Thank you. Goodbye Michael!

Condividi su Facebook Pubblica su Twitter Condividi su Google+
Thank you. Goodbye Michael!

MICHAEL È ALL’ULTIMO GIRO. CHISSÀ COSA PENSA SOTTO IL CASCO. QUESTA È LA SECONDA VOLTA CHE SI RITIRA. MA QUESTA È QUELLA DEFINITIVA. NON GLI TREMANO LE MANI. NON ORA. FORSE GLI TREMAVANO AL SUO ESORDIO. IL SUO ESORDIO, BEN 21 ANNI FA.

Belgio 1991: la Formula 1 vede nascere una stella. Michael Schumacher è semi sconosciuto, eppure Willi Weber, il suo manager, ne è certo: sarà un campione. Michael, chiamato da Eddie Jordan per sostituire Bertrand Gachot, si piazza settimo in griglia, ma alla partenza percorre 500 metri e poi la sua Jordan si ferma: frizione andata. Nulla di male, la Jordan gli fa un’offerta per l’anno successivo, ma Briatore, team Manager della Benetton, si muove prima e più velocemente e lo mette subito sotto contratto. A Monza, con la Benetton, arriva sorprendentemente quinto. Le premesse sono ottime.

ORMAI TUTTI I SUOI AVVERSARI SI SONO RITIRATI. SOLO UN PAIO CORRONO ANCORA, MA QUESTI LO HANNO AFFRONTATO SOLO ALLA FINE DELLA SUA PRIMA CARRIERA E HANNO AVUTO COMUNQUE DEL FILO DA TORCERE. MA IL PRIMO VERO AVVERSARIO? MICHAEL SE LO RICORDA BENE. TUTTI NOI CE LO RICORDIAMO BENE. ERA UN CERTO AYRTON SENNA.

La rivalità tra Ayrton e Michael iniziò proprio al Gp del Brasile del 1992 quando il tedesco accusò il pilota della McLaren di averlo ostacolato frenando improvvisamente. Senna dal canto suo scaricò le colpe sull’elettronica saltellante della McLaren. Nei primi Gp della stagione i due continuarono a stuzzicarsi. Al Gp di Francia Michael al primo giro tamponò il brasiliano mettendolo fuori gioco. Poi la gara venne sospesa. Ayrton arrivò subito in griglia e volle scambiare un paio di parole con il tedesco. “È stata una discussione piuttosto interessante. Senza dubbio, la colpa di quello che successe era mia. Avevamo già avuto alcune discussioni all’inizio di quell’anno, e si era lamentato non solo per me ma anche per i media, la ragione principale per cui venne a parlarmi era che, se avessimo avuto eventuali problemi in futuro, ne avremmo dovuto parlare insieme, e non rivolgerci solo ai media; aveva ragione: non tutto appartiene ai media.”[Michael Schumacher]. Poi sempre lo stesso anno a Hockenheim nei test privati i due si presero a ruotate in pista, e ai box arrivarono quasi alle mani. Che Ayrton avesse già capito il destino di Michael? Non lo sapremo mai. Lui non ce l’ha mai detto. “Ci sono state delle circostanze in cui non mi sono sentito del tutto rispettato da lui e altre volte ha cercato di impartirmi una lezione in pista. Ma sulla base di questo, all’inizio della mia carriera in F.1, penso di esser stato rispettato da lui e sono felice che siamo andati d’accordo alla fine. Non pensavo fosse necessario andare in chiesa o essere presente al suo funerale. Non vado in chiesa di solito, ma so quello a cui credo, cosa penso e quali sono le mie emozioni. Sarebbe stato veramente facile essere lì perché Ayrton era il mio idolo da quando lo vidi in una gara di go-kart. Ma a quel tempo, le mie emozioni e i miei pensieri sulle corse in generale erano confusi. Non sapevo se volevo continuare a correre. Fu solo dopo un test a Silverstone che sentii di poter andare avanti. Senza quel test non sarei stato capace di presentarmi alla gara successiva sapendo di poter guidare normalmente. Queste sono state le ragioni per cui non andai al suo funerale, ma per essere onesti ora rimpiango di non esserci andato. Probabilmente è stata una decisione sbagliata.”[Michael Schumacher].

