La storia di Lorenzo Bandini

La storia di Lorenzo Bandini

Non riuscì mai ad ottenere quei risultati così a lungo inseguiti, così a lungo sofferti e che sarebbero stati giustamente meritati, anche se riuscì ugualmente a farsi amare da tutto il pubblico, non una cosa facile nel mondo della Formula Uno: il personaggio in questione è Lorenzo Bandini, pilota italiano che calcò le scene del mondiale nelle stagioni 1961 – ’67 a bordo di varie monoposto, soprattutto Ferrari.

Bandini nasce nel 1935 a Barce, in Libia, allora colonia italiana, dove resta per circa tre anni prima che la famiglia decida di rientrare in patria e trasferirsi in Emilia-Romagna dove apre un albergo. Il periodo di pace è relativamente breve in quanto il paese è travolto dalla guerra ed il giovane Lorenzo vede il padre ucciso da partigiani; rimasto l’unico in grado di garantire un apporto alla famiglia, comincia a lavorare in un’officina lì vicina per poi trasferirsi nel 1950 a Milano, lavorando per Goliardo Freddi, il quale sarebbe poi diventato suo suocero e motivo del suo debutto nel mondo delle corse. Nel 1956 guida una Fiat 1100 TV corre quante più gare possibili accumulando parecchia esperienza e riuscendo a vincerne una. L’anno seguente si fa conoscere al grande pubblico grazie alla vittoria alla Mille Miglia nella categoria 2000 GT a bordo di una Lancia Appia: da lì si susseguono vari podi e anche vittorie, finché nel 1961 arriva il grande e desiderato salto nella massima categoria, ma non a bordo della Rossa, tanto sperata.

L’approdo in Formula  avviene grazie a Mimmo Dei, l’allora possessore della Scuderia Centro Sud: al GP del Belgio la sua corsa termina dopo 20 giri a causa di un guasto alla sua Cooper 53T; nonostante non vada mai a punti e conclusa in sole due occasioni la gara (in Inghilterra ed in Italia) le sue doti non passano di certo inosservate ad un occhio allenato come quello del Drake, che gli propone un contratto per la stagione 1962: Bandini senza pensarci due volte accetta. Ma anche questa stagione si rivela deludente sia per lui che per la scuderia, surclassata dallo strapotere delle case inglesi quali BRM, Cooper e Lotus; d’altro canto anche la stessa scuderia ci mette del suo, utilizzandolo il quanto meno possibile; a fine stagione si registra un solo terzo posto ottenuto a Pau (Francia), dietro a Bruce McLaren e Graham Hill, ma non valevole per il mondiale, mentre in campionato è dodicesimo con soli 4 punti. Anche la stagione seguente non è il massimo nella massima serie, con soli tre quinti posti ed il decimo nella classifica piloti al termine; tuttavia ricevette il titolo di “Campione Italiano Assoluto” dell’anno in seguito alla vittoria a Le Mans in coppia con Ludovico Scarfiotti e ad altri risultati ottenuti al di fuori della Formula 1. Nel 1964 continua il suo percorso con la Ferrari, sempre come secondo pilota, ma questa volta l’auto messa a disposizione era diversa, infatti la neonata 158 aveva una struttura tubolare tutta nuova e così anche il propulsore: per Bandini questa sarà la stagione migliore. Dopo un quinto posto a Silverstone ottiene un terzo posto in Germania, mentre il 23 agosto arriva quella che sarà la sua unica vittoria sul circuito di Zeltweg (Austria), precedendo di 6 secondi Richie Ginther su BRM; non delude poi le aspettative del pubblico di casa, giungendo terzo a Monza e battito soltanto da un imprendibile Surtees e da Bruce McLaren. A coronamento di un’ottima stagione giunge terzo anche in Messico, chiudendo il campionato con 23 punti e 4° nel mondiale che conta, anche se alcune settimane dopo si alzò un diverbio tra lui e i massimi esponenti della Grand Prix Drivers’ Association in seguito ad un contatto avuto con Hill in gara e ritenuto poco regolare, ma il pilota romagnolo declassa ciò come un semplice contatto sportivo, ponendo così fine all’inchiesta e tornando a festeggiare la Sua stagione. La stagione successiva, quella del ’65, comincia con un’ottima vittoria alla Targa Florio in coppia con Nino Vaccarella, tuttavia nella massima serie la fortuna non sembra essere dalla sua parte: un solo secondo posto al GP di Monaco lo relegano in 6° posizione a fine stagione con 13 punti. Anche l’anno seguente parte bene ma giunge nelle retrovie, con una replica dell’anno precedente a Monte Carlo ed un terzo posto in Belgio  è provvisoriamente primo in classifica generale, ma poi la sfortuna si abbatte su di lui, costringendolo al ritiro più volte e a vedere la linea del traguardo soltanto in due occasioni, ovvero quelle in cui la sua monoposto non ebbe particolari guasti tali da impedirgli di proseguire la corsa.

