Formula 1 | Anche la McLaren contro il regolamento: “L’incidente di Bearman non ci stupisce”

"Fortunatamente è andata bene, avevamo già sottolineato questo problema alla FIA", ha detto Andrea Stella

Formula 1 | Anche la McLaren contro il regolamento: “L’incidente di Bearman non ci stupisce”

Il fine settimana del Gran Premio del Giappone ha lasciato in dote alla Formula 1 ha riacceso il dibattito sul regolamento tecnico 2026, e al centro delle discussioni c’è l’incidente che ha visto protagonista Oliver Bearman alla curva Spoon. Mentre il giovane britannico della Haas ha lasciato il circuito fortunatamente con le sue gambe, nel paddock si è alzata la voce dei protagonisti del Circus, e in questo parliamo di Andrea Stella. Il team principal della McLaren non ha usato giri di parole per ribadire come certi pericoli fossero stati ampiamente previsti e come ora spetti alla FIA intervenire per evitare conseguenze ben più gravi.

La dinamica dell’impatto ha messo a nudo una delle criticità più discusse della nuova era ibrida: l’enorme differenza di velocità che si può generare tra due vetture in base alla gestione dell’energia elettrica. Bearman si è ritrovato improvvisamente davanti la Alpine di Franco Colapinto, che in quel momento stava operando una fase di recupero energetico particolarmente aggressiva. Con uno scarto di più 50 km/h tra i due mezzi, il tamponamento è stato evitato solo grazie a un riflesso del britannico, che però è finito sull’erba perdendo il controllo della sua monoposto e impattando lateralmente contro le barriere con una forza misurata in 50G.

Una cronaca di un incidente annunciato

Per Andrea Stella non si è trattato di un evento imprevedibile, ma della conferma di timori già espressi durante l’inverno. La McLaren era stata tra le squadre più attive nel segnalare alla Federazione i rischi legati alle attuali configurazioni di power unit, dove il “clipping”, ovvero il taglio improvviso della spinta elettrica a fine rettilineo trasforma le auto in ostacoli quasi immobili per chi segue in piena spinta.

Il manager italiano ha voluto sottolineare come la consapevolezza tecnica del problema fosse già presente nei dati simulati prima ancora che le vetture scendessero in pista a Melbourne: “In merito a quanto accaduto a Oliver, ritengo che in una dinamica simile, essendo consapevoli che la velocità di avvicinamento può diventare così marcata nel momento in cui una monoposto decelera o si trova in fase di super clipping mentre l’altra sta spingendo, non ci sia affatto da stupirsi”.

“Avevamo già sottolineato durante le sessioni di test pre-stagionali che questo specifico punto avrebbe dovuto figurare tra le priorità nell’agenda della FIA per apportare dei correttivi al regolamento tecnico del 2026. Il nostro obiettivo non è certo quello di attendere che si verifichino incidenti prima di decidere di intervenire e, purtroppo, durante il fine settimana del Gran Premio del Giappone, qualcosa è effettivamente successo. Fortunatamente Oliver se l’è cavata soltanto con qualche contusione e nulla di più preoccupante. Oggi sentiamo addosso la chiara responsabilità di introdurre tutte le misure necessarie e più opportune per garantire i massimi standard in termini di sicurezza”.

Il nodo del regolamento 2026 e la pausa di aprile

Il calendario offre ora una finestra di riflessione grazie alla pausa che precede il prossimo appuntamento. Il mese di aprile diventa dunque un periodo spartiacque per il futuro della categoria. Giorno 9 è previsto un incontro tra i responsabili tecnici della Formula 1, la FIA e i costruttori. L’obiettivo è quello di trovare una soluzione condivisa per mitigare l’effetto “fisarmonica” che sta rendendo i sorpassi non solo artificiali, ma anche molto pericolosi.

Le proposte sul tavolo sono diverse. Si parla di una revisione radicale dell’aerodinamica attiva, che potrebbe essere liberalizzata per permettere ai piloti di compensare i cali di potenza motoristica riducendo la resistenza all’avanzamento. Un’altra strada porta alla modifica dei limiti di recupero energetico per giro, passando dagli attuali 9 megajoule a 6 nelle sessioni di qualifica, per evitare che le auto “muoiano” letteralmente prima della zona di frenata. Stella e la McLaren spingono affinché queste modifiche non restino semplici bozze, ma diventino realtà operativa prima della trasferta di Miami.

Un coro di critiche che non si ferma

La posizione di Stella non è isolata. Anche i piloti, da Max Verstappen a Lando Norris, hanno manifestato un crescente disagio. Il campione del mondo olandese ha più volte definito “terribili” i dati emersi dai simulatori, criticando una Formula 1 che premia più la gestione dei software che il coraggio nel corpo a corpo. Norris, dal canto suo, ha descritto l’esperienza di guida a Suzuka come un “continuo yo-yo”, dove il pilota è un passeggero di scelte compiute dalla centralina elettronica sulla distribuzione dei kilowatt.

Il problema della sicurezza resta il tema dominante. Se a Suzuka l’incidente è avvenuto in una curva con ampie vie di fuga come la Spoon, la preoccupazione corre verso i circuiti cittadini o i tracciati con muretti molto vicini alla linea bianca. Immaginare un differenziale di 50 km/h tra due macchine sui rettilinei di Baku o tra le pieghe di Monaco spaventa non solo i piloti, ma anche i team principal che devono rispondere dell’integrità dei propri uomini.

Il tempo delle analisi teoriche sembra dunque giunto al termine. La richiesta della McLaren è chiara: la sicurezza non può essere un elemento negoziabile o un aspetto su cui intervenire “a posteriori”. La palla passa ora alla FIA, chiamata a dimostrare di saper ascoltare le squadre prima che la fortuna, che ha protetto Bearman in Giappone, smetta di assistere il Circus in pista. La riunione di aprile sarà il banco di prova definitivo per capire se la Formula 1 del 2026 saprà correggere i propri errori di gioventù o se continuerà a inseguire un andamento tecnologico che fa acqua da tutte le parti.

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