Hamilton ha stancato, smetta di piangere e dimostri un contegno degno della sua figura

Lewis rappresenta molto per la F1 e per gli appassionati, non gli è permesso abbandonarsi a vittimismi e manie di persecuzione

Hamilton ha stancato, smetta di piangere e dimostri un contegno degno della sua figura

Non se ne può più, davvero. Non se ne può più di sentire il dominatore incontrastato della F1, l’uomo destinato da qui a poco ad abbattere tutti i record della massima categoria, lagnarsi per ogni minima avversità. Dal degrado delle gomme, alla strategia, alle penalità.

Lewis Hamilton è e dovrebbe essere tutt’altro. E’ un lottatore nato, è uomo impegnato in battaglie importanti nel sociale, determinato nel portare avanti la sua protesta contro il razzismo e le discriminazioni. E’ una star globale, già leggenda vivente per le imprese in pista, esempio e simbolo per i più deboli, essendo un vincente che ha sgomitato e ha scalato l’Olimpo sportivo grazie al talento e alla fame.

Eppure questo splendido fuoriclasse, capace di smuovere l’ovattato mondo della F1 su temi delicati come l’uguaglianza, adora perdersi in un bicchiere d’acqua, regredendo allo stadio di bimbo capriccioso con manie di persecuzione, di piangere per cinquanta giri e di risultare spesso e volentieri insopportabile.

Raramente si è sentito un pilota così piagnucolone e lamentoso via radio, e ancora più assurdo è che ad esserlo sia un candidato al ruolo di più grande di tutti i tempi. Tutto quello che fa di buono, i messaggi lanciati, il mood positivo che tiene a sottolineare via social, i sorrisi che seguono le vittorie, viene cancellato a livello di immagine da capricci e lagne che non hanno ragion d’essere.

Come fa – davvero – chi vince consecutivamente da anni e anni a poter soltanto pensare che ci sia un complotto ai suoi danni? Come fa Lewis a non capire che anche in condizioni avverse il suo status, il suo ruolo, la sua enorme figura esigono e meritano spessore, carisma, temperamento e contegno degni un pilota che verosimilmente vincerà più di cento gare in carriera!

Dinanzi ad una penalità – a maggior ragione se giusta – dovrebbe dimostrare la stessa calma dei forti, lo stesso ampio respiro e la stessa fierezza che è bravissimo a mostrare quando fila tutto liscio e stravince. Testa bassa e pedalare, accantonando il virsu del vittimismo che torna prepotente e magari contando fino a dieci, giusto il tempo di riflettere su cosa egli rappresenti per la F1, su quanta gente lo segue, lo ascolta e crede in lui.

Lewis Hamilton è la F1, Lewis Hamilton è candidato al ruolo di GOAT della massima categoria. Supererà i record di Michael Schumacher. Sono numeri che mettono i brividi. E’ storia che si fa leggenda. E merita un interprete di assoluto livello, conscio del suo ruolo, lontano da indisponenti isterisimi che lo rendono talvolta insopportabile. Hamilton per come guida e per ciò che è dovrebbe avere la tempra e l’onore di un personaggio di un poema epico; il più grande di sempre non può essere un frignone che piange in radio alla prima difficoltà.

Antonino Rendina


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