Ma lui non si arrende, ci crede ancora e nella stagione 1967 vuole mostrare nuovamente il suo talento. Difatti vince la 24 Ore di Daytona in coppia con Chris Amon e ad Aprile conquista la 1000 km di Monza, il morale si fa alto tanto che si parla di un suo ipotetico arrivo all’interno della 500 Miglia di Indianapolis, cosa che poi non succede in quanto Enzo Ferrari decide di assegnarli la prima guida in Formula 1; saltato il primo appuntamento in Sudafrica la scuderia si presenta a Monaco più risoluta che mai. Bandini in qualifica si piazza secondo ed il giorno seguente scatta prendendo il comando, seguito da Jack Brabham , che nel corso del 2° giro rompe il motore ed è costretto al ritiro, lasciando anche olio sul tracciato e sul quale il povero Bandini va a finire perdendo due posizioni a vantaggio di Denny Hulme e Jackie Stewart, qui parte la rimonta: al 61° giro ha soltanto 6.7 secondi di distacco dal gruppo di testa, quando sul suo cammino trova due doppiati, Pedro Rodrìguez e Graham Hill. Proprio quest’ultimo, memore delle vicende del ’64, gli impedisce di passare facendogli perdere parecchi secondi e anche molta energia fisica e mentale, fattori che portarono ad un grave incidente.

Nel corso dell’82° giro Bandini a bordo della sua 312 F1 arriva lungo alla Chicane, ad una velocità insolitamente alta, urta una bitta d’ormeggio, si ribalta, la monoposto prende fuoco. Le balle di fieno poste ai lati non fanno altro che aumentare le fiamme, si pensa che il pilota si finito in mare come Ascari 12 anni prima, ma non è così: a fuoco estinto, si scopre il corpo del povero pilota ancora dentro l’abitacolo, ha ustioni sul 60% del corpo. La corsa in ospedale è immediata, ma inutile. Dopo 70 ore di agonia il cuore del romagnolo cessa di battere, è il 10 maggio 1967. Amatissimo dal popolo ferrarista in primis, ma non solo, al suo funerale a Reggiolo partecipano oltre centomila persone, un gesto unico verso un pilota modesto, sincero e sportivo. In seguito al suo incidente  furono prese misure drastiche per migliorare la qualità dei tracciati, quello di Monaco fra tutti, ma anche del personale incaricato di soccorrere i piloti, fornendoli con equipaggiamenti adeguati al caso.

Tuttora la salma di Lorenzo Bandini riposa nel cimitero di Lambrate, vicino Milano; lo vogliamo ricordare per la sua modestia e la sue perseveranza: “In caso di incidenti, non fate drammi”, disse una volta.

 

 

Andrea Villa

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6 commenti
  1. michele

    31 maggio 2013 at 17:15

    Formula Epica!!!!!!!!

