F1 | Hamilton e la centesima vittoria: un “momento magico”

In Russia, il pilota della Mercedes scrive un'altra pagina di storia dello sport, centrando un successo che gli restituisce anche la testa della classifica

F1 | Hamilton e la centesima vittoria: un “momento magico”

Nel fine settimana del Gran Premio di Russia, Lewis Hamilton ha scritto un’altra pagina della storia della Formula 1, diventando il primo pilota a centrare quota cento successi in carriera. Un record assoluto per la categoria, giunto al termine di una gara che si è risolta solamente negli ultimissimi chilometri, quando uno scroscio di pioggia ha stravolto una finale che sembrava ormai già scritto. “È un momento magico. Avrei potuto solo sognare di essere ancora qui e di avere questa opportunità di vincere queste gare e di guidare contro un talento così fenomenale a questo punto della mia carriera e di continuare a costruire con la Mercedes, di cui sono così orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto, non solo in pista ma anche fuori e sì, questo è solo un momento speciale per tutti coloro che ne hanno fatto parte. Ho avuto la squadra più incredibile. Sono sempre grato a loro per il loro continuo sostegno e la loro fiducia in me. Anche ai miei genitori. Mio padre… Anche solo ieri sera, proprio come la prima gara che ho fatto o il primo campionato in cui ho combattuto quando avevo otto anni, mio padre mi ha mandato un messaggio o chiamato ieri sera ed è sempre stato quello che mi ha rassicurato e ha continuato a sostenermi, quindi sì. E come ho detto, ci sono stati momenti in cui non sapevi nemmeno se sarebbe successo. Quindi, mi sento incredibilmente grato per l’incredibile supporto che ho avuto. Soprattutto al Team LH”, ha raccontato il vincitore dopo la corsa.

Pochi giri che hanno cambiato tutto, consegnando al campione inglese l’ennesimo trionfo personale in cui ha giocato un ruolo fondamentale anche il muretto Mercedes, capace di farsi perdonare l’errore commesso al sabato nelle qualifiche individuando il momento migliore per il passaggio alle gomme intermedie. Procedendo con calma, allo spegnimento dei semafori il portacolori della squadra tedesca non era stato autore di uno scatto brillante, pagando lo scotto di trovarsi dalla parte sporca della griglia di partenza. Su un tracciato particolare come quello russo, che presenta un lungo rettilineo prima di arrivare alla staccata di curva due, la possibilità di sfruttare la scia rappresentava un grande punto a favore per le ambizioni dell’inglese: ponendosi immediatamente alle spalle di Carlos Sainz Jr. e Lando Norris, Hamilton era riuscito a guadagnare velocità recuperando terreno, fino al momento in cui era stato costretto ad alzare il piede perché imbottigliato nel traffico del britannico della McLaren. Nel tentativo di difendere la sua posizione di leader nei confronti del Ferrarista, infatti, Norris aveva cercato di chiudere l’interno, andando così involontariamente anche a rallentare la cavalcata del connazionale della Mercedes, che a quel punto era stato costretto a cedere il passo agli avversari perdendo quanto di buono costruito fino a quel momento data l’impossibilità di allungare la staccata. La fase più critica, tuttavia, non si era ancora conclusa perché, nel tentativo di sfruttare il duello tra Fernando Alonso e Lance Stroll in curva cinque per completare una manovra ai danni dello spagnolo, il pilota di Stevenage aveva impostato una traiettoria che non si era rivelata tra le più efficaci, dando così la chance a Daniel Ricciardo alle sue spalle di cogliere il meglio dalla situazione e guadagnare una posizione grazie ad un abile incrocio di linee. Una situazione complessa che, dopo pochi metri, aveva fatto scivolare Hamilton fino al settimo posto, ben lontano da quelli che erano i suoi piani per uno stint in cui l’obiettivo era quello di mettere pressione su Ferrari e McLaren per conquistare la testa della corsa e portare a casa punti importanti per la sfida al titolo mondiale.

