F1 GP Belgio | Ferrari, Hamilton ammette: “Non uso il simulatore dal GP del Canada”
"Questa scelta mi ha aiutato tantissimo, a volte la tecnologia ti porta fuori strada con l'assetto", ha detto Lewis

Lewis Hamilton arriva a Spa-Francorchamps forte delle ultime, eccellenti prestazioni ottenute con la Ferrari. Il sette volte campione del mondo, inaspettatamente rispetto ai pronostici di inizio anno, si trova all’inizio del decimo weekend di questo mondiale con appena 32 punti di ritardo da Kimi Antonelli. Il giovane bolognese della Mercedes, attuale leader del campionato, è reduce da una serie di passaggi a vuoto che hanno ridotto drasticamente il vantaggio accumulato sui rivali fino alla tappa di Barcellona.
La fragilità tecnica e meccanica della Mercedes W17 è stata un fattore determinante in questa prima parte di stagione, contrapposta alla straordinaria solidità della Ferrari SF-26, una monoposto estremamente affidabile che ha dato al britannico la possibilità di vedere la bandiera a scacchi in tutti i Gran Premi fin qui disputati.
La lotta per il titolo iridato è più aperta che mai, ma per competere stabilmente al vertice, la Ferrari dovrà fare un sensibile passo in avanti sul fronte della potenza pura. L’introduzione della nuova power unit denominata “ADUO”, programmata per il weekend di Monza (non oltre quantomeno, ndr), dovrebbe consentire alla scuderia italiana di colmare il gap nei confronti del propulsore Mercedes.
Nel frattempo, sul probante tracciato di Spa, la Ferrari sarà costretta a correre in difesa, replicando in parte lo scenario tattico visto a Silverstone. In Inghilterra, la scuderia di Maranello ha sfiorato una clamorosa doppietta, vanificata soltanto dalla scelta di effettuare la sosta ai box in regime di Safety Car nelle fasi conclusive della corsa; una mossa che ha permesso a George Russell di inserirsi tra le due Ferrari, penalizzando proprio Hamilton.
La rinascita di Hamilton: stop al simulatore e lo sviluppo della SF-26
Dietro alla ritrovata costanza di rendimento di Hamilton si cela una scelta tecnica drastica: la rinuncia totale alle sessioni di allenamento virtuale. Il pilota inglese ha chiarito come questa decisione abbia svoltato la sua stagione: “Non ho più usato il simulatore dopo il Canada. Questa scelta mi ha aiutato enormemente. Ci ho provato per tutto l’anno scorso, ma ho scoperto che mi portava fuori strada. Quando ero in Mercedes, nei primi anni non lo usavo affatto. Poi, man mano che la tecnologia si sviluppava, abbiamo iniziato a integrarlo nel lavoro settimanale”.
“Guido i simulatori dal 1997 e riconosco che possono essere strumenti molto potenti, ma rischiano anche di farti perdere la direzione corretta sull’assetto reale della vettura. Da quando ho smesso di frequentarlo, le mie prestazioni in pista sono andate decisamente meglio”.
Sul fronte degli aggiornamenti tecnici mirati a ridurre le distanze dalla Mercedes, Hamilton ha evidenziato l’efficacia del metodo di lavoro applicato dal reparto corse della Ferrari: “Affrontare una pista esigente come Spa è molto difficile per via dei continui avvallamenti. A Silverstone pensavamo di soffrire molto di più la differenza di potenza, invece siamo stati velocissimi nelle curve, contenendo il distacco complessivo in circa tre o quattro decimi nell’ultima gara”.
“Qui affrontiamo un circuito che presenta il 50% di rettilinei in più, quindi il livello di difficoltà si alza. Sono però davvero orgoglioso della squadra e di come continuiamo a ottimizzare la vettura. Invece di aspettare mesi per deliberare un singolo pacchetto massiccio di aggiornamenti, ogni fine settimana introduciamo piccole regolazioni di precisione non appena i tecnici individuano un dettaglio migliorabile”.
I sorpassi nell’era energetica e le insidie di Madrid
Il cambio regolamentare del 2026 ha modificato profondamente l’approccio alla corsa e la gestione dei duelli ravvicinati. Hamilton ha analizzato con lucidità le differenze rispetto al passato, ponendo l’accento sulla gestione strategica della batteria: “L’arte del sorpasso in Formula 1 non è più soddisfacente come una volta. Oggi in circa la metà dei circuiti è quasi impossibile seguire da vicino chi ti precede. Nei tracciati vecchio stile la differenza si fa ancora in staccata, mentre altrove si assiste a sorpassi a metà rettilineo, privi di reale dinamismo motoristico”.
“Ora l’adattamento del pilota consiste interamente nel capire quanta energia elettrica si ha a disposizione nella batteria. Se la utilizzi tutta per compiere un sorpasso, l’avversario avrà la potenza necessaria per ri-sorpassarti immediatamente nel rettifilo successivo. Bisogna gestire l’energia con estrema tattica”.
Il sette volte iridato ha poi commentato le prime impressioni raccolte durante il recente filming day effettuato sul futuristico circuito cittadino di Madrid, soffermandosi in particolare sulla complessa curva sopraelevata denominata “Monumental”: “Durante il test la pista era incredibilmente polverosa e priva di aderenza, con una temperatura dell’asfalto vicina ai 60 gradi”.
“Sembra un tracciato privo di veri rettilinei, molto impegnativo per valutare l’efficacia di nuovi aggiornamenti aerodinamici. Non so se la Monumental si potrà fare in pieno in gara. Sicuramente, quando l’asfalto si sarà ripulito e il livello di grip aumenterà, le velocità saranno superiori. È stata comunque un’esperienza fantastica essere i primi a girare su quel circuito”.
Il futuro di Spa e il mercato piloti
Infine, Hamilton si è schierato apertamente a difesa del Gran Premio del Belgio, esprimendo forti perplessità sul fatto che la pista delle Ardenne diventi una gara a rotazione nel calendario futuro: “Spa è una pista che tutti i piloti amano in modo incondizionato, e lo stesso vale per il pubblico. Offre un’esperienza di guida bellissima, resa unica da un meteo costantemente variabile. È un circuito storico che non dovrebbe mai mancare in Formula 1. Sarei favorevole anche a una maggiore libertà per la direzione di gara nell’esporre la bandiera rossa negli ultimi giri in caso di interruzione, pur di garantire ai tifosi un vero finale lanciato anziché terminare la corsa dietro la Safety Car, come accaduto a Silverstone”.
Interpellato infine sulle voci che vorrebbero Max Verstappen lontano dalla Red Bull dopo un legame decennale, Hamilton ha tracciato un parallelo con la propria storica decisione di lasciare la Mercedes per sposare il progetto Ferrari: “Lasciare una squadra dopo così tanto tempo è una scelta complessa, il cui peso varia da pilota a pilota. Io guido una Ferrari con cui ho vinto subito. Per quanto mi riguarda, il passaggio a Maranello ha rappresentato una curva di apprendimento estremamente ripida, ma al tempo stesso incredibilmente emozionante”.
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