Formula 1 | Addio Lambiase: il futuro di Verstappen è sempre più incerto
Max ha perso ogni pilastro della sua era vincente, il ritiro dalla Formula 1 non sarebbe più così clamoroso
La notizia di ieri del clamoroso passaggio di GianPiero Lambiase in McLaren a partire dalla stagione 2028 potrebbe essere la goccia fa traboccare il vaso nella mente di Max Verstappen. Stando alle informazioni in nostro possesso, sembra che l’accordo tra l’ingegnere italo/britannico e il team di Woking sia stato raggiunto prima dell’inizio di questa stagione. Un campionato tormentato per il nuovo regolamento tecnico 2026, mal digerito dal quattro volte campione del mondo olandese non tanto per la poca competitività della RB22, quanto appunto per la natura delle normative.
Già nel corso del 2023, Verstappen aveva lanciato l’allarme, definendo “terribile” la direzione intrapresa per il 2026. Oggi, quelle previsioni sembrano aver trovato una conferma totale nei fatti. Al di là dei tentativi che FIA, FOM e team porteranno avanti negli incontri previsti per queste settimane di stop forzato, nel tentativo di smussare i difetti di queste normative, la sensazione è che l’ecosistema costruito attorno a Max si stia sfaldando progressivamente.
Quasi tutte le figure chiave che hanno permesso alla Red Bull e a Verstappen di dominare la scena tra il 2021 e il 2025 sono ormai fuori dai giochi: nomi del calibro di Christian Horner, Adrian Newey, Helmut Marko e Jonathan Wheatley appartengono ormai al passato della scuderia. A questo elenco si aggiunge ora Lambiase, il quale con ogni probabilità terminerà l’attuale stagione per poi osservare un periodo di gardening leave nel 2027, prima di vestire ufficialmente i colori McLaren a Melbourne nel 2028.
Verstappen rimane l’unico pilastro di quel ciclo vincente ancora presente a Milton Keynes, ma la sua insoddisfazione per l’attuale stato della Formula 1 è palese. Dopo le riflessioni condivise a Suzuka, dove l’olandese ha indicato il mese di pausa di aprile come un momento cruciale per decidere i propri passi futuri, l’ipotesi di un addio precoce a questo sport non appare più come una semplice provocazione, ma come uno scenario concreto.
Il bivio di Max: tra gestione energetica e il desiderio di “puro” racing
Il malcontento di Verstappen affonda le radici in una critica tecnica molto profonda. Per l’olandese, questa Formula 1 ha smesso di essere una sfida basata sulla velocità pura per trasformarsi in un esercizio di gestione burocratica dei sistemi ibridi. Le attuali monoposto, a causa delle normative sui motori, costringono i piloti a duelli che Max non esita a definire artificiali.
Non si tratta di vere lotte in pista, ma di una sequenza di accelerazioni e rallentamenti dettati esclusivamente dallo stato di carica della batteria. Questo sistema di “tira e molla” energetico non solo penalizza lo spettacolo, ma introduce pericolose variabili legate alla sicurezza. Un esempio lampante è stato il recente e violento incidente di Oliver Bearman, causato proprio dalle discrepanze di velocità tra chi sta caricando il sistema e chi è in fase di spinta.
Nel post-qualifica dell’ultimo appuntamento stagionale, Verstappen ha espresso tutto il suo distacco emotivo rispetto alla situazione attuale, usando parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni: “Non provo nemmeno più frustrazione. Sono andato oltre. Fatico a trovare il termine adatto in inglese e, a essere sincero, non saprei nemmeno bene cosa pensare. Forse mancano proprio le parole. Non riesco più a provare rabbia, delusione o frustrazione per ciò che accade in pista. Sapete perfettamente come la penso sul resto, non serve che io lo ribadisca. Ci sono molti aspetti che devo ancora metabolizzare e comprendere a livello strettamente personale”.
Queste dichiarazioni evidenziano una frattura che va oltre il semplice risultato sportivo. La Red Bull attuale, relegata a lottare nel centro classifica, non è il problema principale per un pilota che ha sempre dato priorità alla qualità della competizione piuttosto che al numero di trofei.
La sua insoddisfazione cronica, rimasta inascoltata dai vertici della FIA fino a poco tempo fa, sta alimentando seriamente le preoccupazioni dei tifosi. Verstappen, d’altronde, ha già dimostrato di poter vincere altrove: la sua partecipazione a competizioni diverse, come il successo (poi vanificato da una squalifica per colpe non sue) alla 4 ore del Nürburgring nella categoria GT3, testimonia una ricerca di divertimento che la Formula 1 non sembra più in grado di garantirgli.
Un mese per decidere: la Formula 1 è ancora necessaria?
Il mese di stop che il calendario offre in questo aprile sarà il teatro delle riflessioni importanti del campione olandese. Max ha chiarito che il tempo lontano dalle piste servirà a pesare i pro e i contro di una carriera che gli ha già dato tutto, ma che oggi gli chiede sacrifici in termini di piacere di guida. Le sue parole nel post-gara sono state un richiamo alla realtà della vita fuori dalle corse: “La vita prosegue il suo corso e non si esaurisce certo all’interno di un paddock di Formula 1. Esistono moltissime altre attività a cui ci si può dedicare”.
È complesso stabilire se queste affermazioni siano un ultimatum strategico per spingere i legislatori a cambiare rotta o se rappresentino la reale volontà di chiudere un capitolo. Di fronte a chi gli fa notare quanto la massima categoria automobilistica abbia un disperato bisogno della sua figura e del suo talento per mantenere appeal commerciale e sportivo, Verstappen è stato lapidario nella sua condizione per restare: “Se il mondo delle corse vuole che io rimanga qui a lungo, allora questo sport deve continuare a essere divertente.”
L’addio di Lambiase, l’uomo che per anni è stato la voce e la mente tattica al suo orecchio durante ogni Gran Premio, potrebbe essere l’ultimo segnale di una Red Bull che non esiste più. Senza il suo “scudiero” tecnico e con un regolamento che considera fallimentare, il 2028 vedrà sicuramente la McLaren accogliere Lambiase, ma non trovare più Verstappen sulla griglia di partenza. Il mese di aprile fornirà le prime risposte su un futuro che, mai come oggi, appare lontano dai tracciati della Formula 1.
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