F1 | Si ragiona per il calendario 2020, anche la Malesia monitora la situazione

Iniziare in Europa a porte chiuse per poi andare in Asia, sperando in una frenata del virus

La speranza della Formula 1 sarebbe quella di iniziare a Zeltweg e Silverstone, magari con doppi weekend, per poi andare in Asia e Medio Oriente, prendendo in considerazione anche circuiti non presenti in calendario al momento
F1 | Si ragiona per il calendario 2020, anche la Malesia monitora la situazione

Sta iniziando a muoversi qualcosa in merito al futuro del mondiale 2020 di Formula 1. Da una parte si stanno alzando sempre di più le quotazioni di Zeltweg, che potrebbe ospitare l’esordio di questo campionato addirittura in un doppio appuntamento con i weekend del 5 e 12 luglio, per poi trasferirsi a Silverstone per almeno due settimane e fare, anche lì, altrettante gare (e potrebbe anche scapparcene una terza). Chiaramente queste sono voci, non ci sono comunicati ufficiali in merito, ma sono indiscrezioni che trovano diverse conferme tra i vari addetti ai lavori.

Quale sarebbe l’intenzione della Formula 1?

Innanzitutto far partire il campionato in Europa, rigorosamente a porte chiuse e con il minimo numero di giornalisti indispensabili nel paddock per dare la possibilità a tutti di ricevere le informazioni, e in tal senso solo le TV potrebbero avere accesso. A quel punto, da valutare per tempo le varie disponibilità dei circuiti: Ungheria non ha fatto trapelare nulla, in Belgio gli eventi di grande portata sono al momento sospesi fino a fine agosto, e in Italia sappiamo benissimo in che condizioni viviamo. Ve lo diciamo, la gara di Monza non è così sicura al momento, e in caso sarà a porte chiuse. Togliamoci dalla testa eventuali inserimenti di Imola e Mugello per lo stesso discorso, qualche voce, molto sottile, sembra arrivare invece dal Portogallo, con il circuito di Algrave a monitorare la situazione, mentre Barcellona non si fa problemi ad organizzare un evento a porte chiuse. Punto interrogativo su Le Castellet, Zandvoort e Baku.

Discorso Asia

La speranza è che il virus e i vari contagi diminuiscano del tutto entro i prossimi 4 mesi, così da trasferirsi totalmente nel continente asiatico per disputare il maggior numero possibile di gare e far sì che il mondiale si completi. In tal senso si sta monitorando la situazione anche per quanto riguarda i circuiti al momento non presenti nel Circus. Badate bene: il calendario 2020 così come era stato concepito è da prendere e buttare nel cestino, non ha alcuna validità, anche se si cercherà di mantenere comunque una certa continuità come abbiamo visto prima per Zeltweg e Silverstone. Per questo motivo è stato interpellato Azhan Shafriman, amministratore delegato del circuito di Sepang, in Malesia, fuori dalla Formula 1 dopo l’ultima edizione del 2017. Beh, le sue parole non sono proprio di chiusura verso il Circus.

“Al momento, ospitare di nuovo la Formula 1 non è la mia massima priorità – ha ammesso Azhan Shafriman all’agenzia di news malese Bernama – ma se dovesse presentarsi l’occasione, con una buona offerta, sarei molto favorevole a questa idea perché questo evento porta parte del brand della Malesia. Per accettare di ospitare la Formula 1 per un lungo periodo, dovremmo parlarne con il governo locale poiché la tariffa non è così economica e anche la somma spesa dovrà essere degna sia per il governo che per gli appassionati”.

A tal proposito, non si esclude la possibilità di rimettere in calendario il Fuji, circuito perfettamente omologato per la Formula 1, e fare quindi un doppio appuntamento in Giappone. Per omologare il campionato come mondiale, bisognerebbe coinvolgere anche un terzo continente, e in questo caso dovrebbe essere presa in considerazione nuovamente Melbourne, magari verso la fine del calendario.

E’ tutto un “se”, “ma”, “forse” e pieno di condizionali. E’ chiaro che proviamo a ragionare in merito alle informazioni e le sensazioni raccolte. La situazione dovuta al Coronavirus ha messo sotto scacco tutti, ma il solo fatto che si stia provando a programmare il futuro fa ben sperare, con la voglia di ritornare alle nostre vite il più presto possibile.

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