Formula 1 | Binotto: “Questo regolamento non è bocciato, lo spettacolo c’è!”
"I motori V8 torneranno sicuramente, ma non penso prima del 2031. ADUO? Va rivisto", ha detto Mattia

La Formula 1 ha appena iniziato il suo viaggio con il nuovo regolamento tecnico: queste vetture, con i cambiamenti dovuti alle problematiche riscontrate con le nuove power unit, le vedremo almeno fino al 2029, con la possibilità da parte di FIA e Liberty Media di anticipare di un anno già il prossimo cambio normativo nel 2030, invece della naturale scadenza del 2031. La possibilità è dettata dalle tante critiche ricevute specialmente a inizio anno, da addetti ai lavori e soprattutto dai piloti, coloro che devono essere sempre i reali protagonisti in un weekend di Formula 1, e che nel tempo sì, si sono placate, ma mai del tutto.
La possibilità di tornare a un’anima più racing è ormai lì, dietro l’angolo: tutti i soggetti interessati, dalle governance ai team, fino appunto ai piloti, è decisa sul riavere i motori V8 a partire dal 2031 (o forse 2030), con una tecnologia ancora non chiara, ma che vedrà sicuramente una riduzione della batteria e dell’elettrico. Se ne discute, così come si discute anche delle attuali normative, in particolar modo dell’ADUO, ovvero la possibilità di migliorare il motore endotermico da parte di quei costruttori che hanno un deficit da recuperare. Su questo ha parlato recentemente Mattia Binotto, team principal dell’Audi e con una carriera alle spalle costruita in Ferrari, da motorista a capo del muretto.
L’analisi sull’ADUO e i limiti di questo regolamento tecnico
Il funzionamento dell’ADUO è uno dei punti più complessi del quadro normativo attuale: è pensato come strumento di perequazione, ma lascia spazio a interpretazioni dal punto di vista strategico.
“È uno strumento che nasce per convergenza di prestazioni o per aiutare chi veramente è in difficoltà per un problema di progetto sbagliato fin dalla base – ha spiegato Binotto alla collega Diletta Colombo di AutoMoto -. Credo che offra a chi è in ritardo la possibilità di progredire con più risorse, più fondi e più tempo al banco. In questo senso appare equo, sebbene ogni regolamento possa presentare limiti e difetti. Se un team ha un potenziale vantaggio prestazionale, come forse accade oggi alla Mercedes, può scegliere di non sfruttarlo pienamente e di raccogliere anche il beneficio dell’ADUO”.
La distorsione evidenziata dal manager della casa degli anelli risiede proprio nella differenza di misurazione rispetto a quanto avviene sul fronte del telaio e dell’aerodinamica.
“Credo che di questo ne siamo tutti consapevoli in Formula 1. A ben vedere, lato telaio esiste un ADUO che va a regolamentare le ore in galleria del vento, ma si basa su un parametro più ogjektivo, la classifica, che non si può nascondere e che rispecchia il potenziale della vettura. Per il futuro l’ADUO andrà rivisto. Meriterà delle discussioni con la FIA e con gli altri team, per capire se questo sistema accontenti tutti o meno”.
Il motore del futuro: la convergenza sui V8, i costi e l’efficienza
Immaginando l’architettura della Formula 1 che verrà, il primo fattore determinante risiede nel mantenimento di un rigoroso controllo finanziario, necessario per garantire la sopravvivenza economica dei team a fronte di progetti complessi.
“Il primo aspetto di cui tenere conto è l’attenzione ai costi – ha sottolineato l’ingegnere reggiano -. Penso che la F1 abbia compiuto dei grandi passi in avanti con il budget cap negli ultimi anni, ma il contenimento delle spese resterà centrale. Prodotti così complessi portano a costi elevati. Mi auguro però che la F1 rimanga all’avanguardia della tecnologia. Deve essere una piattaforma di innovazione come è sempre stata”.
Sul fronte della motorizzazione, la scelta del futuro raccoglie un consenso unanime tra i costruttori, mentre la discussione rimane aperta sul livello di integrazione dei sistemi ausiliari e sulla gestione dell’energia.
“Siamo tutti d’accordo sul V8: non è un tema di dibattito. Bisogna invece valutare come integrare l’ibridizzazione, il turbo o altre soluzioni in questo otto cilindri. Più che sull’architettura, rifletterei sull’efficienza del motore in sé. Tutte le auto stradali puntano in questa direzione, con rendimenti sempre più alti. Se la Formula 1 vuole restare un laboratorio di innovazione, deve fare lo stesso”.
Questo orientamento non implica però una rincorsa incontrollata verso l’elettrificazione totale, considerando la naturale diversificazione tra il prodotto da corsa e la produzione di serie.
“Le monoposto di Formula 1 e le auto stradali restano due realtà molto distanti – ha ribadito il team principal -. L’elettrificazione rimarrà, non è un tema da discutere. La questione riguarda il tipo di elettrificazione e quanto spingere. Anche il settore della produzione di serie sta rimodellando l’elettrificazione sulla base dell’esperienza passata. Sono convinto che la componente elettrica nella motorizzazione del futuro non sarà così rilevante come oggi.”
Governance, stabilità dei regolamenti e riscontro del pubblico
La gestione delle riforme tecniche comporta inevitabilmente un confronto politico serrato tra le varie forze presenti nel paddock, dove la tutela degli interessi individuali deve trovare una sintesi con la crescita globale della categoria.
“Quanto è difficile fare il bene della categoria evitando vantaggi singoli? La risposta è nella governance – ha affermato Binotto -. Tutto passa attraverso una votazione, un sistema implementato proprio per evitare che arrivino dei vantaggi ai singoli team o ai singoli costruttori. Poi è chiaro che ognuno di noi guarda al proprio tornaconto. Ma c’è anche un interesse comune, per il bene della Formula 1. Abbiamo fatto il meglio possibile dalla base da cui eravamo partiti. È un continuo processo di miglioramento”.
In merito alle ipotesi di uno stravolgimento regolamentare anticipato prima della scadenza del decennio, la posizione dell’ingegnere invita alla stabilità, evidenziando il valore dello spettacolo espresso in pista dall’attuale generazione di vetture.
“È probabile un cambiamento prima del 2031? Non credo. Inoltre, non credo che questo regolamento sia così da bocciare. L’ultima modifica rilevante risale al 2014, quando un solo team dominava gli altri. Oggi ci sono più squadre in grado di lottare per la pole e per la vittoria. Siamo tutti pronti a criticare, magari in modo costruttivo, ma lo spettacolo è presente. La F1 sta riscuotendo successo e il pubblico segue i GP con passione”.
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