F1 | Ferrari, la beffa di Abu Dhabi compie dieci anni: una ferita ancora aperta

La storia di Alonso in rosso, con la conquista di quel Mondiale, avrebbe potuto prendere una piega diversa

La Rossa non fu all'altezza del talento dello spagnolo, perdendo un titolo che sembrava già vinto
F1 | Ferrari, la beffa di Abu Dhabi compie dieci anni: una ferita ancora aperta

Un antico adagio recita: “Il tempo guarisce ogni ferita”. Sarà così nella maggior parte dei casi ma ci sono alcune ferite (tra cui quelle sportive) che non riescono proprio a rimarginarsi,  anche se nel frattempo sono passati tanti anni. Eh già. È trascorso esattamente un decennio da quella domenica pomeriggio del 14 novembre 2010, dove Fernando Alonso e milioni di tifosi ferraristi videro andare in fumo un campionato del mondo che sembrava lì alla portata, pronto per essere preso e strappato alla Red Bull.

E invece quel Gran Premio di Abu Dhabi si trasformò in un autentico calvario, con il posteriore della Renault di Vitaly Petrov che continua a turbare il sonno di tante persone. Eppure il titolo era proprio a un passo, dopo le qualifiche che videro primeggiare la Red Bull di Sebastian Vettel davanti alla McLaren di Lewis Hamilton. Il manico di Alonso riuscì a portare la sua Ferrari in seconda fila, accreditata del terzo tempo, davanti al principale rivale al titolo Mark Webber solamente quinto. Il primo passo era fatto. Ma non doveva essere l’unico.

Forse la strategia Ferrari in quel weekend di Abu Dhabi si è purtroppo fermata a quel sabato, con il Cavallino convinto che tutto era già compiuto. Quello che accadde il giorno successivo è oramai storia nota ed è un supplizio che attanaglia il cuore dei ferraristi. In quella gara, e non solo, giusto sottolinearlo, la Ferrari non è stata all’altezza del suo pilota – non solo dal punto di vista puramente tecnico ma anche per la fallace visione della corsa maturata al muretto box – che malgrado una monoposto inferiore alla concorrenza era riuscito con il suo talento a portare il Cavallino al decisivo round iridato. Vero, in stagione Fernando aveva commesso degli errori (partenza anticipata in Cina, incidente nelle FP3 di Montecarlo, incidente con successivo ritiro a Spa) ma sul piatto della bilancia i bonus erano nettamente superiori ai malus.

Il destino, che non ammette voltafaccia, in quel 2010 aveva teso la mano in più di una occasione alla Ferrari che negligentemente si è girata dall’altra parte.  La Red Bull e Sebastian Vettel hanno giustamente legittimato in pista la propria tattica, e la fortuna di avere in corsa entrambi i piloti per il titolo, con la scuderia di Milton Keynes che ha privilegiato il giovane pilota “cresciuto e allevato in casa” sacrificando il più esperto compagno di squadra.

Forse senza quella sosta anticipata da parte della Ferrari, che di fatto ha favorito il gioco della Red Bull, la storia di quel Mondiale e forse dei successivi anni avrebbe potuto prendere una piega diversa. Chissà, oggi potevamo essere qui a discutere dei trionfi iridati di Alonso in Ferrari senza parlare dei numerosi rimpianti che hanno purtroppo accompagnato la storia in rosso del pilota spagnolo. Una cosa è certa: Abu Dhabi continua a rappresentare una beffa atroce per tutti quei supporter del Cavallino che pensavano in quel lontano 2010 di porre fine al digiuno iridato che ancora oggi, nel 2020, non accenna a finire.

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