Formula 1 | Newey ha avuto problemi di salute: “Periodo difficile, ma ora sto bene”
Il genio inglese è tornato nel paddock soltanto a Monaco: "Ho dovuto bilanciare con più attenzione la mia salute e il lavoro"

Il 2026 dell’Aston Martin è iniziato sotto i peggiori auspici. Sin dai test del Bahrain, la situazione tecnica del team di Silverstone, che da quest’anno monta power unit Honda, è sembrata subito sportivamente disperata. Il genio di Adrian Newey non ha dato gli effetti sperati da Lawrence Stroll, il quale ha investito capitali importantissimi per permettere all’inglese di lavorare al massimo delle disponibilità per mettere in pista una vettura degna di questo nome.
Il risultato è stato pessimo: macchina lenta, vulnerabile, inaffidabile e anche pericolosa per la salute dei piloti. Scelte estreme che non hanno permesso alla AMR26 guidata da Fernando Alonso e Lance Stroll di competere ad alti livelli come si prefigurava fino alla vigilia di questo campionato. Tutto, però, passa in secondo piano dal momento in cui i problemi di salute di Newey hanno preso il sopravvento nell’ultimo periodo, una situazione che lo stesso britannico ha raccontato ai media.
L’assenza vistosa del progettista da alcuni Gran Premi aveva sollevato immediati interrogativi all’interno del paddock. Nonostante l’Aston Martin avesse costantemente rassicurato l’ambiente smentendo qualsiasi tipo di problema e parlando di normale lavoro in fabbrica, Newey ha ammesso la gravità della situazione. Una malattia iniziata già lo scorso anno ha debilitato il tecnico, impedendo a lui e all’intera squadra di esprimere il 100% delle proprie capacità nel momento cruciale della progettazione.
Il ritardo regolamentare e i limiti del lavoro a distanza
I problemi di salute di Newey hanno coinciso con una tempesta logistica e temporale preesistente all’interno della factory di Silverstone. Il britannico è entrato ufficialmente in organico solo all’inizio di marzo dello scorso anno, quando il tempo per interpretare la rivoluzione tecnica del 2026 era già ridotto al minimo. Mentre le scuderie rivali sviluppavano i concetti chiave delle nuove monoposto da mesi, l’Aston Martin si è trovata a inseguire, ereditando peraltro soluzioni e studi pregressi che non si allineavano minimamente con la visione aerodinamica di Newey.
Il quadro clinico ha costretto l’ingegnere a un bilanciamento forzato tra terapie e mansioni professionali, obbligandolo a saltare le trasferte e a coordinare i reparti esclusivamente da casa. Questo isolamento forzato ha privato la squadra del suo principale punto di riferimento fisico: la celebre “boccia dei pesci”, ovvero l’ufficio dalle pareti di vetro situato al centro del dipartimento tecnico che offre una visione a 360 gradi sulla factory. Sebbene Newey fosse costantemente connesso e informato sui flussi di lavoro, la sua assenza fisica ha generato forti dubbi e rallentato la risoluzione delle criticità, poiché gli ingegneri si sono trovati privi del confronto diretto nei momenti più complessi della stagione.
“Ora sto bene, ma è stato un periodo difficile – ha ammesso Newey. Le cose non sempre vanno come previsto. La verità è che non ero al 100% lo scorso anno. Ho dovuto bilanciare la mia salute e il mio lavoro con molta più attenzione”.
Adrian è tornato nel paddock soltanto a Monte Carlo dopo essere stato in pista nei test in Bahrain e alla prima gara in Australia.
Crisi di correlazione e l’allarme power unit Honda
I limiti operativi emersi nei test e nei primi Gran Premi sono la diretta conseguenza di questa disconnessione strutturale. La AMR26 ha palesato un grave deficit di correlazione tra i dati emersi dal simulatore, i riscontri della galleria del vento e il comportamento reale in pista.
A questo deficit telaistico si sono aggiunte le notizie scoraggianti provenienti dal Giappone sul fronte della nuova power unit Honda. Il motore nipponico ha mostrato ritardi nello sviluppo della componente ibrida e problemi di erogazione dell’energia termica, aggravando la mancanza di velocità nei rettilinei e la vulnerabilità complessiva della monoposto in configurazione da gara.
Il caos gestionale e la rinuncia al ruolo di team principal
Parallelamente alle difficoltà tecniche e fisiche, l’Aston Martin ha affrontato una profonda e caotica ristrutturazione dei propri quadri dirigenziali che ha destabilizzato l’ambiente. Il team ha registrato l’avvicendamento tra Mike Krack e Andy Cowell, l’inserimento dell’ex ferrarista Enrico Cardile e il programmato arrivo di Jonathan Wheatley dopo la brevissima esperienza in Audi terminata all’inizio di questa stagione.
In questo clima di transizione, Newey, in qualità di co-proprietario della scuderia, aveva inizialmente assunto anche la carica di team principal alla fine dello scorso anno. La scelta si è rivelata insostenibile: la complessità della Formula 1 moderna ha dimostrato che persino un tecnico della sua esperienza non può sovrintendere contemporaneamente alla gestione politica, amministrativa e ingegneristica di un team. La necessità di salvaguardare la salute e focalizzare le energie ha imposto un rapido passo indietro, costringendo Newey ad abbandonare la gestione quotidiana per concentrarsi esclusivamente sulla direzione tecnica.
Nonostante l’evidente ritardo prestazionale e la frustrazione dei piloti, Newey ha espresso soddisfazione per la flessibilità dimostrata dal reparto corse nel gestire l’emergenza, sottolineando come il legame con gli ingegneri sia rimasto solido. La realtà della pista vede però l’Aston Martin confinata nelle ultime due posizioni, costretta a una totale revisione del progetto AMR26 in un campionato dove i limiti del budget cap riducono drasticamente i margini di manovra. Tra Ungheria e Olanda dovrebbe arrivare una nuova versione della monoposto, ma la strada è ancora tanto, troppo lunga.
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