    • michele

      31 maggio 2013 at 17:19

      E’ più che evidente che a Monaco 100 giri erano troppi!!

      Bandini all’82 giro per me era molto stanco,

      ed arrivò …

      troppo veloce alla chicane, mi pare all’uscita del tunnel!!

      http://www.youtube.com/watch?v=x1pJo3sLpVk

      • mario

        2 giugno 2013 at 18:42

        Forse il tunnel all’epoca non c’era ancora e la chicane del porto non era di certo lenta come quella di oggi.E le vetture erano bare fasciate di benzina.Riguardo a cio’ che ha detto Regazzoni mi permetto di dire una cosa:all’epoca la sicurezza non si sapeva neppure cosa fosse e quando un certo Stewart comincio’ una campagna di sensibilizzazione per rendere consci piloti,team ed organizzatori che la situazione doveva cambiare,venne trattato come una signorina,come un personaggio che voleva stravolgere il mestiere di pilota facendolo passare da gladiatore pagato per rischiare ad impiegato del volante.E certe polemiche si sono susseguite negli anni..una per tutte..Monaco 1984..molti giornalisti si scandalizzarono per la sospensione di quella gara e bollarono i piloti come “evasori del rischio”.Peccato che quei giornalisti il sedere in una macchina da corsa non lo avevano mai messo.

  2. amico di frederick

    31 maggio 2013 at 17:48

    Come disse anche Clay Regazzoni in seguito alla morte di Ayrton: negli sport motoristici c’e’ sempre bisogno della morte di qualcuno per mettere mano al portafoglio al fine di aumentare la sicurezza di piloti e vetture…

    • tolanto

      31 maggio 2013 at 21:25

      la triste e dura verità . la morte si portó via i migliori per far vivere gli altri.

  3. @driano

    1 giugno 2013 at 02:23

    No No !!!
    Quel giorno ero a Montecarlo nella curva che precede il tunnel (virage du portier).
    Lorenzo Bandini non ha mai dato alcun segnale di “stanchezza”, anzi, malgrado la pista inizialmente imbrattata d’olio e una vettura certamente la meno adatta al circuito, nell’82° giro era secondo ed aveva solo 19 secondi e pochi decimi dal primo avendo sempre perso solo pochi decimi a giro e senza mai avere nessun crollo di prestazioni.
    Ritengo probabile invece avesse problemi al cambio della sua vettura: infatti 3 o 4 giri prima dell’incidente, uscito dal Portier, ha fatto una “sfollata” nel salire di marcia ma FULMINEAMENTE recuperata sia reinserendo la marcia, sia evitando distintamente un “fuori giri”.
    La fulmineità del recupero della marcia ritengo sia dovuta al fatto che DOVEVA AVER TENUTO LA MANO SULLA LEVA DEL CAMBIO perché o non aveva più la ritenzione delle marce, oppure il comando si era indurito al punto da mandarlo in controtempo nella cambiata.
    L’uscita di strada alla chicane del porto avvenne in modo assolutamente parallelo alle barriere (pali e balle di paglia) anzi saltando sulle barriere stesse e trovando non già una bitta ma una tragica ringhiera metallica che squarciò il fianco sinistro della monoposto, il serbatoio e provocando anche una ferita importane al pilota. Voci incontrollate dissero che la monoposto fu trovata in 5° marcia.
    Lorenzo Bandini era un pilota che faceva alla 24 ore di Le Mans turni di guida notturna di 3 ore a medie intorno ai 200km/h e a Montecarlo, la pista è quella che è, ha avuto l’incidente dopo 2 ore di guida alla media di 120/130Km/h; quindi per cortesia non diciamo più che era “stanco” o che avesse “respirato i gas di scarico sotto al tunnel” (sic!),tunnel che tra l’altro era molto più corto di quello d’oggi.
    Lo dovevo a Lorenzo Bandini.

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