Formula 1 | Il boom negli Stati Uniti: dal flop di Trump alla rivoluzione di Liberty Media

Briatore: "Io e Trump abbiamo provato a portare la Formula 1 nel New Jersey"

La Formula 1 sta vivendo un momento di popolarità senza precedenti nonostante l'attuale regolamento tecnico più che discutibile, spinta dal modello di intrattenimento di Liberty Media e dalla definitiva conquista del mercato americano. Un successo che affonda le radici in un passato fatto di tentativi audaci, come il retroscena svelato da Flavio Briatore sulla gara in New Jersey promossa insieme a Donald Trump negli anni 2010
Formula 1 | Il boom negli Stati Uniti: dal flop di Trump alla rivoluzione di Liberty Media

La popolarità raggiunta dalla Formula 1 negli ultimi anni ha toccato vette mai viste prima nella storia di questo sport. Il Circus, pur a fronte di un impianto regolamentare tecnico al centro di accesi dibattiti e già sottoposto a correzioni da parte degli organi federali, continua ad attrarre una quantità di pubblico straordinaria su scala globale. La percezione del motorsport è cambiata radicalmente: la griglia di partenza e il paddock si sono trasformati in veri e propri palcoscenici di costume, frequentati da VIP, celebrità e nuovi appassionati attratti dall’atmosfera esclusiva, dal glamour e dagli eventi di contorno, più che dall’ingegneria o dalle strategie di gara.

Il nuovo formato della Formula 1 tra spettacolo e rigore tecnico

Questa metamorfosi è il risultato diretto della strategia commerciale impressa da Liberty Media, che ha deciso di spingere con decisione sull’intrattenimento e sullo spettacolo. Il format dei fine settimana di gara è stato ripensato in modo profondo, introducendo le gare Sprint e riducendo lo spazio dedicato alle sessioni di prove libere, quelle storicamente fondamentali per permettere alle squadre di affinare l’assetto ed esprimere il massimo potenziale della vettura.

In una Formula 1 condizionata dal tetto di spesa del budget cap, dai limiti allo sviluppo in galleria del vento, dal regime di parco chiuso e da motori ibridi in cui l’apporto della batteria è diventato preponderante, il modello organizzativo ha imboccato una strada chiara. I numeri di audience e di fatturato danno ragione ai vertici del campionato, confermando che la rotta tracciata difficilmente verrà abbandonata nel breve periodo.

Parallelamente, le tribune degli autodromi continuano a registrare il tutto esaurito in ogni angolo del pianeta, a dispetto di costi dei biglietti diventati decisamente impegnativi per la maggior parte dei tifosi tradizionali. Sebbene il valore dello spettacolo puramente tecnico e la qualità delle battaglie in pista abbiano vissuto fasi burrascose nel corso di questa stagione, l’entusiasmo della gente resta un fattore trainante per l’intero movimento.

La conquista degli Stati Uniti: da Indianapolis a Miami e Las Vegas

In questo contesto di crescita globale, la vera svolta è rappresentata dall’esplosione del mercato negli Stati Uniti. Il fenomeno mediatico innescato dalla serie TV “Drive to Survive” prodotta da Netflix e le riprese del film dedicato alla Formula 1 con Brad Pitt hanno spinto la popolarità delle quattro ruote a livelli impensabili fino a pochi anni fa nel continente americano.

La Formula 1 è riuscita così a cancellare definitivamente la reputazione negativa lasciata nell’immaginario collettivo dal bruttissimo epilogo del Gran Premio del 2005 a Indianapolis, quando la pericolosità denunciata dagli pneumatici Michelin portò al via soltanto sei vetture gommate Bridgestone tra le proteste del pubblico sugli spalti.

Oggi gli Stati Uniti ospitano ben tre appuntamenti iridati in calendario: Miami, Austin e Las Vegas. Ciascuno di questi eventi porta in dote una precisa fisionomia, distinguendosi per caratteristiche e mondanità. Tra i tre tracciati, il Circuit of the Americas di Austin rimane l’unico circuito permanente in grado di offrire una vera sfida tecnica di stampo classico, laddove Miami e Las Vegas puntano in modo deciso sul contorno o sullo show serale.

Il retroscena su New Jersey: l’asse Briatore-Trump nei primi anni 2010

Il successo americano odierno appare ancora più clamoroso se confrontato con i tentativi compiuti in passato per fare breccia negli USA. Un retroscena emblematico è stato rivelato recentemente dal team principal dell’Alpine, Flavio Briatore, il quale ha raccontato di essere stato tra i promotori di un progetto, poi naufragato, per organizzare un Gran Premio cittadino nello stato del New Jersey all’inizio degli anni 2010.

Ripercorrendo la vicenda all’interno della serie “In Conversation With…” curata da The Race Business, Briatore ha spiegato come, all’indomani dell’addio a Indianapolis nel 2007, decise di unire le forze con il futuro presidente degli Stati Uniti Donald Trump per proporre un nuovo evento all’allora patron della Formula 1, Bernie Ecclestone.

“Naturalmente Donald non aveva un’idea precisa di cosa fosse la Formula 1 in quel momento, ma era un promoter eccezionale”, ha ricordato Briatore, evidenziando la capacità del magnate di organizzare grandi eventi sportivi a Las Vegas e nel mondo del pugilato.

In seguito a un confronto diretto organizzato nello studio newyorkese di Trump con Ecclestone in videochiamata, emerse la necessità di scartare la pista di Manhattan per via delle troppe complicazioni burocratiche e logistiche, virando con decisione sul vicino New Jersey: “Bernie avviò le trattative con diversi soggetti locali, ma non riuscimmo mai a chiudere l’accordo perché all’epoca la Formula 1 non veniva percepita come un evento speciale in America”, ha aggiunto il manager italiano. Negli Stati Uniti il pubblico e gli investitori erano orientati sulla NASCAR e sulla serie IndyCar, mercati con logiche completamente differenti, lasciando la F1 priva del fascino commerciale necessario.

Nonostante l’accordo già siglato per far debuttare il circuito di Austin nel 2012, il Circus provò a inserire in calendario un Gran Premio nel New Jersey a partire dal 2013, sul tracciato cittadino di Port Imperial. Il progetto arrivò a un punto tale da vedere il campione del mondo Sebastian Vettel e David Coulthard impegnati in un evento promozionale a bordo di vetture stradali Red Bull sulle vie del futuro tracciato. Però, problemi finanziari e ritardi organizzativi portarono a continui rinvii, fino al definitivo abbandono dell’iniziativa.

A cambiare radicalmente lo scenario è stato l’ingresso di Liberty Media, subentrata a Ecclestone al vertice del Circus nel 2017. L’approccio della società americana ha trasformato la percezione del marchio Formula 1 negli Stati Uniti e nel resto del mondo. “Oggi quando si va in America, che sia a Miami, ad Austin o a Las Vegas, si trova sempre il tutto esaurito – ha sottolineato Briatore analizzando la differenza tra le due epoche gestionali -. Liberty Media ha aperto completamente la sfera commerciale e quella del marketing, lavorando in stretta collaborazione con i team. Bernie era un accentratore straordinario, ma manteneva una linea estremamente rigida e restrittiva sulle opportunità di business”.

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