F1 | Haas, Steiner: “Nessun pilota americano è pronto per la F1”. Rahal risponde: “Sono ca**ate”

Scaramuccia tra il team principal della scuderia statunitense e il pilota di Indy Car

F1 | Haas, Steiner: “Nessun pilota americano è pronto per la F1”. Rahal risponde: “Sono ca**ate”

Gunther Steiner provoca, Graham Rahal risponde. Le ultime dichiarazioni rilasciate dal team principal della Haas ad Autosport non sono andate giù al pilota americano di Indy Car: “Avere un pilota americano non è in cima alle nostre preferenze” – ha affermato Steiner. “Lo sarebbe qualora ce ne fosse uno bravo. Ma se ce ne fosse davvero uno bravo verrebbe da noi? Un pilota americano non in grado di competere ad un certo livello, non sarebbe positivo per lo sport. La firma di un pilota americano sarebbe un’ambizione, ma, a mio parere, al momento non c’è nessuno pronto per la Formula 1 negli Stati Uniti.

Graham Rahal, via Twitter, ha risposto per le rime al manager italiano: Sono delle complete ca**ate. Se Haas ci crede davvero, perché non chiama qualcuno di noi? I piloti americani sono dannatamente bravi. C’è molto talento qui. Rimanete in Indy Car, in ogni caso è molto più competitiva!”. Poi ha proseguito: “Sempre divertente la mentalità della Haas: ‘gli americani non sono abbastanza bravi’, eppure non ci hanno nemmeno dato una possibilità. Tutto ciò non vale il nostro tempo”.

L’ultimo pilota americano a partecipare ad una gara ufficiale in Formula 1 è stato Alexander Rossi, che nel 2015 disputò cinque GP con la Marussia, rimediando come miglior risultato una 12ª piazza ad Austin.

 

Federico Martino

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1 commento
  1. Raphael

    14 gennaio 2018 at 11:44

    Hanno ragione tutte e due, il livello degli statunitensi non è sufficiente per la F1, però della vera F1, la F1 sta progressivamente abbassando il suo livello anche per i piloti, dovranno gestire pneumatici che si bruciano dopo 4, 5 giri al limite, il consumo di carburante, verso fine campionato si ritroveranno motori a rischio rottura e dovranno stare attenti, in più devono stare attenti a non toccare le linee bianche che delimitano la pista e quando fanno sorpassi o si difendono devono garantire di non causare incidenti eliminando uno o due cartelloni pubblicitari ambulanti… Aggiungiamo poi che come negli USA il pilota non è un componente di un team, quello con maggiore visibilità e anche importanza ma membro di una squadra che compete insieme, ma è sempre più un divo, osannato dalle masse quando si avvicina alla monoposto (vedi per esempio 500 miglia di Indianapolis) il cui team è semplicemente il suo staff che lavora per lui. Insomma credo che i piloti statunitensi si troveranno benissimo nella nuova F1.

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