F1 | La Ferrari non è nella tempesta, è già naufragata

Il GP del Belgio segna il de profundis di una Ferrari che andrebbe rifondata

F1 | La Ferrari non è nella tempesta, è già naufragata

Spiace dover correggere Binotto, che non vuol sentire il termine crisi, che parla di tempesta e sottolinea che bisogna tenere la barra dritta e seguire la rotta, ma il team principal non si è ancora reso conto che la sua Ferrari è naufragata da un pezzo, letteralmente affondata nelle acque termali di Spa.

Lo spettacolo umiliante andato in scena all’università delle Ardenne segna un punto di non ritorno, sul quale difficilmente si può soprassedere. Fotografie e istantanee sparse che certificano il fallimento di una gestione capacissima di fare la voce grossa in sede politica, tra Concordia, party mode, appelli e quant’altro, ma completamente inadeguata dal punto di vista sportivo. Non macchine rosse, ma macchie sbiadite, infilzate senza pietà da scuderie che in tempi normali venivano doppiate (con il massimo rispetto per Faenza e Hinwill), lontane anni luce dal vertice, impossibilitate anche solo a “sognare” una misera zona punti. Spettacolo terrificante, quasi surreale, sicuramente avvilente.

Ecco perché chiunque in linea di comando avrebbe ben donde per schiumare rabbia, dimostrare ferocia, rivoltare come un calzino questa squadra che ha dimenticato anche come si fanno i pit-stop. Sorprende invece la serafica calma e la pacatezza di un Binotto che parla di team sereno e di unità di intenti guardando al futuro, fiducioso nella capacità di reazione dei suoi fidati uomini. Sarebbe bellissimo, ma risulta ormai alquanto difficile credergli.

La monoposto è un disastro, i piloti sono nervosi in pista e completamente rassegnati fuori, le prospettive a breve termine – stante il congelamento per il 2021 – sono nefaste. Monza potrebbe essere peggio di Spa e tutto il resto del campionato un calvario. Eppure pare andare tutto bene, non si percepisce rabbia, né voglia di cambiare.

La verità è che la strada intrapresa da anni pare a questo punto completamente sbagliata. La diaspora di tecnici di assoluto livello (quasi tutti finiti in Mercedes, guarda un po’), il modello orizzontale poi verticale, un Tetris in GeS in pratica, l’insediamento di un presidente come Elkann di fatto assente e probabilmente (absit iniura verbis) poco appassionato, la presenza di un amministratore delegato come Camilleri lontano dalle faccende di pista, e per ultima la leadership di un Binotto che somiglia sempre più al comandante fatalista del Titanic. Non abbandona la nave, ma affonda con essa. Tutti elementi che hanno contribuito alla crisi (già proprio così) attuale.

Probabilmente dopo essere stati sverniciati e riverniciati sul Kemmel dalla Alfa Sauber, squadra clienti che bazzica nelle ultime posizioni del Costruttori, le dimissioni sarebbero state un atto dovuto e un messaggio importante. Elkann e Camilleri avrebbero potuto respingerle, ma almeno Binotto avrebbe mandato un segnale, uno scossone, qualcosa che permettesse al team di destarsi dal ferale torpore che lo accompagna. Nessuno più deve essere sicuro del proprio posto, anzi bisognerebbe andare a pescare quelli (più) bravi, d’altronde Enzo Ferrari lo fece negli anni ottanta con Barnarad e nessuno si prese collera.

Dopo essere finiti a centro gruppo con una monoposto che – parole di TP – non ha né motore né carico, è sempre più chiaro che questa squadra va ricostruita, affidata a chi conosce la F1 e Maranello. Cosa aspettano gli Agnelli a chiamare Montezemolo? Vanno messi da parte i vecchi dissidi, perché la posta in gioco è troppo alta. Vendere le auto sarà un bel risultato commerciale, ma la Nazionale dei motori non può finire fuori dalla zona punti come se fosse tutto normale. E siamo stanchi di sentire sempre le stesse parole, che bisogna capire, analizzare, che si guarda al futuro, che anche qui andrà tutto bene. Perché a tenere questa rotta la Ferrari è naufragata già da un pezzo. E non è andato tutto bene.

Antonino Rendina


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