F1 | Ricciardo: “I primi 45 secondi di gara sono fondamentali”

"In quei momenti non bisogna pensare alle strategie, ci sono altri 90 minuti per farlo", ha aggiunto

F1 | Ricciardo: “I primi 45 secondi di gara sono fondamentali”

Alla scoperta dei segreti di Daniel Ricciardo. Si potrebbero riassumere così queste dichiarazioni molto interessanti rilasciate dall’australiano di Sicilia al podcast Armchair Expert. Il pilota della Renault, prossimo alla McLaren racconta il suo modo di approcciarsi alle gare negli istanti che precedono la partenza e quelli immediatamente successivi. Non bisogna focalizzarsi subito sulle strategie, non appena si spengono i semafori l’unica cosa da fare è spingere al massimo ed essere spietati.

“Qualche anno fa – dichiara Ricciardo – uno dei miei coach, prima della partenza di una gara mi ha detto <<Goditi questo momento in griglia, guarda la folla, ascolta l’inno e prova a divertirti un po’, non proiettarti al secondo giro della gara, prova ad usare tutto questo come se fosse carburante e lasciati andare>>. Credo che la partenza sia la parte fondamentale della gara, con 20 macchine che entrano insieme alla prima curva, è talmente decisiva che può creare la tua corsa oppure distruggertela. Se guadagni o perdi le posizioni, potresti essere sempre lì anche dopo un’ora e mezza. Quindi sono arrivato fin qui pensando che i primi 45 secondi di ogni gara siano quelli dove non bisogna proiettarsi alle strategie o altro, ma devi essere spietato e lucido, è da quel momento che la tua gara può prendere una piega piuttosto che un’altra”.

“Volendo, 45 secondi non sono niente se li prendi su 90 minuti di corsa, battaglie e strategie. Le persone guardano troppo avanti, io invece credo si debba ragionare step by step e stare attenti alle piccole cose che possono ricompensarti alla grande. Ragionando così tutto è andato bene negli ultimi cinque anni, ma ogni tanto mi domando se vada cambiato tutto oppure no. Bisogna essere anche aperti all’apprendimento, all’evoluzione e alla sperimentazione di qualcosa di nuovo. Penso che in uno sport in continua evoluzione come la Formula 1 il mio stile di guida possa non andare bene man mano che passano le stagioni, quindi devo adattarmi. Ad esempio – conclude il 31enne di Perth – il mio compagno di squadra potrebbe fare qualcosa di meglio, e a quel punto mi toccherebbe imparare da lui”.

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