F1 GP Italia | Hamilton: “Sarebbe incredibile vincere a Monza con la Ferrari”

Lewis spiega il cambio di metodologia di lavoro in Ferrari: "Il mio obiettivo è osservare e capire cosa si può migliorare nel team"

Alla vigilia del Gran Premio d'Italia a Monza, Lewis Hamilton accende l'attenzione del paddock presentandosi al circuito a bordo di una rara Ferrari F40 con il numero 44 impresso sul monoblocco. Il sette volte campione del mondo affronta la gara di casa del Cavallino tra l'introduzione del nuovo motore ADUO sulla SF-26, le memorie legate a Michael Schumacher e il lavoro svolto dietro le quinte per indirizzare lo sviluppo tecnico della squadra
F1 GP Italia | Hamilton: “Sarebbe incredibile vincere a Monza con la Ferrari”

L’arrivo di Lewis Hamilton a Monza nella giornata dedicata alle conferenze stampa è stato certamente degno di nota: vestito alla Eddie Murphy, con un cappotto piuttosto singolare viste le alte temperature italiane di questo periodo, e soprattutto a bordo di una Ferrari F40 praticamente nuova di zecca e con pochissimi chilometri alle spalle. Un arrivo da star per il sette volte campione del mondo, oggi più che mai carico e determinato nell’ottenere un grande risultato nel catino brianzolo, sperando che il nuovo motore ADUO montato sulla SF-26 possa dare gli effetti sperati.

L’esemplare in questione, conservato dal proprietario originale che vi aveva percorso soltanto 69 chilometri prima di riporlo in garage con la polvere dell’epoca, è stato sottoposto a un completo restauro per consentire a Hamilton di condurlo personalmente all’autodromo. Durante gli interventi di ripristino del propulsore, i tecnici hanno scoperto sul monoblocco la punzonatura del numero 44, un dettaglio simbolico che ha trasformato l’acquisto dell’autovettura in un vero tributo alla storia del marchio.

Presentarsi alla gara di casa della Scuderia a bordo di uno dei modelli stradali più iconici rappresenta la scelta di celebrare l’eredità Ferrari nel contesto più appropriato. “È la sensazione più bella in assoluto essere un pilota Ferrari – ha detto Lewis –. È un grandissimo onore e un privilegio arrivare in Italia per questa gara iconica con il team più iconico e migliore del mondo. È davvero fenomenale viverlo per il secondo anno consecutivo, e la sensazione è ancora quella di una prima volta. Non è qualcosa a cui ci si possa abituare”.

L’ispirazione di Michael Schumacher e la riorganizzazione tecnica

In occasione del fine settimana brianzolo, la Scuderia porta in pista dettagli celebrativi legati ai successi di Michael Schumacher. Per Hamilton, il legame con la figura del pilota tedesco affonda le radici nell’infanzia, tra i ricordi delle domeniche trascorse a seguire le gare in televisione e le sfide ai videogiochi selezionando la vettura rossa, fino al momento di condividere la pista con lui negli ultimi anni della sua carriera. Il contributo del pilota inglese alla squadra attuale non si limita all’aspetto di facciata, ma riguarda una profonda revisione dei processi interni.

L’inserimento di una figura esperta proveniente da realtà concorrenti ha permesso di portare una prospettiva esterna all’interno del reparto corse di Maranello. Hamilton ha spinto per modificare metodologie consolidate e abitudini aziendali che limitavano la flessibilità dello sviluppo, proponendo soluzioni testate preventivamente al simulatore per ottimizzare le risorse nell’era del budget cap. La collaborazione con il team principal Fred Vasseur ha consentito di individuare priorità chiare, fornendo alla squadra una direzione precisa nella progettazione e nelle modifiche da apportare alla monoposto per alzare il livello prestazionale in ogni area operativa.

“Beh, non ho preso alla lettera il manuale di Michael in questo senso – ha ammesso -. Ovviamente non ero all’interno del team quando si parlava della grande impresa di Michael nel riorganizzare la squadra, ma alla fine si tratta sempre di una combinazione di molte persone: non c’è un “io” nel lavoro di squadra. È come una nave gigantesca, e il compito del pilota è lavorare fianco a fianco con le figure di vertice per cercare di indirizzarla nella giusta rotta. L’aspetto positivo e l’opportunità per un nuovo pilota che porta con sé l’esperienza maturate in altri due team è la prospettiva esterna: quando sei dentro un ambiente, a volte si fa fatica a vedere la foresta a causa degli alberi”.

“Quando arriva qualcuno da fuori, o persino nuovi ingegneri da altre realtà, dicono subito: “Ehi, noi questo lo facevamo diversamente”. Non significa necessariamente che sia il modo migliore, ma sono approcci differenti. È affascinante pensare che tutti i team operino sotto lo stesso regolamento eppure seguano strade completamente diverse per arrivare a prestazioni distanziate da un solo decimo in pista. È ciò che rende il nostro sport straordinario”.

