F1 | Montezemolo su Enzo Ferrari: “Devo ringraziarlo perché ha sempre creduto in me”

Nel corso di un'intervista ai microfoni della Formula 1, l'ex Presidente della Rossa ha ripercorso i suoi anni alla corte di Enzo Ferrari

F1 | Montezemolo su Enzo Ferrari: “Devo ringraziarlo perché ha sempre creduto in me”

Luca di Montezemolo rappresenta una parte importante della leggenda Ferrari. Nel corso degli anni il manager italiano ha vissuto il mondo del Cavallino in diversi ruoli, dagli inizi come osservatore, passando per le vesti di team manager, fino ad arrivare alla posizione di Presidente che ha ricoperto fino al 2014: decenni in cui Montenzemolo ha scritto pagine della storia Ferrari e ha riportato la Rossa sul tetto del mondo, sia nel motorsport che in campo stradale, rendendo il brand della casa di Maranello uno dei più famosi, se non il più famoso, in campo automobolistico.

L’imprenditore di Bologna ha ripercorso le tappe della sua carriera sportiva in un’intervista concessa ai microfoni di “Beyond The Grid”, il podcast ufficiale della Formula 1, dall’approdo in Ferrari alla corte di Enzo Ferrari fino al ciclo vincente con Michael Schumacher in veste di Presidente del Cavallino.

“È una storia divertente, perché al tempo ero un pilota di rally del team Lancia ed ero stato invitato ad una famosa trasmissione radio italiana in cui era possibile fare domande in diretta agli ospiti di questa trasmissione” – ha raccontato Montezemolo spiegando come approdò in Ferrari -. “Io ricevetti una domanda in cui mi dissero che le corse erano pericolose, inutili e solo per ricchi. Fu difficile rispondere spiegandogli che stava dicendo tante cazz… Enzo Ferrari solitamente ascoltava questa trasmissione e chiamò direttamente alla trasmissione e chiese ‘chi è questo ragazzo? Mi piace, sta rispondendo alle domande nella maniera giusta. Se hai l’opportunità di venire a Maranello, sarei felice di incontrarti di persona’ e quando tornai in Italia a Natale, perché in quel periodo frequentavo l’università a New York, andai a Maranello per incontrare Enzo Ferrari. Amavo le corse ed ero anche un pilota del team ufficiale Lancia. Alla fine della nostra conversazione, Enzo Ferrari mi disse ‘vorrei incontrare persone come te, giovani ragazzi pronti ad aiutare’. Gli risposi di non dirmelo due volte perché sarei stato pronto a venire a Maranello subito dopo aver completato i miei studi all’università. Quando a luglio conclusi l’università, iniziai a fare New York-Maranello non-stop ed iniziai a lavorare per lavorare per Ferrari. Mi mandò a Brands Hatch per la mia gara da osservatore e fu fantastico, perché la Ferrari era 15° e 16°, molto indietro sulla griglia. Quindi gli telefonai il sabato e lui mi disse ‘Luca, perché non dici al team manager di tornare indietro e non correre domani? Non voglio vedere la Ferrari fare una così magra figura in gara’. Era la mia prima gara, ero timido ed ero appena arrivato, poi andammo in gara e Ferrari decise di fermarsi per alcuni Gran Premi. Mi ricordo che era il 1973, tornammo in pista dopo un paio di gare in Austria con una sola vettura. Diventai il suo assistente personale per qualche mese e poi fui nominato team manager. Nel 1974 ingaggiammo Niki Lauda e Clay Regazzoni” ha aggiunto l’ex Presidente del Cavallino ripercorrendo i suoi primi anni a Maranello.

Nel corso degli anni, Enzo Ferrari è stato una figura di riferimento per Montezemolo, da cui l’imprenditore di Bologna sente di aver imparato due aspetti fondamentali per il proprio lavoro: “Aveva una grandissima esperienza. La prima cosa che dovete sapere è che io sono di Bologna, quindi la mia mentalità non è molto distante da quella di Enzo Ferrari, in particolare per le relazioni che aveva con le persone intorno a sé. Da lui ho imparato tantissimo, ma se dovessi essere breve e coinciso, dire che da lui ho imparato a pensare, ad essere più duro quando vinci rispetto a quando perdi, perché quando vinci magari pensi di essere il migliore e ti rilassi, mentre naturalmente quando perdi sei costretto a reagire. Un secondo aspetto è quello di guardare sempre avanti, mai guardarsi indietro, in termini di tecnologia e di organizzazione. Questo è ciò che ho imparato e devo ringraziarlo, perché nonostante avessi solo 26 anni mi diede molto potere e, in quel momento, non era per nulla semplice riuscire una così grande responsabilità da una persona come Enzo Ferrari”.

“Avevo una bellissima relazione con lui dal punto di vista personale” – ha poi proseguito Montezemolo -. Era il mio consigliere in tema di ragazze! Ricordo che quando in agosto la fabbrica era chiusa e non c’era nessuno, solitamente andavamo a mangiare sulle colline circostanti. Mi diede anche molti consigli sulla mia vita privata e devo ringraziarlo perché ha sempre creduto in me. Ricordo quando andai a primi incontri con Bernie Ecclestone, Colin Chapman, Ken Tyrrell e Teddy Mayer, ero una ragazzo molto giovane in rappresentanza della Ferrari e non ero abituato a scrivere ciò che veniva detto, ma comunque facevo un resoconto di quanto era successo. Una volta tornati indietro e Enzo Ferrari mi disse ‘ma perché non scrivi su un pezzo di carta cosa è successo?’. Era in grado di motivare le persone, alcune volte forse fin troppo, mettendo uno contro l’altro perché cercava di tirare fuori il massimo da ognuno di noi”.

È noto che il fondatore dello storico marchio del Cavallino avesse un rapporto particolare con i piloti, da Niki Lauda fino a Gilles Villeneuve, ma ciò che contava prima di ogni altra cosa era la macchina, la Ferrari stessa. Montezemolo ha provato a spiegare questo rapporto, analizzando anche le gerarchie all’interno della squadra: “Prima di tutto, i piloti ovviamente erano importanti per Enzo Ferrari. Ma prima dei piloti c’è la macchina, c’è il brand. Era molto geloso nell’avere in prima linea la macchina e poi in seconda battuta il pilota, non viceversa. Da quanto ho visto, era sempre molto vicino ai piloti, gli chiedeva opinioni dopo la gara, ma sempre prendendo le proprie decisioni. In altre parole, i piloti sono i piloti, gli ingegneri sono gli ingegneri e il boss sono io. Regole e responsabilità chiare. Ferrari era sempre curioso anche di vedere cosa succedeva negli altri team e chiedere informazioni, certe volte anche in maniera indiretta e segreta per avere notizie sugli altri piloti” ha poi concluso l’ex Presidente della Rossa.

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