SU QUANTI PODI È SALITO? QUANTE VITTORIE HA CONQUISTATO? PIÙ DEI SUOI STESSI ANNI. MA POCHE TRA QUESTE LE RICORDA COME FOSSE ORA. QUALE MIGLIOR RICORDO SE NON LA PRIMA VOLTA SUL GRADINO PIÙ ALTO. PROPRIO SUL CIRCUITO CHE L’AVEVA VISTO ESORDIRE. SPA.

Il Gran Premio del Belgio 1992 fu la prima vittoria di Schumacher in Formula 1. Partì terzo, e alla fine dopo una gara bagnata si ritrovò in testa. Fu festa grande alla Benetton. Quell’anno e in quello successivo Michael andò costantemente a podio e rimase nelle prime posizioni, arrivando terzo e quarto nel mondiale. Il giovane ragazzo stava mostrando le sue doti.

CHE GUSTO C’È NEL PERCORRERE E RIPERCORRERE UNA STESSA CURVA PER UN NUMERO PRESSOCHÉ INFINITO DI VOLTE? CHE EMOZIONI PROVOCA SPINGERE IL PIEDE SULL’ACCELERATORE ANCORA UNA VOLTA? LA LUNGA CARRIERA L’HA RESO PIÙ CALMO. ORA SA CHE OGNI COSA SUCCEDE PER UN MOTIVO. SA QUANDO È COLPA SUA E SA ANCHE QUANDO NON LO È. TUTTO IL CONTRARIO DEL SUO PRIMO MONDIALE. QUANDO NE COMBINÒ DI COTTE E DI CRUDE.

L’anno della consacrazione è però il 1994. Il tragico 1994 doveva essere la prova del fuoco per il tedesco: la vera sfida con Senna. Ma non fu così. E Michael vinse 6 delle prime 7 gare, giungendo eroicamente secondo in Spagna con il cambio bloccato in quinta marcia. Ma dal Gran Premio delle Gran Bretagna la sua poca esperienza lo tradì. Superò Damon Hill nel giro di ricognizione, e per avere ignorato successivamente la bandiera nera si beccò due gare di squalifica. Così nelle 8 gare successive raccolse 2 successi, un secondo posto e 5 ritiri, che permisero a Hill di rifarsi sotto nel mondiale. L’ultima gara fu quella decisiva, e quella più contestata ancora oggi dai detrattori del tedesco. In Australia al trentacinquesimo giro mentre era in testa Michael picchiò contro il muro, ma proprio mentre arrivava Hill e si apprestava ad attaccarlo, il tedesco scartò verso destra per girare, causando così un incidente che mise KO la sospensione della Williams. Mossa volontaria o involontaria? Il pubblico si divide. “Normale incidente di gara” disse la direzione gara, e titolo al tedesco per solo un punto. Diventò il primo pilota tedesco a vincere un mondiale di Formula 1 e il più giovane campione del mondo. Michael pianse di gioia per il suo successo. “Dedico il titolo a Senna, lo avrebbe vinto di sicuro.”[Michael Schumacher].
Nel 1995 non gli fu difficile trionfare ancora, visto che il suo unico vero avversario era Damon Hill. I due si presero spesso a sportellate, ma il tedesco con nove vittorie e con il suo affermato talento, conquistò il secondo titolo mondiale. Vincendo il Gran Premio del Nurburgring divenne il primo pilota tedesco a vincere il Gp di casa, nonché il più giovane bi-campione del mondo nella storia della Formula 1, e soprattutto grazie ai suoi successi regalò alla Benetton il suo primo e unico titolo costruttori. Quello stesso anno a metà stagione firmò un contratto biennale con la Ferrari che cercava una giovane promessa per ritornare a vincere dopo 17 anni di astinenza.