Bloccato in un trenino da cui era estremamente difficile uscire, con George Russell, Lance Stroll e Daniel Ricciardo che si fornivano scia e DRS a vicenda, l’unica tattica percorribile per la Mercedes era quella di giocare di strategia e sperare di poter andare il più lungo possibile, in modo non solo da poter correre in aria libera e sfruttare il potenziale della vettura, ma anche creare un offset in termini di vita degli pneumatici che avrebbe permesso di attaccare sul finale e recuperare possibilmente delle posizioni. Una tattica che si era potuta ravvisare già nel corso del nono passaggio, quando l’ingegnere di pista di Lewis gli aveva indicato via radio come l’obiettivo fosse quello di prolungare lo stint, andando sei giri oltre quello che era il target inizialmente prefissato. Una indicazione che sarebbe poi stata ritoccata solamente qualche tornata più tardi, tentando di estendere ulteriormente: una decisione che, però, si andava a scontrare con quella che poteva sembrare la realtà dei fatti, perché già dopo un quinto di gara a serbatoio pieno, diversi piloti avevano iniziato a riportare delle difficoltà nel gestire l’asse anteriore della monoposto, in particolare la gomma anteriore sinistra, che presentava evidenti fenomeni di graining. Su una pista come quella di Sochi, che presenta una grande quantità di curve che richiedono trazione, l’asse che generalmente va per primo in crisi è il posteriore, motivo per il quale si cerca un corretto equilibrio aerodinamico per mitigare la situazione. Al contrario, tuttavia, l’intensa pioggia scesa il giorno prima, unite alla basse temperature registrate alla domenica, avevano reso l’anteriore sinistra la copertura a cui prestare maggiore attenzione, tanto che non era difficile poter osservare i portacolori delle varie squadre adottare tecniche di lift and coast alla fine dei rettilinei ma anche nei tratti più impegnativi per l’asse anteriore. Una tecnica utile non solo a porre meno energia negli pneumatici, ma anche a preservare carburante, il cui aspetto ha rappresentato una criticità per diverse squadre. Ciò lo si era potuto apprezzare in particolar modo alla fine dei due lunghi rettilinei, complici le maggiori dovute alla scia che richiedono uno sforzo maggiore sia sull’impianto frenante che sulle gomme, così come nel lungo curvone che caratterizza il primo settore che, seppur metta maggiormente sotto stress l’anteriore destra, ha un notevole impatto anche sulla controparte del lato opposto, motivo per il quale era possibile osservare Hamilton alzare leggermente il piede dall’acceleratore. Un comportamento che, chiaramente, si alternava a seconda delle opportunità che si presentavano davanti, perché in più occasioni Hamilton aveva cercato di farsi vedere negli specchietti dell’australiano per portare un attacco, in particolar modo quando il gruppetto di testa aveva iniziato ad aprirsi, lasciando piccoli gap tali da diminuire l’effetto aerodinamico positivo sugli allunghi.

Giro dopo giro, la corsa cambiava faccia, con i piloti di testa che avevano iniziato il valzer dei pit stop in corrispondenza del tredicesimo passaggio, quando l’Aston Martin aveva deciso di richiamare Stroll ai box per montare un nuovo set di gomme hard, dando così il via ad una reazione a cascata, che aveva visto anche Russell e Sainz rientrare per coprirsi a vicenda. La vera svolta, però, era giunta alla fine del ventiduesimo passaggio, quando anche Ricciardo aveva imboccato la corsia dei box, lasciando così la possibilità ad Hamilton di girare in aria pulita, sprigionando così il vero potenziale della sua Mercedes. Ad esclusione del primo settore, dove la possibilità di sfruttare il DRS comportava una differenza non totalmente colmabile, il cambio di passo era evidente, con i migliori parziali personali registrati nel secondo e nel terzo intertempo, tanto da togliere quasi un secondo.

Un netto miglioramento riscontrabile anche nel mondo il cui il campione di Stevenage andava ad affrontare il curvone principale del tracciato, senza alzare il piede, sapendo che il momento del pit stop sarebbe arrivato da lì a pochi giri. Girare in aria libera, inoltre, aveva dato modo di ripulire parzialmente il graning che si era creato in precedenza, dando nuova vita agli pneumatici, abbastanza da consentirgli di creare quella finestra temporale necessaria per tornare in pista davanti all’australiano della McLaren nel momento in cui si sarebbe fermato. Per quanto potenzialmente Hamilton avrebbe potuto proseguire lo stint ancora per qualche passaggio, dato che i suoi tempi continuavano ad essere competitivi rispetto alla concorrenza, riuscire a porsi davanti al rivale della squadra di Woking era un passo fondamentale lato strategia, un’occasione da non lasciarsi sfuggire per evitare il rischio di rimanere nuovamente imbottigliati. Montato un nuovo set a mescola hard, la corsa dell’inglese al podio e, potenzialmente, al successo era iniziata e giro dopo giro, le vere potenzialità della W12 venivano fuori. Per come aveva lavorato la squadra di Stoccarda al venerdì, era chiaro che gli strateghi nei loro piani si aspettassero una gara in solitaria, complice un passo sia sul giro secco che sulla lunga distanza inarrivabile per gli avversari, ed è proprio per questo che quel ritmo in aria pulita era così significativo. Tornare sul tracciato con un certo margine a disposizione, oltretutto, poteva dare modo di non mettere immediatamente sotto stress le coperture magari durante una battaglia ma, anzi, di portarli in temperatura con gentilezza, in modo da evitare di formare nuovamente del graining come nella prima metà di gara.