“Per quanto mi riguarda, ho spinto molto per apportare modifiche alla vettura che l’anno scorso non si potevano fare: sia per ragioni di budget cap, sia per una forma di consuetudine aziendale del tipo “abbiamo sempre fatto così, perché cambiare?”. C’è voluto un grande lavoro di persuasione per far passare alcuni di questi cambiamenti. Alcuni erano costosi e richiedevano processi più lunghi, quindi ho lavorato al simulatore chiedendo che venissero progettati prima lì. Li ho testati al simulatore lo scorso anno e poi sono stati integrati come opzioni sulla vettura che utilizziamo ogni weekend”.

“Il mio obiettivo principale, arrivando da fuori, era osservare le cose fatte bene — nessuno è perfetto — ed evidenziare gli aspetti migliorabili dicendo: “Dobbiamo alzare l’asticella in tutte queste aree”. È ciò che ho cercato di fare. Penso che Fred abbia persino detto che alcune cose nella lista non si potevano realizzare subito perché troppo onerose, ma gli sono grato per quelle che ha approvato, e sono orgoglioso dei progressi mostrati”.

Il motore ADUO e la gestione della SF-26 nel Tempio della Velocità

Sul fronte squisitamente prestazionale, il Gran Premio d’Italia segna l’esordio del nuovo aggiornamento della power unit con specifica ADUO. Il propulsore rappresenta un passo avanti necessario per ridurre il divario di quattro decimi al giro sul ritmo gara accusato nelle ultime uscite rispetto a McLaren e Mercedes. Sebbene la novità tecnica non sia sufficiente a colmare integralmente il gap accumulato dall’inizio della stagione, la presenza costante di evoluzioni garantisce al team la consapevolezza di lavorare nella giusta direzione per competere al vertice.

La guida della SF-26 sul tracciato di Monza presenta complessità specifiche legate alla gestione dei sistemi elettrici e dell’assetto aerodinamico. Rispetto al passato, le attuali monoposto utilizzano configurazioni con un carico aerodinamico maggiore in percorrenza di curva, sfruttando i sistemi di riduzione del drag sui rettilinei. Tuttavia, il derating della componente elettrica a fine rettilineo comporta una riduzione delle velocità di staccata di circa 20 o 30 chilometri orari rispetto al passato, obbligando i piloti a un lavoro di adattamento nella scalata delle marce prima di impostare la frenata alla Prima Variante e alla Roggia.

“È sempre un compito complesso gestire queste power unit – ammette Lewis -. Arrivare qui fa un certo effetto: probabilmente abbiamo più carico aerodinamico in percorrenza di curva rispetto allo scorso anno perché, con i sistemi di riduzione del drag, utilizziamo l’ala dell’ultima gara, ad esempio; sui rettilinei l’efficienza resta alta, ma poi registriamo una perdita di potenza elettrica. Arriviamo staccando magari a 20 o 30 chilometri orari in meno rispetto al passato a fine rettilineo, il che richiederà un minimo di adattamento. Era sempre spettacolare arrivare qui e sentire il motore urlare in fondo al rettifilo, spingendo senza sosta fino alla staccata”.

“Questo weekend non sarà così: i piloti si troveranno probabilmente a scalare marcia prima ancora di impostare la frenata, il che da guidatore non offre la sensazione migliore in assoluto, ma è la sfida che abbiamo davanti. Ottimizzare l’erogazione del gas, l’ingresso in piena potenza e l’attivazione dei sistemi fa parte del gioco. È un lavoro estremamente tecnico e articolato, e siamo tutti sulla stessa barca

Strategie di squadra, scenari iridati e l’obiettivo vittoria

Nel contesto del weekend monzese, la gestione delle qualifiche prevede un’applicazione precisa delle strategie di squadra per sfruttare l’effetto scia lungo i rettilinei. In questa gara la priorità della scia spetta a Hamilton, assicurando un lavoro sinergico del muretto box per posizionare la SF-26 nelle prime file dello schieramento.

L’analisi della concorrenza include la presenza di Kimi Antonelli, attuale leader del campionato. Nonostante la penalità in griglia che costringerà il bolognese a una rimonta dall’ultima posizione, il livello prestazionale espresso dalla sua monoposto suggerisce un recupero rapido verso la zona punti. Per la Ferrari, l’imperativo risiede nel concentrarsi sulle proprie prestazioni senza farsi condizionare dalle dinamiche altrui, sfruttando il supporto continuo del pubblico di casa.

“Vincere a Monza per la prima volta su Ferrari sarebbe qualcosa di indescrivibile. Ho visto Charles vincere nel 2019 quando ero sul podio con lui, ma riuscirci in prima persona sarebbe fenomenale. E c’è anche il pensiero che, se dovessi farcela, sarei il primo pilota nero a esserci riuscito per la Ferrari in Italia. La pressione è alta e c’è la volontà di regalare un risultato al team, alle persone della fabbrica presenti qui e ai tifosi, che accorrono in massa con una passione ineguagliabile. Questa settimana c’è anche mia madre con me, per la prima volta a Monza, e voglio fare di tutto per regalare un grande fine settimana alla squadra”, ha concluso Hamilton.

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