MICHAEL È CONCENTRATO. FORSE VUOLE FAR SEGNARE IL GIRO VELOCE. FORSE STA SEMPLICEMENTE CERCANDO IL LIMITE COME HA SEMPRE FATTO, E LO VUOLE FARE FINO ALL’ULTIMO. LA STRADA È IN SALITA. NON LO SPAVENTA LA SALITA. LUI HA SEMPRE LOTTATO, FINO ALLA FINE. ANCHE QUANDO LE COSE SEMBRAVANO FACILI. LUI HA COMBATTUTO PERCHÉ ANDASSERO COSÌ.

Nel 1996 Michael si trovò alla guida dell’inaffidabile Ferrari F310. Arrivò in Ferrari per volontà di Montezemolo, e si portò con se un uomo che era stato fondamentale per le sue vittorie con la Benetton: Ross Brawn. “Quando sono arrivato, l’officina Ferrari sembrava un’officina per i kart.”[Michael Schumacher]. La vettura, sebbene progettata da John Barnard, non era per nulla all’altezza delle Williams di Hill e Villeneuve, e ottenne solamente 3 vittorie. Solo 3, ma memorabili. La prima al Gp di Spagna sotto il diluvio. Partito male, si ritrovò a dovere rimontare da dietro parecchie posizioni. Come i grandi campioni riuscì in alcuni passaggi a dare ben 5 secondi al giro ai piloti di testa. Alla fine arrivò primo con circa un minuto di vantaggio sul secondo. Per i tifosi Ferrari fu una domenica di gloria. La seconda vittoria arrivò sul circuito che lo aveva visto debuttare. A Spa vinse in condizioni meteo davvero precarie e ottenendo la sua terza vittoria su questo affascinante circuito. Ma uno dei successi più importanti arrivò a Monza. Michael trionfò davanti al pubblico di casa, provando e provocando delle emozioni indescrivibili nei cuori dei tifosi della Rossa, che non vedevano una vettura del cavallino sul podio di Monza da ben 8 anni. Alla fine terminò il campionato in terza posizione dietro ai due piloti della Williams, Hill e Villeneuve.
Nel 1997 fu una lotta tra Schumacher e Villeneuve. Il pilota della Williams vinse facilmente le prime gare, ma il tedesco riuscì a rimontare i punti di svantaggio andando anche al comando della classifica. Ma la differenza tra i due non andò mai oltre i 14 punti in classifica. Villeneuve poteva chiudere i giochi a Suzuka, ma vanne squalificato,mentre Michael andò a vincere, riaprendo il mondiale, prolungandolo fino all’ultima gara. A Jerez si decisero le sorti del mondiale. Michael partì bene e andò a conquistare la testa della corsa, ma a metà della gara accusò problemi alla sua vettura, e venne raggiunto da Villeneuve. Alla curva Dry Sac questi lo affiancò e tentò di passarlo all’interno, così Michael tentò una disperata frenata all’ultimo, e quando vide che non c’erano più speranze tentò di chiudere la Williams sul cordolo interno. Questa volta ebbe lui la peggio. La sua Ferrari si insabbiò con la sospensione danneggiata. “L’errore più grande della mia vita.” lo definì lui stesso. Se nel 1994 la manovra del tedesco fu considerata dubbia, questa volta fu vista come decisamente volontaria, e Michael con una squalifica esemplare ci rimise la seconda piazza del campionato piloti, ma almeno non i suoi 5 successi e i suoi 3 secondi posti.

MA QUALE È STATO IL PILOTA PER CUI HA PROVATO PIÙ RISPETTO? CHI HA AVUTO IL GRANDE ONORE DI ESSERE STIMATO DA UNA LEGGENDA? CHI PUÒ DIRE “IO HO GAREGGIATO ALLA PARI CON MICHAEL SCHUMACHER”? ANCHE LUI ORMAI SI È RITIRATO DA TEMPO, E OGNI TANTO FA CAPOLINO TRA I PADDOCK, COME FANNO LE VECCHIE GLORIE. SI TRATTA DEL FINLANDESE MIKA HAKKINEN.

