L’inferno Verde

L’inferno Verde

È difficile dare un titolo a questo articolo perché di circuiti ce ne sono davvero tanti sparsi per il mondo, ognuno con le proprie caratteristiche atto ad esaltare una certa qualità in ogni pilota. Tuttavia, c’è soltanto un circuito al mondo capace di esaltare e mettere in luce quello che comunemente chiamiamo talento e non importa che la macchina sia preparata ad hoc, una minima sbavatura sull’asfalto costerebbe cara al conducente …   sto parlando del Nürburgring.

Agli inizi del novecento quasi tutte le nazioni europee di maggiore importanza avevano il proprio circuito in cui si svolgevano gare sia automobilistiche che ciclistiche, eccetto la Germania. Così nel 1925 venne avviata la costruzione del circuito più lungo che la storia abbia mai conosciuto, ricco di curve, saliscendi e rettilinei. In meno di due anni il progetto fu completato: nacque così quello che oggi conosciamo come Nürburgring, formato da due circuiti, Il maggiore denominato Nordschleife (di quasi 23 km) era composto da ben 172 curve tutte diverse per pendenza e raggio ed inclinazione tra cui spicca la “Karussel” , curva con un raggio di appena 32 metri ed un lungo rettilineo di 4 chilometri: il secondo e minore era il Südschleife (di 7 km e mezzo),  insieme formavano un unico grande circuito, utilizzato però in rarissime occasioni, il Gesamtstrecke, in cui era possibile trovare il bel tempo da una parte e la pioggia dall’altra  un vero inferno per i pochi audaci che osavano intraprenderlo. Lo scopo non era soltanto radunare molti appassionati di automobilismo e motociclismo ma anche creare lavoro in una regione molto povera come l’Eifel. Per coprire i notevoli costi di gestione oltre agli eventi ufficiali il tracciato veniva affittato alle case automobilistiche e motociclistiche per i propri test oltreché a compagnie di privati il cui solo desiderio era ritrovarsi e correre insieme, ovvero quelli che oggi comunemente chiamiamo “Track-Day”. Si può quindi dire che al Nürburgring nacquero nuove ‘mode’ attualissime ai giorni nostri in grado di raccogliere grandi appassionati e di portarne nuovi.

Per i primi trent’anni il circuito non subì modifiche e vide sfidarsi i più grandi assi dell’automobilismo in vere e proprie guerre all’interno di questo Inferno Verde (data l’alta intensità boschiva che circonda la zona). All’inizio delle seconda guerra tutte le attività vennero sospese e fortuna volle che l’intera area non fosse colpita dai bombardamenti, sebbene poi ci pensarono i carri armati degli alleati a distruggere l’asfalto dell’intero circuito, usato come via di comunicazione e rifornimento a guerra finita.                                               

A interventi riparatori completati, si presentò un altro problema piuttosto serio: la sicurezza di chi guidava. Infatti non esistevano vere e proprie vie di fuga lungo il tracciato, soltanto stretti spazi sterrati o erbosi; si decise quindi di intervenire nuovamente nel 1967 aumentando il numero di curve ma ciò non fu sufficiente dato il continuo aumento delle prestazioni delle monoposto, il cui culmine si ebbe pochi anni dopo con l’incidente di Niki Lauda. Data la gran presenza di eventi e l’inagibilità del percorso, si decise di costruire sull’asfalto (inutilizzato) della Südschleife un nuovo percorso di Formula Uno, completato nel 1983 a cui furono aggiunti, 15 anni dopo, un nuovo paddock ed un nuovo ingresso dalla parte della Nordschleife, con un ufficio per i direttori di gara ed un ristorante. L’insieme dei circuiti fu ridimensionato ed è come oggi si presenta così: ovvero la Nordschleife  accorciata a poco meno di 21 chilometri, mentre l’abbattimento quasi completo  della Südschleife ha dato vita alla GP Strecke , inaugurato nel 1984 e inaugurato con una gara dedicata soltanto alle Mercedes fu vinta da un giovane pilota brasiliano: Ayrton Senna. Ad oggi sembra che non sarà più in calendario per quanto riguarda il campionato mondiale di Formula 1. Per quanto riguarda il vecchio percorso della Nordschleife esso risulta tuttora attivo sia per l’uso privato che le competizioni: famosa la sua 24 Ore formata in parte anche dalla Strecke Gp grazie ad alcuni raccordi in modo da poter utilizzare i suoi box e strutture quali l’intera pista esclusa la Mercedes Arena e che raggruppa molte categorie in modo da attirare un largo pubblico in tutta la nazione.

In quello che viene chiamato anche “Ring” si videro vittorie eclatanti come quella compiuta da Tazio Nuvolari nel 1953 sulla piccola Alfa Romeo contro le ‘giganti’ tedesche o di Fangio nel 1957 su Maserati  250F il quale prese a piena velocità il salto sotto il ponte  Antoniusbuche atterrando su sole due ruote all’interno dell’asfalto mentre le altre due si trovavano nell’erba  Fu tuttavia anche spettacolo di gravi incidenti  come quello di Lauda del 197 che costrinse la FIA a togliere il circuito dal palinsesto mondiale nonostante il duro lavoro dell’organizzazione per renderlo più sicuro ai piloti e molto probabilmente fu questo il colpo di grazia che segnò la fine di un’epoca. Ad ogni modo i record lasciatoci dai piloti rimangono sempre esistenti e riguardano sia mezzi a due e a quattro ruote che hanno percorso la Nordschleife: in Formula 1 il record è detenuto da Clay Ragazzoni che mise la sua firma nel GP del 1975 con un 7’06’’40 sebbene in pochi sappiano che un tempo migliore fu fatto da Niki Lauda durante le qualifiche dello stesso anno con un tempo di 6’58’’6 a bordo della Ferrari 312B. Nella categoria Sport-Prototipi Gruppo C i migliori tempi sono tutti delle Porsche ed in particolare di Stefan Bellof che a bordo della 956 ne 1983 girò con un tempo di 6’25’’91 durante la 1000 chilometri con un tempo da lupi a fargli compagnia! Anche i nostri italiani nel post – Nuvolari non sfigurarono affatto: è di De Adamich il record di essere sceso per la prima volta sotto il fantomatico muro dei 10 minuti a giro con una vettura Turismo: un 9’59’’70 a bordo di un’Alfa Romeo 1600 GTA nel Luglio del 1966, mentre per errore si crede che tale record fu delle BMW che segnarono tale record soltanto un mese dopo; sempre italiano è il record su moto da competizioni fatto segnare da Marco Lucchinelli a bordo di una Suzuki 500 durante il GP di Germania del 1980 con un ottimo 8’22’’20.

In questi anni il Nürburgring continua ad essere quel gigante d’asfalto che ha fatto emozionare intere generazioni di piloti e appassionati, immerso nel suo verde silenzioso e scolpito dai rombi dei motori che l’hanno attraversato: il titolo dell’articolo infatti è stato ‘forgiato’ dagli appassionati di motori e a loro si deve molto della fortuna di questo circuito, sperando che un giorno possa tornare ai suoi antichi albori e regalare ancora tante emozioni.

Andrea Villa

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