F1 | Red Bull: “Non c’è un solo dato che indichi il nostro motore come migliore di quello Mercedes”
Ci si chiede perché i team abbiano accettato questo regolamento: l'elettrico è al centro delle normative ma viene messo da parte con ADUO

La FIA non ha ancora ufficializzato i risultati ADUO relativi al calcolo dei motori endotermici delle power unit dopo i primi sei Gran Premi di questa stagione. A Monaco si era sparsa una voce clamorosa, ovvero di una Red Bull con il miglior ICE del lotto a discapito della Mercedes, sicuramente la power unit più forte della Formula 1 2026 quantomeno in potenza, perché sull’affidabilità c’è ancora molto da lavorare a Brixworth.
Questa indiscrezione era diventata di pubblico dominio proprio nel paddock del Principato, quando a Lewis Hamilton era scappato un commento davanti ai giornalisti dicendo chiaramente che la Red Bull ha il motore più potente, la Mercedes è la seconda e la Ferrari si trova dietro. Questo scenario non ha trovato alcuna conferma ufficiale perché i rilievi iniziali della Federazione hanno scatenato un vero e proprio terremoto politico.
Una situazione che ha mandato su tutte le furie i vertici di Milton Keynes, i quali hanno chiesto alla Federazione una revisione del tutto, allungando i tempi e quindi inevitabilmente lasciando tutti in stand-by, compresa la Ferrari, la quale dovrebbe avere un 4/6% di ADUO, il che vuol dire aggiornare la componente endotermica per due volte in questa stagione e due nella prossima. Attualmente, i team conoscono già a grandi linee chi e come beneficerà dei correttivi previsti dall’ADUO per bilanciare le prestazioni, ma il blocco imposto dal ricorso della scuderia anglo-austriaca impedisce la pubblicazione e l’applicazione dei dati.
Il regolamento sotto accusa: il nodo dell’elettrificazione
Il tutto è quindi fermo in attesa del giudizio definitivo della FIA, atteso presumibilmente prima del Gran Premio d’Austria. La Red Bull si difende, perché ritiene come sia impossibile che la Mercedes possa avere un motore meno performante del neonato RBPT, realizzato in collaborazione con Ford. Lo scontro mette a nudo i limiti strutturali di una norma che sta scontentando i costruttori fin dalle prime battute di questo ciclo tecnico.
Ci si chiede anche perché i team abbiano accettato questo regolamento, e non si calcoli l’intera efficienza della power unit, in un mondiale segnato dall’alta elettrificazione, che però viene messa da parte nel calcolo ADUO. Concentrarsi esclusivamente sulla parte termica esclude dal bilanciamento metà del potenziale prestazionale delle vetture 2026. Insomma, le solite incongruenze tecniche a livello regolamentare, ormai non le stiamo più a contare.
Il disaccordo della Red Bull non riguarda l’esistenza della norma in sé, ma il modo in cui la FIA valuta i rapporti di forza sul campo. La scuderia contesta i risultati delle misurazioni utilizzate per definire il motore di riferimento, convinta che i criteri applicati portino a una distorsione della realtà e a un ingiusto svantaggio per il proprio programma motoristico.
La posizione di Laurent Mekies: “Manca costanza nei dati”
A spiegare nel dettaglio i motivi del ricorso e il totale disaccordo con le conclusioni della FIA è intervenuto Laurent Mekies, team principal della Red Bull. Il manager francese ha voluto precisare che la squadra condivide pienamente le finalità della norma, ma rifiuta categoricamente i verdetti emessi dopo i primi sei appuntamenti stagionali.
“Siamo totalmente d’accordo sul fatto che la normativa stabilisce che dobbiamo solo cercare di valutare la gerarchia di prestazioni del motore a combustione interna (MCI). Siamo completamente d’accordo con questo. Tutti accettiamo questo approccio e non crediamo che il problema sia la regola in sé. Senza dubbio, però, ci piacerebbe avere una discussione più approfondita sul fatto che non vediamo nemmeno un singolo dato che suggerisca che abbiamo un vantaggio sui nostri amici della Mercedes”.
Secondo l’analisi interna del team, l’andamento delle ultime gare dimostra che il rendimento della power unit Red Bull-Ford è discontinuo e fortemente legato alle caratteristiche dei circuiti, il che smentisce la tesi di un motore dominante su tutti i fronti. Per Mekies, la metodologia della FIA deve essere perfezionata per evitare che fattori esterni alterino i calcoli sull’endotermico: “Per poter valutare correttamente il vantaggio del team di riferimento e non penalizzare gli altri, è necessario avere una fiducia estremamente alta nel modo in cui si analizzano le prestazioni dei motori termici. Soprattutto quando si osservano variazioni relative nelle prestazioni da un circuito all’altro che sono perfettamente coerenti con la sensibilità alla potenza del motore a combustione interna”.
La prova dei fatti: l’altalena tra Canada e Monaco
A supporto della tesi difensiva, la Red Bull ha portato l’esempio concreto delle prestazioni cronometriche e delle telemetrie registrate negli ultimi Gran Premi, evidenziando come la monoposto fatichi proprio nei circuiti dove il motore termico esprime la massima sensibilità.
“Per esempio in Canada, dove la sensibilità alla potenza del V6 è alta, ci siamo qualificati sesti. A Monaco, invece, con la sensibilità alla potenza del motore a combustione interna quasi azzerata, avevamo un distacco di appena 0,4 secondi dalla pole position. Anche a Barcellona, con i valori di sensibilità alla potenza tipici di quel tracciato, il rendimento ha mostrato una spiegazione analoga. Non esiste una situazione in cui mostriamo il miglior livello di competenza motoristica in modo costante su ogni tracciato”.
Al momento, la FIA ha accettato la richiesta di revisione presentata da Milton Keynes e ha avviato un controllo approfondito sulla metodologia e sui dati raccolti nelle prime sei gare per verificare la validità delle conclusioni iniziali. Questo stop non garantisce che i dati verranno riscritti, ma congela l’applicazione dei gettoni di sviluppo a breve termine. Il piano della Federazione prevede già nuove valutazioni del sistema ADUO subito dopo il Gran Premio d’Ungheria e, successivamente, al termine del Gran Premio del Messico.
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