La rivalità tra Schumacher e Hakkinen è qualcosa che ha segnato un’epoca. I due non si amavano ma non si odiavano. Tra i due vi era una sorta di rispetto reverenziale. Durante più di tre anni il tedesco e il finlandese si contesero il titolo. McLaren contro Ferrari. Campione contro Campione. Nel 1998 la McLaren iniziò la stagione alla grande, con ben 2 doppiette, ma venne trovata irregolare e allora dovette apportare delle modifiche e il divario con le altre scuderie diminuì leggermente. La Ferrari era comunque molto indietro. Michael cominciò la sua rimonta dal Gp del Canada e terminò fino all’ultima gara. Uno dei Gp più emozionanti di quell’anno fu la gara disputatasi a Spa. Quell’anno le condizioni meteorologiche erano proibitive. Hakkinen si era ritirato per un incidente, e il pilota della Ferrari poteva sorpassarlo in classifica mondiale. Ma in un momento di pioggia intensa, Schumacher si avvicinò a Coulthard per doppiarlo, e non avendo questi lasciato spazio in curva, rallentò sul rettilineo. Il tedesco non vedendo niente vi finì dritto addosso. Entrambi si ritirarono, e sfiorarono la rissa ai box (successivamente lo Scozzese ammise che la sua manovra era stata premeditata per favorire il compagno di squadra ormai ritirato). Alla fine della stagione Michael perse il mondiale all’ultima gara a Suzuka, sebbene avesse vinto quell’anno ben 6 Gp.
Il 1999 si apriva come uno dei campionati più equilibrati degli ultimi anni, in quanto a competitività delle auto. McLaren e Ferrari erano allo stesso livello, e si preannunciava una lotta serrata tra Schumacher e Hakkinen per il titolo. Michael era in testa al mondiale quando al Gp del Canada stampò il suo nome, o meglio il muso della sua vettura sul muretto dei campioni, e la leadership passò al finlandese. Poi a Silverstone il tedesco fu vittima di un terribile incidente in cui si fratturò la gamba destra. Molti credevano che fosse la fine della sua carriera, ma Michael smentì tutti ritornando per le ultime due gare della stagione conquistando due secondi posti, e cercando di aiutare il suo compagno Irvine a vincere il titolo. Alla fine vinse ancora Hakkinen all’ultima gara, sebbene Schumacher avesse ceduto la vittoria al compagno in Malesia, tuttavia non aveva potuto niente contro il finlandese a Suzuka, vedendolo trionfare, impotente. Nonostante tutto si cominciava a vedere la luce alla fine del tunnel: la Ferrari aveva conquistato quell’anno il titolo Costruttori.

COME QUANDO MICHAEL AFFRONTA UNA PARTE TECNICA DI UN CIRCUITO, SE LA AFFRONTA BENE I RISULTATI SI VEDONO, COSÌ DOPO UN PERIODO NERO, CON L’IMPEGNO, INSIEME ALLA FERRARI, È ENTRATO NELL’OLIMPO DELLA F1. UNA VOLTA HA DETTO:“QUANDO INIZI CON UNA SQUADRA DEVI LASCIARE CHE VADA PER CONTO SUO. E ALLA FINE DEVI TUTTO A LORO.” COME SI PUÒ NEGARE CIÒ A UNO CHE HA PORTATO COSÌ IN ALTO UNA SCUDERIA CHE COSÌ IN ALTO NON CI ERA MAI ARRIVATA?