Grazie a qualche bella manovra, nello spazio di pochi passaggi Lewis era stato in grado di risalire fino al quinto posto, che si andava a trasformare in una seconda posizione virtuale nel momento in cui si andava a prendere in considerazione che i primi tre, Perez, Alonso e Leclerc, non si fossero ancora fermati per la loro sosta obbligatoria. Ma il reale obiettivo del britannico non era il trio di testa, bensì Norris, il pilota che dopo il pit stop di Sainz aveva preso la testa della corsa e sembrava aver intenzione di tenerla fino alla fine della corsa, nella speranza di avere quel piccolo margine per proteggersi sul dritto da avversari potenzialmente più rapidi. Decimo dopo decimo, il sette volte campione del mondo continuava a diminuire il gap dal rivale, complice anche l’elevato fuel saving in atto da parte del connazionale della McLaren a cui, infatti, nel corso del trentasettesimo passaggio era stato consigliato di concentrarsi più sul passo che sui consumi, tornando a spingere. Una necessità assoluta, anche perché in quel frangente Hamilton era riuscito a riportarsi sotto i tre secondi di distanza, abbastanza per sentire i benefici della scia sul rettilineo principale e, così, continuare a guadagnare anche sui rettilinei. Una volta ricongiuntosi al leader della corsa, tuttavia, la riconcorsa alla vittoria aveva subito una brusca frenata, in quanto sembrava ripetersi una situazione che si era già verificata a Monza solamente due settimane prima, seppur in maniera diversa: gestione del passo, abbastanza per rimanere davanti ma senza mostrare del tutto le proprie carte, ben consapevoli di avere una vettura che sugli allunghi potesse avere qualcosa in più sugli avversari. Se in Italia era stato Norris a dover subire questa tattica da parte del compagno di squadra che, infatti, nell’ultimo passaggio aveva ancora abbastanza passo nel taschino per segnare il crono più veloce della gara, in Russia era Lando che poteva applicarla, ponendosi nella situazione di poter dettare il ritmo nei confronti del campione di Stevenage, creando quel minimo gap utile nel terzo settore, dove le gomme in scia tendevano a scivolare e surriscaldarsi, per uscire dall’ultima curva e difendersi sul lungo rettilineo principale. Sfruttando la differenza prestazionale tra i due mostrata nei passaggi precedenti, Hamilton aveva provato in più occasioni a farsi vedere negli specchietti del battistrada, ma il portacolori della McLaren era sempre stato in grado di proteggersi egregiamente, spezzando il ritmo del rivale della Mercedes, creando una sorta di effetto elastico in cui i due continuavano a “punzecchiarsi”, soprattutto nel momento in cui le gomme iniziavano ad avere ormai un chilometraggio relativamente elevato.

Per quanto non sarebbe stata impresa semplice, Lando sembrava avere dalla sua le potenzialità per resistere per resistere in testa fino alla bandiera a scacchi, ma a scombussolare le carte in tavola era stato l’arrivo della pioggia, che aveva posto i piloti in una situazione estremamente delicata. Nei primi passaggi, la quantità di acqua in pista sembrava a livelli accettabili e, nonostante qualche difficoltà nel mantenere la vettura in pista, i tempi erano ancora relativamente buoni, il che aveva spinto Norris a voler rimanere in pista, nella speranza che l’intensità non aumentasse. Una scelta che sembrava ricalcare quella di Hamilton che, quantomeno dal suo punto di vista, avrebbe voluto evitare di fermarsi per giocarsi sul tracciato un duello che gli avrebbe consentito di raggiungere quei 25 punti fondamentali per la classifica piloti, spinto anche dal miglioramento delle condizioni dell’asfalto in alcuni determinati punti del circuito. La mossa decisiva, quindi, spettava al muretto box che, da una parte poteva contare sui riferimenti di Bottas, il quale si era fermato con qualche tornata di anticipo tentando un tutto per tutto, dall’altra doveva fare affidamento sui dati del radar, i quali annunciavano ulteriore pioggia in arrivo, come si è poi verificato. A dispetto delle richieste del proprio pilota, il quale suggeriva di rimanere in pista, erano stati proprio gli ingegneri della Mercedes, sfruttando tutti gli elementi a propria disposizione, ad effettuare la scelta corretta, imponendo a Lewis il rientro proprio pochi minuti prima che si scatenasse il diluvio, che aveva imposto l’utilizzo delle gomme intermedie. Sfruttando il vantaggio del maggior grip offerto dalle gomme intagliate rispetto a quelle da asciutto, nello spazio di pochi chilometri, il sette volte campione del mondo era riuscito a chiudere rapidamente il gap dal battistrada, traendo il massimo da un lungo di Norris per prendere a sua volta la testa della corsa ed involarsi verso il centesimo successo personale, un record assoluto per la categoria, una nuova pagina di storia per il mondo della Formula 1. Un successo tuttavia agrodolce, perché lo scroscio finale aveva dato modo anche a Max Verstappen di approfittare della situazione, risalendo la china fino ad un onorabilissimo secondo posto, che avrebbe potuto essere una settima piazza in condizioni normali: punti preziosi che hanno consentito ad Hamilton di tornare in testa alla classifica mondiale, se pur non con il vantaggio che sperava, soprattutto tenendo a mente che l’olandese era partito dal fondo, massimizzando così la sostituzione del motore con una perdita tutto sommato accettabile.

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