F1 | Alonso e il talento senza età, adesso dategli una monoposto competitiva

Fernando continua a disseminare lampi di classe, per la F1 sarebbe un peccato perdere un pilota così

F1 | Alonso e il talento senza età, adesso dategli una monoposto competitiva

La 24 ore di Le Mans è stata l’ennesima prova della classe di Fernando Alonso. Lo spagnolo ha stravinto la prestigiosa endurance insieme ad altri due ex F1, Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima, avendo ragione dell’altra Toyota ufficiale, in una 24 ore trasformata in una singolar tenzone tra le due LMP1 nate a Colonia.

Dal carattere controverso, per certi versi scomodo, polemico per natura, Alonso va però apprezzato e sostenuto per ciò che è: un fenomeno al volante. Vero che a Le Mans si vince in tre, in un perfetto lavoro di squadra e i meriti vanno quindi ripartiti in egual misura tra Fernando, Buemi e Nakajima, ma lo stint notturno di Matador, capace di recuperare nella notte de la Sarthe quasi un minuto e mezzo di svantaggio sull’altra Toyota (Kobayashi, Conway, Lopez) ha facilitato non poco il resto dell’endurance per il suo equipaggio, entrando di diritto tra le “imprese” di questo campione.

Sminuirne il trionfo, aggrappandosi alla poca competitività generale dell’attuale WEC, è uno sgarbo al motorsport. In una gara di 24 ore, corsa ad un ritmo bestiale, su un’affidabilità che si regge su un filo sottilissimo e contro una vettura gemella dalle pari prestazioni e ambizioni, Nando e i suoi coéquipier hanno sudato le proverbiali sette camicie per portarsela a casa.

Con buona pace per chi, nel paddock, ha di fatto chiuso le porte al pilota di Oviedo, a causa della personalità alquanto ingombrante. Da parte dei manager del Circus servirebbe un atto di coraggio, per dare a questo eterno giovanotto una monoposto all’altezza. Fernando Alonso è la dimostrazione che per certi atleti il talento non ha età, che la carta di identità ha un significato relativo, che contano motivazioni e piede. Alonso, da esordiente a Le Mans, ha saputo fare la differenza anche in quella notte fonda che pur intimorisce e mette in soggezione tanti blasonati colleghi.

La vittoria di Alonso non è diversa da quella di Hulkenberg nel 2015. Due F1 che hanno il coraggio di cimentarsi con una gara durissima, e vincerla. Ma Fernando, con il palmarès che ha, poteva starsene benissimo sulla famosa sdraio delle foto a prendere il sole. Ed invece è lì, in giro per il mondo, ad inseguire il sogno della Triple Crown. Pronto a smentire chi lo vorrebbe ricordare solo per qualche team radio colorito e qualche polemica di troppo. Uscite fuori luogo che fanno parte del personaggio, ma che da sole dicono davvero troppo poco su questo pilota. E talvolta è giusto che a parlare sia solo e soltanto la pista.

Antonino Rendina


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1 commento
  1. giallo81

    19 giugno 2018 at 13:51

    Condivido, meritava il terzo mondiale con la ferrari per quello che ha fatto in pista, da sempre il massimo alla guida, e che massimo.

    Il suo carattere non l’ha aiutato nelle scelte e l’ha reso antipatico a molti, ma sul talento non si discute.

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