Nel 2000 la Ferrari aveva ingaggiato il brasiliano Rubens Barrichello, e la nuova vettura fu in grado di vincere da subito, ma la stagione fu altalenante. Inizialmente dominò il tedesco, portandosi a circa 30 punti di vantaggio dal finlandese Hakkinen. Poi però la McLaren infilò due doppiette di seguito, con il ferrarista fuori dai giochi, e a Spa Hakkinen vinse portandosi in testa al mondiale. In quella gara Mika compì quello che è definito il sorpasso più bello della storia della Formula 1: Hakkinen sfruttò un doppiato sul rettilineo del Kemmel, e si aprirono in 3 sul tracciato. Il finlandese Passò Schumacher e doppiò Zonta in una sola manovra. “E’ stata una vista spettacolare quando mi hanno passato ad entrambi i miei lati.”[Ricardo Zonta]. Al Gp di Italia però Michael vinse gloriosamente, scoppiando in lacrime in conferenza stampa. Poi fino alla fine della stagione trionfò, laureandosi finalmente campione del mondo a Suzuka, con una gara di anticipo, dopo una furibonda rimonta su Hakkinen . Tutti i tifosi Ferrari si ricordano quella gara e quegli ultimi giri. Alla Ferrari andò anche il campionato Costruttori. Era l’inizio di un monologo Ferrari.
Nel 2001 la Ferrari non aveva rivali. Hakkinen era in crisi e prossimo al ritiro, Coulthard non era così veloce da impensierire il tedesco, che così con 8 vittorie si laureò 4 volte campione del mondo,eguagliando il record di Alain Prost di mondiali ma battendolo in vittorie (53 vs 51) e battendo il record di punti conquistati in una sola stagione detenuto da Nigel Mansell (123 vs 112). Secondo nel mondiale fu Coulthard e terzo Rubens Barrichello. Il tedesco regalò il terzo titolo Costruttori alla Ferrari. Inoltre Ralf e Michael Schumacher furono entrambi molto competitivi in quella stagione e finirono più volte entrambi sul podio. Così commentò Mika Hakkinen: “Raggiungere Michael e Ralf era impossibile. E meno male che in famiglia sono solo due.”

LA PERFEZIONE, QUESTO L’OBIETTIVO. COME RAGGIUNGERLA? CON LA VOLONTÀ. NON È FACILE, AD OGNI ANGOLO C’È SEMPRE QUALCOSA CHE VA STORTO. MA CON LA FERRARI, MICHAEL AVEVA RAGGIUNTO LA PERFEZIONE.

Il 2002 fu un altro anno di puro dominio Ferrari. Nessuno riuscì a tenere testa al tedesco sebbene per le prime gare corresse con la vettura del 2001. Arrivata poi la nuova vettura la supremazia fu ancora più evidente. Con undici vittorie e arrivando in tutti gli appuntamenti del mondiale a podio si aggiudicò facilmente il quinto titolo mondiale battendo Prost ed eguagliando il record di Juan Manuel Fangio. Vinse il suo titolo già a Luglio di quell’anno, con ben 6 gare di anticipo! Michael ottenne 144 punti, mentre Barrichello, il secondo in classifica mondiale, ne ottenne solo 77. L’unico episodio contestato dell’anno fu il Gp d’Austria, in cui per un gioco di squadra il brasiliano della Ferrari, a pochi metri dal traguardo venne obbligato a cedere la vittoria al tedesco. Michael venne coperto di fischi sul podio, e per questo fece salire sul gradino più alto del podio il brasiliano. La Ferrari in seguito a questo trucchetto fu multata di ben 1 milione di dollari. Ma non fu questo a fargli perdere la voglia di vincere. Ancora una volta infatti il titolo Costruttori andò alla casa di Maranello, che puntava sempre più in alto.
Nel 2003 la Ferrari per le prima gare schierò i suoi piloti dotati della vettura dell’anno precedente. L’esito non fu dei migliori, con Schumacher costretto a riparare come meglio poteva nelle prime 3 gare. Alla quarta gara finalmente arrivò la nuova vettura che fu un gran successo. Michael riuscì a colmare lo svantaggio che aveva dal primo in classifica, il finlandese della McLaren Kimi Raikkonen. Alla fine della stagione erano in 3 a giocarsi il mondiale: Schumacher, Raikkonen e Montoya. Ancora una volta la spuntò il tedesco che con il suo sesto titolo mondiale batté il record stabilito da Fangio ben 46 anni prima. E portò a casa l’ennesimo titolo Costruttori. Ormai Michael per tutti era diventato il Kaiser della Formula 1.
Il 2004 fu la copia del 2002. Una totale supremazia della Ferrari. Michael vinse 13 delle 18 gare in calendario. Raikkonen e Montoya non furono in grado di ripetersi durante quella stagione, e non vi furono avversari capaci di ostacolare la cavalcata del tedesco verso il titolo Piloti, ne verso il titolo Costruttori. Jenson Button fu il primo dopo i due ferraristi. Michael aveva conquistato 7 mondiali, e sembrava diretto sempre più in alto.

