I piloti di Formula E contro il regolamento 2026: “In F1 si deve competere ai massimi livelli”
L'opinione di Lucas di Grassi e Antonio Felix da Costa, due veterani del campionato elettrico
Il dibattito sulla validità del regolamento tecnico entrato in vigore quest’anno ha ormai varcato i confini della Formula 1. Se tra i piloti del Circus il malcontento è palese, con Max Verstappen in testa a un coro di critiche che si è fatto assordante dopo i primi riscontri in pista, ora sono i veterani della Formula E a esprimere forti perplessità. Lucas di Grassi e António Félix da Costa, due tra i piloti più esperti e rispettati della serie elettrica, hanno analizzato la direzione intrapresa dalla massima categoria automobilistica, sottolineando come la gestione energetica stia pericolosamente snaturando l’identità della Formula 1.
L’incontro fissato per il prossimo 9 aprile a Londra, dove verrà presentato un piano in sei punti per correggere le attuali normative, appare oggi più che mai necessario. Le critiche esterne di chi corre già da anni con la gestione elettrica confermano infatti che i timori sollevati nel paddock di F1 non sono semplici lamentele politiche, ma riguardano la natura stessa della competizione e, non ultimo, la sicurezza degli atleti.
La visione di Lucas di Grassi: “Performance estrema vs efficienza”
Lucas di Grassi, ex pilota di Formula 1 nel 2010 e profondo conoscitore della tecnologia ibrida ed elettrica, ha una visione molto precisa su come dovrebbero essere suddivisi i compiti tra le varie categorie del motorsport. Secondo il pilota brasiliano, il rischio principale del regolamento 2026 è la sovrapposizione tra Formula 1 e Formula E, con la prima che sta invadendo un terreno, ovvero quello dell’efficienza energetica, che non le appartiene per storia e missione tecnica.
Intervistato a da SoyMotor, di Grassi ha spiegato chiaramente quale sarebbe il suo approccio se avesse il potere di scrivere le regole: “Se avessi la responsabilità di gestire il regolamento della Formula 1, stabilirei un percorso estremamente definito per ogni singola categoria automobilistica. Il mio obiettivo per la Formula 1 sarebbe quello di focalizzarsi esclusivamente sulle prestazioni ai massimi livelli. Introdurrei nel campionato ogni tipo di tecnologia capace di garantire le performance migliori, creando una visione limpida su come raggiungere questi limiti”.
“In quel contesto, si utilizzerebbe la tecnologia più efficace per massimizzare il rendimento del pacchetto: che si tratti di un sistema ibrido o meno, non dovrebbe avere alcuna importanza. Allo stesso modo, dedicherei la Formula E alla ricerca della massima efficienza possibile e il WEC alla vicinanza con le vetture stradali. In questo modo le categorie avrebbero identità distinte senza mai sovrapporsi”.
Secondo il brasiliano, il fatto che i piloti debbano essere “intelligenti” nel gestire l’energia non è un male assoluto, ma la divisione paritetica (50/50) tra motore termico ed elettrico insignita nei regolamenti 2026 sposta troppo l’equilibrio lontano dalla velocità pura: “Allo stato attuale delle cose, la sensazione è che la Formula 1 abbia scelto di spostarsi verso un’area che è di competenza della Formula E, ovvero la ricerca dell’efficienza. Non sono d’accordo con questa scelta, anche se continuo a divertirmi correndo in Formula E e a seguire con piacere la Formula 1”.
“Credo che i duelli in pista siano comunque avvincenti e che richiedano una certa astuzia tattica, il che non rappresenta un problema insormontabile. Tuttavia, resto convinto che sarebbe molto più logico mantenere ogni categoria separata, permettendo a ciascuna di sviluppare le proprie tecnologie specifiche senza che i loro campi d’azione si incrocino”.
L’allarme di da Costa: il rischio di restare a secco
Ancora più diretto è stato António Félix da Costa. Il pilota portoghese ha sollevato dubbi concreti sulla fattibilità tecnica delle gare su determinati circuiti. Il problema del “clipping”, il taglio della potenza elettrica quando la batteria è scarica, potrebbe trasformare i Gran Premi in zone ad alto rischio.
“Ho la sensazione che la Formula 1 andrà incontro a serie difficoltà su circuiti come Las Vegas o Baku con le regole attuali – ha detto l’alfiere della Jaguar nel campionato elettrico. In particolare per quanto riguarda Baku, le simulazioni indicano che sarà un impegno durissimo per i team, perché il tracciato non offre punti sufficienti per rigenerare l’energia e si corre il rischio concreto di trovarsi senza potenza in diversi settori. Mentre la nostra categoria sta evolvendo e progredendo, sembra quasi che la Formula 1 stia facendo dei passi indietro. È una strana evoluzione, ma fa parte del processo continuo di apprendimento in questo sport”.
Da Costa ha poi toccato un punto fondamentale che accomuna le sue lamentele a quelle di Max Verstappen: l’intensità del giro di qualifica. Con le nuove normative, il rischio è che il pilota non possa più spingere al 100% per l’intero giro secco a causa del degrado energetico: “Sui commenti di Max non posso esprimermi fino in fondo non seguendo la Formula 1 quotidianamente, ma c’è un punto che trovo fondamentale: la possibilità di completare un giro di qualifica spingendo al massimo. Noi in Formula E ci riusciamo, mentre in Formula 1 attualmente sembra impossibile. Capisco perfettamente la frustrazione dei piloti; quel tipo di connessione totale e di impegno assoluto tra il pilota e la vettura durante il giro secco sembra essere svanito. Non è più la stessa cosa”.
Il legame con la crisi tecnica e la sicurezza
Queste testimonianze esterne si inseriscono in un quadro di crisi tecnica già evidenziato dai fatti di Suzuka. L’incidente da 50G subito da Oliver Bearman ha dimostrato quanto sia pericoloso avere vetture con differenze di velocità marcate nello stesso tratto di pista, causate proprio da una gestione inefficiente o forzata dell’MGU-K. Non è un caso che la FOM stia proponendo di alzare la soglia di potenza recuperabile a pieno gas da 250 a 350 kW, proprio per evitare che i piloti debbano ricorrere al pericoloso “lift and coast”.
Anche la Ferrari, come già emerso nelle scorse settimane, sta spingendo per ottenere chiarimenti sulla legalità di certe mappature motore che permettono a team come Mercedes di azzerare la potenza elettrica a fine giro per guadagnare velocità, salvo poi trovarsi quasi fermi nel giro di rientro.
La sensazione è che quella iniziata nel 2026 possa essere un’era di transizione molto più breve del previsto. Già l’anno scorso circolavano voci sulla possibilità di ridurre il ciclo regolamentare da cinque a tre anni. Se i correttivi del 9 aprile non dovessero bastare a restituire alla Formula 1 la sua identità prestazionale, l’ipotesi di un ritorno a motori termici più semplici e rumorosi, magari V8 o V10 alimentati da carburanti sostenibili nel periodo che va dal 2029 al 2031 (anno in cui dovrebbe entrare in vigore un nuovo regolamento, ndr), passerebbe da sogno nostalgico a necessità industriale.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui
![F1 | Verstappen non si ferma e corre lo stesso, a casa [VIDEO]](https://f1grandprix.motorionline.com/wp-content/uploads/2020/03/Verstappen-Sky.png)
![F1 | Verstappen non si ferma e corre lo stesso, a casa [VIDEO]](https://f1grandprix.motorionline.com/wp-content/uploads/2020/03/Verstappen-Sky-500x280.png)























