F1 | La leggenda di Gilles Villeneuve rivive nel libro di Paolo Marcacci

Nell'opera di Marcacci la vita di Villeneuve viene affrontata in tutte le sue sfaccettature: dalle motoslitte fino alla tragedia di Zolder

F1 | La leggenda di Gilles Villeneuve rivive nel libro di Paolo Marcacci

Un posto di rilievo, tra i piloti più amati della storia della Formula Uno, lo occupa sicuramente Gilles Villeneuve. Malgrado il magro palmares (6 vittorie in carriera), l’Aviatore canadese è entrato nelle grazie degli appassionati per quella sua continua voglia di andare oltre al limite, non scendendo mai a compromessi con la ragione e la logica (come dimostrano gli spettacolari incidenti avuti in carriera), ma ambendo sempre e comunque alla massima posta in palio. Villeneuve era infatti nato per la velocità e la velocità non poteva fare a meno di Villeneuve: un binomio perfetto mandato in frantumi solo da un tragico destino.

Datemi qualsiasi cosa a motore e io ve lo porterò a limite”, era proprio questa la filosofia di Villeneuve che aveva fatto breccia nel cuore delle folle così come in quello di Enzo Ferrari, suo grande estimatore, che lo ha sempre difeso dalle ire della critica anche nei momenti più difficili.

Al compianto Gilles, Paolo Marcacci ha dedicato la sua ultima fatica letteraria (Villeneuve. Il cuore e l’asfalto, Kennes 2017). Nella sua opera Marcacci, che la nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare, fa rivivere il mito Villeneuve con dovizia di particolari in un racconto denso ed emozionate: dagli inizi con le motoslitte, passando per la Formula Ford e la Formula Atlantic fino all’approdo in Formula Uno e alla tragica fine sulla pista di Zolder avvenuta l’8 maggio 1982.

INTERVISTA ALL’AUTORE

D. Ciao Paolo. Il cuore e l’asfalto: perché hai scelto queste due parole per il titolo del tuo ultimo libro su Gilles Villeneuve?

R. «Perché credo che sia un titolo che rende l’idea di come Gilles Villeneuve interpretava le gare, qualsiasi gara. Volevo riassumere tutta la generosità e la poesia che c’erano nel suo stile di vita, che poi si è tramutato anche in un tragico destino».

D. Perché hai deciso di scrivere un libro su Villeneuve?

R. «Perché ricordo una Formula Uno di eroi, oltre che di grandissimi, inimitabili fuoriclasse del volante. Una generazione di piloti davvero eccezionali, in un tempo in cui le macchine si potevano ancora “interpretare”, per così dire. In mezzo a loro uno sconosciuto, proveniente dalle nevi canadesi, che seppe essere più eroe degli altri».

D. Quando Villeneuve è morto, tu eri solo un bambino. Quali ricordi fanciulleschi ti legano al folletto canadese?

R. «Direi che non era un folletto; era in realtà un gigante celato dentro un corpo minuto e con un volto delicato, dallo sguardo malinconico. Ricordo i suoi sorpassi, capolavori di tecnica e accelerazione; i suoi virtuosissimi e anche le sue carambole. Per noi ragazzini dei primi anni 80 i piloti di Formula Uno esercitavano un fascino molto più intenso rispetto a quelli di oggi. E di lui si capiva quanto fosse speciale, nel chiedere alla macchina sempre qualcosa in più».

D. Quanto manca, all’attuale Formula Uno, una figura come quella di Gilles?

R. «Manca molto; manca come tutti quei campioni che hanno fatto appassionare alle loro discipline anche quelli che prima di loro non lo erano. Ma direi che alla Formula Uno di oggi, in generale, mancano molte cose di quella dell’epoca, a cominciare dal rumore, oggi molto attutito».

D. Hai in mente altri progetti editoriali?

R. «Credo proprio di sì, sperando che piacciano al mio editore, la Kenness di Milano, che ringrazio per aver creduto in un libro comeVilleneuve – Il cuore e l’asfalto“, che è già in ristampa, tranquilli.  Ad esempio, mi piacerebbe raccontare un uomo come Niki Lauda e le sue due vite».

Piero Ladisa 

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12 commenti
  1. morriss

    morriss

    25 ottobre 2017 at 23:22

    Gilles Villeneuve, un nome che ancora oggi mi mette i brividi. Quando la F1 era la F1 ed i piloti dovevano avere pelo sullo stomaco. Oggi invece si critica max per un sorpasso fuori dagli schemi, o righe. Come si è cascati in basso!!!