MICHAEL CORRE FINO ALLA FINE. ANCHE QUANDO TUTTO SEMBRA ANDARE MALE. QUANDO LA DELUSIONE È FRUSTRANTE, È PROPRIO IN QUEL MOMENTO CHE BISOGNA CONTINUARE A CONCENTRARSI E SPINGERE, PERCHÉ COME IN UN GIRO VELOCE, UN ERRORE SI PUÒ RIMEDIARE SOLTANTO ANDANDO OLTRE OGNI LIMITE. CREDENDOCI FINO ALL’ULTIMO.

Nel 2005 la Ferrari non fornì a Michael una vettura competitiva, e dovette arrangiarsi come poté. Corse in difesa e ottenne l’unica vittoria al Gp degli Stati Uniti, che quell’anno venne disputato solo dalle vetture che montavano pneumatici Bridgestone, quindi da solo 6 vetture! Le McLaren e le Renault presero il largo e Schumacher chiuse il mondiale solo terzo, dietro ad Alonso e Raikkonen.
Nel 2006 Michael fu affiancato alla Ferrari da Felipe Massa. Quell’anno la vettura era competitiva e il mondiale si giocò fino all’ultima gara. Dall’inizio il tedesco combatté con Alonso, e vide questo prevalere. A Montecarlo, durante le qualifiche, ci fu un contestato episodio in cui Michael commise un errore alla Rascasse e si fermò in pista impedendo ad Alonso di finire il suo giro lanciato. Per questo fu retrocesso all’ultimo posto dello schieramento. In quel caso vinse Alonso che allungò ancora di più in classifica mondiale. Ma dal Gran Premio degli Stati Uniti Michael inanellò una serie di vittorie che comprese anche la vittoria commovente del Gran Premio di Monza, in cui per altro annunciò il suo ritiro dalle corse. Vinse anche il Gp della Cina grazie alla performance delle gomme Bridgestone. Così si ritrovò a pari punti con lo spagnolo ma con una vittoria in più. A Suzuka però il motore della Ferrari cedette e il tedesco dovette cedere la vittoria al suo diretto rivale. L’ultima gara a San Paolo fu proprio in stile Schumacher. Partito decimo, nei primi giri forò per un contatto con Fisichella e si ritrovò in fondo al gruppo, in procinto di essere doppiato. A quel punto iniziò la sua rimonta che lo portò fino al quarto posto, ma Alonso, arrivando in zona punti vinse il suo secondo mondiale, beffando il pilota della Ferrari. La sua prima “ultima gara” fu davvero epica e degna del campione che era diventato. “Ho fatto tutto quello che ho potuto per far diventare la Ferrari la numero uno. L’intera squadra e tutti i tifosi lo meritavano.”[Michael Schumacher]. Tutti pensavano fosse finita un’epoca.

