa inizialmente non programmata. La cancellazione delle tappe in Bahrain e Arabia Saudita, imposta dalle tensioni belliche in Medio Oriente, ha svuotato i calendari ma ha offerto alla massima categoria del motorsport una finestra temporale insperata per affrontare una crisi che covava sotto la cenere da troppo tempo. Il bersaglio delle critiche è, come già noto, il regolamento tecnico 2026, un pacchetto normativo che fatichiamo a non definire come un errore strutturale annunciato. Le avvisaglie di un fallimento erano presenti già negli scorsi anni, ma sono state sistematicamente ignorate dagli organi di governo, fino a quando la pista non ha presentato un conto impossibile da non tenere in considerazione.
Il cuore del problema risiede nel nuovo bilanciamento tra potenza termica ed elettrica. Le qualifiche sono state di fatto castrate da un fenomeno di super clipping e da una necessità di ricarica della batteria così esasperata da snaturare il concetto stesso di giro secco. I piloti si sono trasformati in passeggeri di vetture che tagliano bruscamente la velocità nel bel mezzo dei rettilinei per preservare l’energia, rendendo le staccate al limite e le ruote fumanti un ricordo del passato.
La crisi della domenica e il punto di rottura di Suzuka
In gara lo scenario peggiora ulteriormente. Definire “divertenti” le corse che abbiamo visto finora significa confondere lo spettacolo reale con una serie di scambi di posizione artificiali. Non assistiamo più a veri sorpassi frutto di audacia e tecnica, ma a una sorta di partita a scacchi elettrica dove il risultato è deciso dalla carica residua della batteria. Il motore elettrico è diventato troppo invadente, trasformando la competizione motoristica in una gestione di tecnologia di fatto già superata.
Oltre al fattore sportivo, è emersa una criticità ben più grave: la sicurezza. L’incidente avvenuto a Suzuka tra Oliver Bearman e Franco Colapinto è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo. La differenza di velocità tra una vettura in fase di spinta e una in fase di ricarica forzata ha creato situazioni di pericolo inaccettabili, spingendo la FIA a muoversi immediatamente dopo la bandiera a scacchi. Già da Melbourne, piloti come Lando Norris, Carlos Sainz e soprattutto Max Verstappen avevano indicato queste norme come pericolose e svilenti.
La FIA apre ai piloti: un confronto diretto via web
Davanti a questa pressione, l’organo di governo del motorsport ha deciso di cambiare approccio. Per questa settimana pare sia stato programmato un incontro in videoconferenza tra la FIA e i piloti. L’obiettivo è raccogliere pareri diretti da chi quelle macchine deve guidarle al limite, cercando di integrare il loro punto di vista nel processo decisionale che porterà alla riunione di approvazione definitiva delle modifiche, fissata per lunedì 20 aprile.
Non esiste ancora un piano d’azione definitivo, poiché il primo incontro tecnico ha portato solo a un accordo di principio. La via d’uscita più semplice sembra essere una profonda revisione del software di gestione dell’energia. Sono in corso simulazioni per capire come una riduzione della potenza elettrica disponibile possa stabilizzare le prestazioni ed eliminare i cali di potenza improvvisi che tanto spaventano i piloti, costretti oggi ad adottare uno stile di guida “innaturale”.
Sulla questione è intervenuto più volte Max Verstappen, che non ha mai nascosto il suo totale dissenso. Le sue parole riflettono un malessere che va oltre il singolo risultato: “Sinceramente non provo nemmeno più frustrazione, sono andato oltre. Non saprei nemmeno come definirlo, forse non ci sono parole adatte per descrivere quello che sta succedendo e non riesco più ad arrabbiarmi o restare deluso. C’è molto che devo comprendere anche io a livello personale, ma la vita va avanti e non si limita alla sola Formula 1, visto che ci sono diverse altre cose che si possono fare. Se l’obiettivo è che io rimanga qui, allora questo sport deve continuare a essere divertente”.
Verso Miami: l’ultima chiamata per il buon senso
Le prossime settimane saranno decisive. Le votazioni del 20 aprile dovrebbero sancire l’applicazione dei correttivi già per il Gran Premio di Miami. Il successo di questa manovra dipenderà dalla capacità della FIA di ascoltare realmente chi impugna il volante. Non si tratta solo di limare decimi, ma di restituire ai piloti il controllo del mezzo. La Formula 1 deve ritrovare la sua anima agonistica, mettendo fine all’era dei tassisti dell’elettrico prima che il disinteresse dei protagonisti e del pubblico diventi irreversibile.
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