F1 GP Ungheria | Ferrari, Hamilton: “La vettura è di alto livello, possiamo giocarcela”
"La Mercedes resta la squadra da battere, ha vinto quasi tutte le gare di questa stagione", ha detto Lewis

da Budapest, Ungheria
Lewis Hamilton si presenta all’Hungaroring da primo inseguitore di Kimi Antonelli in campionato. Il britannico della Ferrari è distante 45 punti dalla giovane stella italiana della Mercedes, e qui dove ha conquistato nove pole position e vinto otto Gran Premi, su un tracciato che sulla carta dovrebbe favorire le caratteristiche della SF-26, il sette volte iridato vuole riprendere il discorso dopo la straordinaria vittoria di Barcellona, dopo la quale però è arrivato un solo podio, a Silverstone.
L’affinità con l’Hungaroring e il riscatto
L’Hungaroring rappresenta storicamente uno dei terreni di caccia preferiti per Hamilton. La conformazione del tracciato magiaro, caratterizzata da staccate e frenate combinate verso l’apex delle curve a bassa velocità, ne fa una pista estremamente tecnica, assimilabile per certi versi a un grande circuito di kart. La sintonia tra il pilota inglese e il layout ungherese si traduce in numeri record che difficilmente verranno superati nel breve periodo, alimentando persino le indiscrezioni sull’intitolazione ufficiale di una delle curve della pista al campione britannico.
“Non so davvero perché sia sempre andata così bene per me qui, ma è un tracciato che richiede staccate profonde e molta sensibilità in fase di inserimento – analizza Hamilton guardando ai suoi trascorsi a Budapest -. È quasi un kartodromo per una vettura di Formula 1, con curve prevalentemente a bassa velocità. Amo davvero questa pista e quando ami un circuito riesci a guidare al meglio. Non ho ricordi particolari di quando la guardavo da ragazzino, le prime memorie risalgono ai tempi della GP2. Sull’eventuale intitolazione di una curva, sono grato a Budapest per il supporto ricevuto in tutti questi anni e fa piacere pensare di far parte della storia anche in futuro, anche se quando vado in pista non penso al fatto che il mio nome sia su un rettilineo come accade a Silverstone”.
Il confronto con la passata edizione evidenzia il netto cambio di passo compiuto dalla Ferrari e dal suo campione. Se dodici mesi fa la tappa ungherese aveva rappresentato forse il punto più basso della stagione, l’attuale impianto tecnico della SF-26 consente di approcciare il fine settimana con concrete ambizioni di vittoria: “Arrivo a questo weekend a un abisso di distanza rispetto a dove mi trovavo l’anno scorso. Sono orgoglioso del lavoro svolto con la squadra per rimettere tutti i pezzi del puzzle al posto giusto. Ora arriviamo qui con un’ottima vettura e un pacchetto complessivo di alto livello con cui possiamo giocarcela”.
Il bilancio di metà stagione e la sfida alla Mercedes
Il bilancio della prima metà di campionato tracciato dal sette volte iridato riflette un atteggiamento altamente pragmatico, conscio dei passi avanti compiuti ma realista sulla forza dei rivali diretti. La vittoria di Barcellona e la competitività mostrata anche su tracciati veloci come Spa-Francorchamps confermano l’efficacia degli sviluppi portati sulla SF-26, pur sapendo come la Mercedes sia la monoposto punto di riferimento della griglia.
“Valuto la prima parte della nostra stagione come leggermente al di sopra della media – chiarisce Hamilton -. Non sto pensando alla seconda metà del campionato o alle prossime dieci gare, mi concentro esclusivamente su questo fine settimana per capire come massimizzare il risultato. Sulla carta la Mercedes resta la squadra da battere: hanno vinto quasi tutte le gare e sono stati i più veloci anche a Monaco sui tratti lenti. Però, su circuiti dove credevamo di essere parecchio indietro, siamo stati molto più vicini del previsto. La nostra vettura non è enormemente diversa da quella di Monaco, ci sono solo piccoli dettagli affinati, ma la base è solida. Dobbiamo continuare a estrarre il massimo dal pacchetto”.
La gestione del deployment 2026 e la disciplina del Karate
L’adattamento alle monoposto regolamentate dal ciclo tecnico 2026 ha imposto modifiche sostanziali alla sensibilità di guida, spostando l’attenzione del pilota sul bilanciamento continuo tra pressione del gas ed erogazione della componente elettrica della power unit.
“Le vetture di oggi sono un po’ più semplici, leggere e permissive rispetto alla precedente generazione, ma richiedono un lavoro enorme sulla gestione dell’acceleratore – spiega Hamilton detallando la guida delle monoposto attuali -. Nelle gare che vincevo in passato guidavo esattamente allo stesso modo, ma oggi la guidabilità riguarda la mappatura di erogazione dell’energia che cambi continuamente con gli ingegneri. Comprendere che puoi fare la differenza parzializzando il gas, alzando il piede o togliendo il 10% di acceleratore per modificare il deployment lungo il giro è diventato un fattore ancora più fondamentale rispetto al passato”.
Ad affiancare la preparazione atletica subentra infine la solida disciplina derivante dalle arti marziali, praticate da Hamilton fin dall’infanzia e rivelatesi formative per la sua carriera agonistica. “Il karate è stato una parte davvero importante della mia vita. Ho iniziato a sei anni per difendermi dal bullismo che subivo a scuola e che poi ho ritrovato anche in pista. È stato fondamentale per incanalare un’enorme quantità di energia che altrimenti mi avrebbe fatto finire fuori strada. Mi ha dato la disciplina, la consapevolezza della forza che ho dentro e la sicurezza per gestire le situazioni complesse sia nello sport che nella vita di tutti i giorni”.
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