CHE SODDISFAZIONE L’ULTIMA GARA. LA BELLEZZA DI LASCIARE TUTTI E TUTTO DA GRANDE LEGGENDA. RITIRARSI CON LA FAMIGLIA FINALMENTE, SENZA ABBANDONARE PERÒ LA SUA PASSIONE. LA DEGNA CONCLUSIONE DI UN MITO. MA A LUI NON È BASTATO. LUI VOLEVA DI PIÙ. HA SENTITO SUBITO LA MANCANZA DELLE CORSE. NEGAVA, MA SOTTO SOTTO PROVAVA UN SENSO DI INCOMPLETEZZA. E ALLORA DA MITO VINCENTE VOLLE RIMETTERE TUTTO IN DISCUSSIONE. VOLLE RICOMINCIARE QUANDO AVEVA TUTTO DA PERDERE, VOLLE AFFRONTARE UNA LUNGA SALITA, PROPRIO COME EAU ROUGE- RADILLON, SEMPRE AL MASSIMO.

Dopo il suo primo ritiro Michael non lasciò subito la Formula 1. In 4 appuntamenti si presentò al muretto della Ferrari come consulente di Jean Todt, ma a circa metà della stagione decise di lasciare anche quell’impiego per dedicarsi di più alla sua famiglia. A fine 2007 però effettuò due sessioni di test con la F2007, a Barcellona e a Jerez, ottenendo degli ottimi risultati. Nel 2008 fu confermato come terzo pilota della Ferrari, mentre però esplorava nuovi orizzonti, come la Superbike tedesca, senza ottenere risultati degli di nota. Nel 2009, quando Massa si infortunò all’Hungaroring, sembrava fatta. Per Valencia avevano già stampato le magliette in onore del ritorno in Formula 1 del Kaiser. Ma dopo avere effettuato dei testi sulla monoposto del 2008 Michael diede forfait a causa di un dolore al collo, provocato dai postumi di un incidente avuto sei mesi prima mentre effettuava un test in moto. Ma i giornalisti più informati sostenevano che ci fosse stato un incontro segreto tra Michael e Ross Brawn mirato a riportare il tedesco in Formula 1 nel 2010 alla guida della Mercedes Gp. E infatti, pochi giorni prima di Natale del 2009 vi fu l’annuncio ufficiale. Michael Schumacher torna in formula 1 nel 2010. A Gennaio vi fu la presentazione a Stoccarda, e l’emozione del tedesco era palpabile. Tornava nella categoria maggiore all’età di 41 anni, alla guida di un’auto tedesca con un compagno tedesco, e per di più avendo come team principal un uomo di fiducia: il suo irriducibile compagno di glorie Ross Brawn.
Gli obiettivi che la Mercedes si prefiggeva erano molto alti: lottare per il titolo con l’irriducibile Kaiser. I primi Gran Premi però misero in luce la vera, e scarsa, competitività della Mercedes. Alcuni dissero che il vecchio Michael non c’era più, ma nella Formula 1 moderna è molto più probabile che fosse la vettura a non essere all’altezza delle aspettative. Nella stagione 2010 il tedesco conquistò quattro quarti posti, e fu la prima volta nella sua carriera in cui completò una stagione intera senza vittorie e senza podi. Ma anche in questa annata di magra Michael ottenne un singolare primato: al Nurburgring fu il primo pilota a percorrere una curva intitolata a se stesso, la “S Schumacher”. Alla fine della stagione giunse nono in campionato avendo accumulato 72 punti.
Nel 2011 le prestazioni della vettura non migliorarono, anzi, con l’introduzione delle nuove coperture Pirelli, Michael si sentì ancora meno a suo agio. Riuscì a conquistare solamente un quarto posto ma grazie alla sua maggior costanza di risultati riuscì a migliorarsi in campionato arrivando ottavo con 76 punti. Fu memorabile di quell’anno la gara a Spa, dove per altro ricorrevano i 20 anni dal suo esordio in Formula 1. Partì ultimo a causa di un incidente nella Q1, e rimontò fino alla quinta posizione, con una gara d’altri tempi. A metà stagione i giornalisti davano già per scontato il suo ritiro alla fine dell’anno, visti gli scarsi risultati, ma Michael confermò la sua presenza in Mercedes anche nel 2012.
2012 che paradossalmente vide i suoi migliori risultati dopo il ritorno. Nonostante i numerosi ritiri, ben 7 Michael conquistò la Pole position al Sabato a Monaco, trovandosi ancora una volta là sopra tutti all’età di 43 anni. Non ci fu neanche il tempo di gioire però, perché il tedesco venne penalizzato con 5 posizioni in griglia per un incidente causato al Gp precedente. A Valencia, inoltre, in una gara rocambolesca finì terzo, ritrovando la gioia del podio. Tutti applaudirono il Kaiser, e in primis gli uomini della Ferrari. “Non ci stavo pensando neanche a fine gara. Quando ho passato il traguardo ho chiesto come fossi arrivato. Non capivo. Poi mi hanno detto dalla radio che ero terzo. Non riuscivo a crederci. E’ stato incredibile.”[Michael Schumacher]. Per il resto della stagione non ottenne altri risultati di rilievo, ma al Gp degli Stati Uniti batté un altro record diventando il pilota ad avere percorso il maggior numero di kilometri in gara.
I record di Michael Schumacher sono infiniti, ma è d’obbligo citarne alcuni davvero incredibili:
Maggior numero di mondiali vinti: 7
Maggior numero di vittorie: 91
Maggior numero di Pole Position: 68
Maggior numero di vittorie di fila in una sola stagione 7 (2004)
Maggior numero di vittorie in una sola stagione: 13 (2004)
Maggior numero di giri al comando: 5111