    • michele

      26 ottobre 2017 at 09:48

      Gilles oggi sarebbe un disadattato.

      Sarebbe messo su una picca dopo il primo GP.

      I tempi cambiano.

      Hamilton agli inizi era un po’ così.

      Ha dovuto cambiare completamente la sua guida e adattarsi.

      Il mondo cambia signori miei, e non sempre in meglio.

      Il tempo degli eroi è finito.

    • michele

      26 ottobre 2017 at 09:49

  2. shony

    26 ottobre 2017 at 17:48

    Qui si confonde la lana con la seta…..ed inoltre a differenza di Max gilles non ha mai barato. A cominciare dal duello di digione, dove il canadese non ha mai tagliato una curva mettendo quattro ruote fuori pista. Non se lo sarebbe mai perdonato…a differenza del bimbo che manda pure a qual paese i giudici….

    • michele

      26 ottobre 2017 at 18:51

      Caro Shony,

      credimi.
      Ne ho visti tanti, di piloti.

      Max è un tipo tosto assai.

      Ti dico che stiamo parlando di gente con gli attributi veri.

      Molto simile a Gilles.

      E’ ovvio che se Max fosse sceso in pista a Digione,

      si sarebbe comportato diversamente da oggi.

      Avrebbe avuto almeno 25 anni, ed avrebbe corso il 60% della gara sull’erba.

      Cosa che oggi determinerebbe una squalifica a vita!

    • michele

      26 ottobre 2017 at 19:14

      Era di domenica.
      Il 1 luglio 1979 io e papà stavamo davanti al tele.

      Dimmi pà, secondo te Gilles li brucia tutti oggi in partenza?

      Manco per ca.

      Ma papà. Dai.

      Tu pensa all’esame per la patente che hai domani.

      Uffa pà! Non si può fare un discorso.

      Senti, ti dico che oggi Gilles fa un garone.

      Non mi piace, era meglio Lauda.

      Certo pà che sei pesante!!!

    • michele

      26 ottobre 2017 at 19:25

  3. Magu

    26 ottobre 2017 at 22:34

    Shony…riguardati per bene le immagini..erano più fuori pista che in pista…vista in diretta al bar con gli amici..delirio puro…bei tempi..riuscivamo a vedere 4/5 gp dal vivo ogni anno..zaino (con tanaglia) treno e via…
    altri piloti altri circuiti ma soprattutto altra mentalità e…. nessun social….a parte il bar, che litigate tra amici….Che dolore alla notizia del suo incidente…
    Annata terribile quella dell’82 per la Ferrari, in agosto ero ad Hochenheim ad un certo punto tra la nuvola di acqua vedemmo volare una macchina rossa e poi 2/3 tonfi sordi..era Pironi quando ebbe l’incidente che gli ha stroncato la carriera…adesso con quelle condizioni climatiche nemmeno mettono in moto…..il mondo và avanti…

  4. shony

    27 ottobre 2017 at 09:20

    Magu io le ho viste le immagini e anche tanti gran premi dal vivo…(QUESTO VUOL DIRE ESSERE VECCHI??!)… A digione si parlava di uscite di strada in seguito ai contatti, di rientri in pista a vita persa, di contatti ruota a ruota ed entrate al limite, ma mai di tagli di curve sfruttando l’asfalto all’interno con tutte e quattro le ruote!

  5. Magu

    27 ottobre 2017 at 09:36

    Vecchi mai…da pochi anni ho iniziato i terzi 25..nessun taglio in quel duello…ma li facevano dove era possibile..alle acque minerali a Imola prima versione della chicane arrivava Rosberg (padre) con la Fittipaldi scalava una marcia in meno e volava al di là del cordolo tagliando..se aveva qualcuno dietro che vefeva al giro successivo lo faceva anche l’altro …alla fine passavano tutti al volo…con questo le regole ci sono a vanno rispettate ….

    • michele

      27 ottobre 2017 at 16:58

      Se ci fai caso, durante il duello, noterai che tra i due c’è quasi un fair play in eccesso.

      Nel senso che quasi si invitano a superarsi.

      Ognuno lascia la possibilità all’altro di tentare un attacco.

      Cose che oggi sarebbero impensabili.

      Gilles ti lasciava quasi sempre una possibilità.

      • Magu

        27 ottobre 2017 at 19:12

        Vero c’era molto rispetto in pista anche perché allora gli incidenti potevano essere fatali…e le diatribe i piloti se le sistemavano ai box…

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