F1 | GP Singapore – La triste resa di una Ferrari travolta dalla solidità Hamilton-Mercedes

La difficile gara di un malinconico Vettel dà l'idea del grande momento di difficoltà di Maranello

F1 | GP Singapore – La triste resa di una Ferrari travolta dalla solidità Hamilton-Mercedes

“Non eravamo veloci, non abbiamo mai avuto ritmo”. Le meste parole di un desolato Sebastian Vettel fotografano alla perfezione l’attuale momento della Ferrari. E’ una Rossa che ha vissuto un mondiale ad alta quota, con la pressione a mille, ha sognato e concretizzato, ma ha anche sprecato e si è incartata troppo spesso.

Dopo Silverstone è iniziata un’altalena di emozioni, di speranze e di errori, un cerchio infernale che ha fatto scivolare Vettel in classifica dal +8 della vittoria inglese al -40 di Marina Bay. In cinque GP Hamilton ha conquistato quattro vittorie e un secondo posto, capitalizzando al massimo il potenziale della vettura, spiccando per velocità e lucidità, ergendosi per l’ennesima volta a padrone incontrastato del campionato.

Quella di Singapore, purtroppo, è sembrata la classica resa incondizionata. Su una pista in linea teorica favorevole, dove contavano motore e trazione, la Ferrari non ha mai trovato il bandolo della matassa. Le certezze su una monoposto finalmente vincente hanno lasciato il terreno a domande di antica memoria.

Come è possibile che una vettura competitiva più o meno ovunque sia arrivata all’appuntamento campale scivolando a destra e manca e incapace di sfruttare al meglio gli pneumatici? Costa sta succedendo all’interno della squadra, se è vero che anche agli osservatori esterni non è sfuggito il nervosismo dei due piloti? Perché azzardare strategie “originali” e per giunta sbagliarne i tempi?

La Rossa sembra essere andata letteralmente nel pallone, presa in contropiede dal lavoro certosino di una Mercedes che sorniona ha saputo sviluppare la propria monoposto alle spalle della Ferrari, crescendo gara dopo gara e rimettendosi prepotentemente a fare l’andatura. Il mito della vettura più forte è stata la spada di Damocle che alla fine è caduta sulla testa del Cavallino, gli si è ritorto contro d’improvviso, con le aspirazioni che si infrangevano sulla solidità di una Mercedes tetragona, frantumandosi su questa corazzata argentata che sa bene come si vince, sa come si fanno le strategie, sa tenere i nervi saldi perché abituata da anni ad inanellare vittorie.

Nel giocattolo rosso qualcosa si è rotto, troppo sbilanciata la monoposto a Singapore, troppo lenta per essere vera, con la squadra incapace di reagire, se non provando la mossa della disperazione delle ultrasoft con Vettel, condannando il già provato tedesco ad una gara di rimessa, di gestione di una gomma diversa da quella dei rivali. C’è tensione e si vede, lo dimostrano le parole al veleno di Seb, dopo le qualifiche e dopo la gara, con più critiche alla squadra nelle ultime due settimane che in quattro anni. Lo testimoniano l’insolita maleducazione e il nervosismo di Raikkonen, che pure potrebbe fregarsene arrivato a questo punto, ma al quale probabilmente non è andata proprio giù di guidare sulle uova per gli estenuanti sessantuno giri di Singapore.

L’avevamo scritto dopo Monza e lo ripetiamo: contro questo Hamilton non è un dramma perdere. Perché il campione inglese mai come nelle ultime due gare ha dimostrato di avere qualcosa in più degli altri. Diventa addirittura riduttivo dire che è in stato di grazia. E’ un fenomeno che, al di là di qualche uscita infelice, merita rispetto e applausi. Vettel, per velocità e talento, non è da meno, ma è chiaro che al tedeschino, condottiero indomito per gran parte del campionato, stia venendo a mancare la terra sotto i piedi.

Sebastian ha commesso errori anche pesanti, ma per dare il meglio di sé, per rendere al massimo in una categoria come la F1, serve il supporto massimo del team. Il pilota e la squadra lavorano all’unisono, rappresentano un’unica entità. Chi può assicurare che tra Seb e Maranello ci sia ancora piena fiducia? Suonano sinistri i team radio delle qualifiche, dove emergono insolite differenze di vedute. Hamilton danza tra le curve, Vettel annaspa, ma è da superficiali pensare che sia lui il responsabile della debacle iridata. Sebastian ha dato tutto, restano le cinque splendide vittorie, ma ormai è un ombra malinconica che sembra portare in macchina, e sulle proprie spalle, tutti i demoni di un squadra che non sa più come si vince.

Antonino Rendina


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