E FU RIMETTENDOSI IN GIOCO CHE DIVENTÒ UNA VERA LEGGENDA. AL DI LÀ DEI RISULTATI, SOLAMENTE PER IL CORAGGIO. MICHAEL SCHUMACHER ORA ABBANDONA PER LA SECONDA VOLTA LA FORMULA 1. RISPETTATO DA TUTTI, METTE LA PAROLA FINE ALLA SUA GLORIOSA CARRIERA. E QUANDO ARRIVA ALL’ARQUIBANCADAS A 300 KM/H, VEDE LA GRIGLIA, E QUELLA LINEA SULL’ASFALTO, E LA BANDIERA CHE SVENTOLA. LE EMOZIONI NON BASTANO, I BRIVIDI SCORRONO LUNGO LA SCHIENA. CI SIAMO. PRENDE UN PROFONDO RESPIRO E…
CHAPEAU MICHAEL, “DER KAISER”.

“Se vuoi battere Michael Schumacher, non devi correre con la sua stessa macchina.” [Kimi Raikkonen].

Matteo Bramati.

Nei prossimi giorni continueremo a pubblicare tantissime immagini della straodinaria carriera di Michael Schumacher. Stay Tuned!

Guarda le immagini piu’ belle della carriera di Schumacher:
Galleria 1
Galleria 2
Galleria 3
Galleria 4
Galleria 5
Galleria 6
Galleria 7

25th novembre, 2012

Tag:, , ,

Iscriviti al Canale YouTube:

Condividi su Facebook Pubblica su Twitter Condividi su Google+

Lascia un commento

Devi eseguire il Login per pubblicare un commento.

Orari e risultati: GP Abu Dhabi
GP
Venerdì 24 Novembre 2017
Prove Libere 1 10:00 -11:30
Prove Libere 2 14:00 - 15:30
Sabato 25 Novembre 2017
Prove Libere 3 11:00 - 12:00
Qualifiche 14:00
Domenica 26 Novembre 2017
Gara 14:00
Meteo F1 GP Abu Dhabi
Calendario F1 2017
Listino Auto Nuove: Configura la tua Auto
F1 su Facebook: Diventa Fan
Copyright © 2011 Motorionline S.r.l. - Dati societari - P.IVA 07580890965
Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Milano in data 20/01/2012 al numero 35
Direttore Responsabile : Lorenzo V. E. Bellini