La storia di François Cevert – parte prima

La storia di François Cevert – parte prima

Parlando di piloti belli e dannati salta subito in mente la figura di James Hunt, puro talento al volante ma genio di sregolatezza fuori dall’abitacolo. Prima di lui, tuttavia, viene un pilota che con l’inglese condivide solamente il fascino; questi possedeva doti del tutto fuori dalla norma per allora: amante della musica classica e del buon vino, suonatore di pianoforte, bravo a flirtare con diverse celebrità femminili, senza mai eccedere.

Il personaggio di cui stiamo parlando è Albert François Cevert. Nato a Parigi il 25 febbraio 1944 da padre ebreo e madre francese, eredita da quest’ultima il cognome per sfuggire alle terribili persecuzioni del regime nazista. Essendo i genitori gioiellieri e quindi benestanti, al giovane François, una volta terminata la guerra, viene fornita un’ottima istruzione che manterrà lungo tutto il suo percorso. La sorte vuole che sua sorella maggiore Jacqueline prima si fidanzi, poi si sposi con Jean-Pierre Beltoise, futuro pilota nella massima serie. Sarà proprio grazie al cognato che comincerà la sua carriera da pilota; infatti nel 1964 François decide di iscriversi ad un corso di guida automobilistica per apprendere le basi e poter così accedere a campionati di rilievo.

Nel frattempo deve prodigarsi per trovare i soldi necessari a finanziare la propria passione, poiché il padre è decisamente contrario alla sua scelta e lo vorrebbe a lavorare con lui, nell’azienda di famiglia. Non arrivando quindi finanziamenti “interni”, a sostenerlo rimane la sorella Jacqueline, che diventerà per lui come un manager già dagli esordi nel mondo delle quattro ruote. Cevert ad ogni modo ha già cominciato a farsi notare e nel 1966 riceve il prestigioso premio “Volante Shell”, il quale gli garantisce una stagione sponsorizzata nel campionato di F3 Francese con mezzo già fornito, in questo caso una Renault-Alpine. Dopo un anno con poche soddisfazioni Cevert trova un accordo per l’annata 1968 con il team Tecno, che porterà al titolo. Stupita per gli ottimi risultati, la scuderia lo promuove di categoria, spedendolo nella ben più competitiva F2, in cui il francese dimostra una notevole freddezza e grandi capacità di guida, finendo il campionato al 3° posto assoluto. È il 1969.

Sempre con il team Tecno si apre la stagione 1970 di Cevert, ma a puntargli gli occhi addosso ci sono diverse scuderie di Formula Uno. Una su tutte è la Tyrrell, che in breve tempo attrarrà il ventiseienne francese a sé. Il primo motivo per cui la scuderia di Ken Tyrrell prese il giovane fu dovuto alla necessità di rimpiazzare “Johnny” Servoz-Gavin, il quale aveva deciso di ritirarsi per ragioni proprie. Secondo e più decisivo motivo fu che ad indicare il francese come prossimo pilota Tyrrell fosse nientemeno che sir Jackie Stewart, campione del mondo 1969 con le Matra del patron Tyrrell. La decisione era maturata dopo uno scontro diretto in pista tra i due al XVIII London Trophy, il 25 maggio, in cui il francese aveva messo in serie difficoltà lo scozzese.

E così il 21 giugno 1970 Cevert sale a bordo della sua prima Formula Uno, la March-Tyrrell 701, in occasione del Gran Premio d’Olanda, corso sul circuito di Zandvoort. Purtroppo per lui la gara si conclude al 31° passaggio, causa un guasto al motore. Ottiene poi un undicesimo posto nella gara di casa, due settimi posti in Gran Bretagna ed in Germania e finalmente il primo punto della sua carriera al termine del Gran Premio d’Italia, giungendo sesto. D’altro canto la monoposto non gode di buona affidabilità, tanto da lasciarlo a piedi in altre tre occasioni dopo il weekend canadese, dove giunge nono.

