F1 | Isola racconta la sua attività benefica al volante di un’ambulanza

"Emergenza Coronavirus? Sarebbe una bugia se dicessi che non ho paura", ha aggiunto il responsabile di Pirelli

Isola ha raccontato l'attività benefica per la Croce Viola
F1 | Isola racconta la sua attività benefica al volante di un’ambulanza

Intervistato dal Corriere della Sera, Mario Isola ha raccontato la sua attività come volontario dell’Anpas, alla Croce Viola, sottolineando come tutti stiano affrontando al massimo delle proprie forze questa importante emergenza legata alla diffusione del Coronavirus.

Ai microfoni di Daniele Sparisci, l’attuale responsabile motorsport di Pirelli (carica che ricopre dal 2017 al posto di Paul Hembery) ha svelato alcune curiosità legate alla sua attività benefica, evidenziando come la lotta al Coronavirus sia una vera e propria guerra contro un nemico inviabile, il quale sta scagliando colpi durissimi al sistema non solo italiano, ma anche globale.

“Con l’associazione abbiamo formato circa settemila autisti di ambulanze e io da ex istruttore di guida sicura ho dato qualche consiglio pratico”, ha affermato Mario Isola al CdS. “Ma stavolta è un’altra cosa, anche se cerchi di restare concentrato. Sarebbe una bugia se dicessi che non ho paura. Casco protettivo, occhiali, doppi guanti, tuta. Utilizziamo tutto una volta sola. A fine servizio dobbiamo sanificare tutte le attrezzature e gli interni dell’ambulanza: maniglie, cambio e volante. Va fatto con la massima cura”.

“Alcuni interventi non sono per il Coronavirus, ma a livello di sicurezza devi prepararti come se lo fossero”, ha proseguito l’italiano. “Prima eri consapevole dei rischi: pazienti aggressivi, parenti arrabbiati, risse, episodi di strada. Ora hai davanti un nemico sconosciuto e devi esporti al pericolo il meno possibile”.

Sull’attività in autoambulanza ha aggiunto: “Prima salivamo in casa in più persone e riuscivi a dare un po’ di conforto con le parole. Adesso si muove uno solo. È il momento più duro, cerchi di rassicurarli, ma avere un familiare accanto in ambulanza è sempre un sostegno psicologico molto forte. In questa situazione ovviamente non è possibile. All’inizio non ci rendevamo conto del coronavirus e ho visto la città cambiare insieme alla consapevolezza”.

“La cosa che mi ha scioccato di più sono le ceste appese alle finestre, anche noi abbiamo organizzato una raccolta di cibo e medicinali. Se ripenso ai ristoranti pieni, solo un mese e mezzo fa. Ma da quest’emergenza esce anche una bella lezione: in Italia la solidarietà non manca e anzi funziona bene”, ha concluso.

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