F1 | Ferrari a podio in Bahrain: perché sì e perché no

Cosa aspettarsi dalla "prima" della SF21?

F1 | Ferrari a podio in Bahrain: perché sì e perché no

Pochi giorni al pronti via del mondiale 2021 con dubbi, preoccupazioni, speranze che fanno salire le aspettative e la curiosità. I test sono per fortuna già alle spalle, con la loro endemica indecifrabilità e il chiacchiericcio nauseante che si portano dietro; la pista – quella vera, quella che parla con il cronometro e basta – è una ventata fresca che spazza via le previsioni sbilenche degli inguaribili ottimisti o dei pessmisti cronici.

Ma la SF21 come andrà? E’ veloce, lenta, competitiva, un disastro? La Ferrari riuscirà nell’intento di risalire velocemente la china e permettere ai due Carlo, al secolo Leclerc e Sainz, di lottare quantomeno alle spalle delle regine della classe, tenendosi dietro tutta la media borghesia di centro gruppo? L’obiettivo – dichiarato dai piloti, dal team principal Mattia Binotto e dal direttore sportivo Laurent Mekies – dopotutto è quello.

Rinfrancati da una power unit che è un grosso passo avanti rispetto a quella strozzata (e di fatto “penalizzata”) del 2020, dalla Ferrari ci si aspetta un grande salto di qualità, fino a lottare per il podio, che dovrebbe essere l’obiettivo minimo quando scendi in pista con una monoposto rossa con l’effigie del Cavallino Rampante. Ma la Ferrari a Sakhir può andare sul podio? Si e no, vediamo perché.

Perché il podio è possibile. A sentire chi ha girato insieme alla Rossa nei test, Maranello si è ben nascosta, non svelando il proprio potenziale. La SF21 per alcuni è una evoluzione della SF1000 ma in realtà è molto di più. La monoposto punta a recuperare l’efficienza aerodinamica e la stabilità della sottovalutata SF90, il retrotreno è stato rivisto, il lavoro sull’aerodinamica è stato chirurgico e certosino, e il motore è tornato ad essere potente, forse più di quanto la Ferrari ha fatto intravedere nei test, visto che per tantissime ore i piloti evitavano finanche di mettere l’ottava marcia.

Leclerc nelle sue simulazioni gara ha dato l’idea di passeggiare con il braccio fuori dal finestrino, rallentando vistosamente nei tratti di motore. Sainz ha fatto intravedere qualcosa in più l’ultimo giorno, con uno stint molto più veloce rispetto ai precedenti, sintomo che la Rossa ha prestazione da vendere, tenuta celata. Proprio osservando la parabola dello spagnolo al volante della SF21 possiamo essere autorizzati a sognare: il primo giorno Carlos aveva problemi di assetto e la sua guida era nervosa, mentre domenica ha guidato pulito. Significa che la Rossa risponde alle regolazioni e ha dato feedback positivi ad un pilota che la guidava per la prima volta. Un indizio che fa ben sperare.

Ricapitolando: power unit potente e vettura migliorata nel complesso dovrebbero consentire alla Ferrari di lasciarsi alle spalle il disastroso 2020 e fare un salto di qualità insperato, ricollocandola immediatamente laddove le compete, ovvero tra le grandi. Magari stupendo, perché parliamo pur sempre dell’unica scuderia in grado di contendere il mondiale alla Mercedes nell’era ibrida. E qualche rivale ha già indicato la Rossa come la sorpresa del mondiale.

Perché il podio è improbabile. Dopotutto la SF21 è pur sempre una evoluzione della pesante e squadrata SF1000. Qualche cavallo in più, sebbene spingerà la monoposto sul rettilineo, non le permetterà di ritrovare l’efficienza perduta e di contrastare vetture ben più pronte e bilanciate. La McLaren-Mercedes ha una finezza aerodinamica superiore e una power unit di un altro livello. Chiudere il gap con Woking basandosi su un mero miglioramento è ipotesi alquanto peregrina.

In più la Aston Martin del grande ex Vettel è una Mercedes dipinta di verde, che almeno sulla carta dovrebbe esprimere valori assoluti, per efficienza, stabilità e potenza, superiori alla SF21. E nei test la Ferrari non è sembrata un fulmine di guerra, rivelandosi nelle simulazioni gara di Leclerc e Sainz poco più veloce di Alfa Romeo e AlphaTauri. Una scuderia che lotterebbe per il podio avrebbe staccato in pista la piccola Sauber, mentre la Ferrari è sembrata soffrire il degrado gomme e un ritmo a tratti incostante. Il target di Maranello è andare in Q3 e lottare per i punti con la Alpine, forse la rivale più diretta.

Le conclusioni. La si può quindi vedere in due diversi modi, valutando in modo antitetico gli indizi che ci sono stati forniti nei test pre stagionali. Sperando che l’ottimismo della volontà superi il pessimismo della ragione e che Maranello possa – come fatto altre volte nella sua lunghissima storia – risorgere come una fenice da un anno all’altro. Quello di recuperare in fretta d’altronde è uno dei marchi di fabbrica di una squadra che dopo anni terribili ha quasi sempre rimontato repentinamente, sorprendendo tutti. Sarà così anche stavolta?

Antonino Rendina


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