Nel frattempo il francese è cresciuto e sotto l’ala protettrice di Stewart riceve continui consigli; di pari passo è la Tyrrell, che abbandona i telai March e comincia a produrli da sé: sembra essere l’avvio di una grande stagione. Almeno inizialmente, però, non è così: Cevert si ritira per incidente in Sud Africa, a Kyalami, mentre in Spagna è settimo; altri due ritiri per incidente ai Gran Premi di Monaco ed Olanda lo relegano sempre più in fondo alla classifica. Ma il francese mantiene una gran calma, capisce i propri errori e cambia mentalità, adattandosi alla stessa monoposto che Stewart stava portando al successo in varie occasioni durante quella stagione. Il 4 luglio, nel GP di Francia, sua patria, coglie il secondo posto dietro all’irraggiungibile compagno di squadra, portando a compimento una bella doppietta dopo essere partito dalla settima piazza. Dopo un non strepitoso weekend a Silverstone (10° piazzamento),  il bel francese torna sul podio e piazza la seconda doppietta stagionale, battendo i due ferraristi Regazzoni ed Andretti e facendo registrare il giro più veloce in gara. Al Gran Premio d’Austria Stewart potrebbe laurearsi campione del mondo ma il motore Ford lo appieda, così come accade anche a Cevert. In tal modo il diretto inseguitore, Ronnie Peterson, avrebbe una possibilità di tenere in vita la lotta per l’iride. Ma lo svedese non va a punti (8°) ed in casa Tyrrell si può finalmente festeggiare l’agognato titolo, merito in parte dello stesso Cevert per l’ottimo lavoro svolto da gregario.

Mancano comunque altre tre gare prima di fine stagione e per François è l’occasione giusta per sfoderare tutto il proprio potenziale: il 5 settembre a Monza giunge terzo, in Canada finisce ancora a punti grazie al sesto piazzamento. Manca dunque l’ultima gara, quella degli Stati Uniti, che si tiene presso il circuito di Watkins Glen; è il 3 ottobre.

Dopo una bella battaglia in partenza con Hulme, Cevert ha la meglio e si accoda al compagno di squadra, il quale al 14° giro lo fa passare, trovandosi in difficoltà con gli pneumatici. Il francese regge bene la pressione degli avversari e non si lascia intimidire nemmeno da Jacky Ickx, che avvicinatosi pericolosamente con la sua Ferrari 312 B deve poi arrendersi per un guasto. Dai box gli segnalano il notevole vantaggio (32’’), ma non l’olio lasciato in precedenza dalla monoposto di Ickx: al primo passaggio la Tyrrell sbanda ma il pilota la tiene abilmente in pista. Nonostante l’ulteriore difficoltà nella gestione delle gomme Goodyear Cevert riesce nell’impresa di vincere la sua prima gara nel mondiale di Formula Uno e riportare la bandiera francese sul gradino più alto del podio dopo ben 12 anni. Ed in lui Jackie Stewart intravede molto più di un semplice compagno di squadra: un erede a cui sta trasmettendo tutto il suo sapere automobilistico.

Continua…

 

Andrea Villa

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3 commenti
  1. carlopower

    22 Gennaio 2014 at 17:32

    Non conosco bene la storia di questo grande pilota,pero so che era molto amico di jackie stewart,se non sbaglio e morto in una gara non valevole per il campionato e correva per la matra.

  2. Tizi65

    22 Gennaio 2014 at 23:13

    Cevert è stato uno degli ultimi esponenti della formula 1 della “bella epoque” cioè quando il pilota oltre a correre poteva dedicarsi anche ad altro (la caccia alle femmine nella fattispecie). Credo che l’ultimo di questo genere di piloti sia stato Hunt, poi la formula 1 è diventata troppo professionale perchè i partecipanti al massimo campionato automobilistico potessero concedersi “divagazioni”.

  3. maum

    23 Gennaio 2014 at 20:11

    credo che bella epoque coincida più con l artigianalità o semi professionalità del mondo della f1, che poi dopo è diventato blindato tipo nasa

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