F1 | Leclerc, la foga è cattiva consigliera: la Ferrari non è ancora pronta per Hamilton

La SF-26 è ancora troppo lenta in rettilineo nonostante ADUO, ma la gestione dei piloti non è stata all'altezza

Il GP di Monza si rivela un fallimento per la Ferrari: il 6° posto di Hamilton e il ritiro di Leclerc evidenziano i deficit della power unit nei rettilinei rispetto a Mercedes e Red Bull. La gara è stata segnata da forti tensioni interne, con Hamilton che ha criticato apertamente Leclerc per il contatto iniziale e la Ferrari per la mancanza di regole di ingaggio chiare. La Scuderia fatica ancora ad adeguarsi alla mentalità vincente di un sette volte campione del mondo
F1 | Leclerc, la foga è cattiva consigliera: la Ferrari non è ancora pronta per Hamilton

Il Gran Premio d’Italia ci lascia degli inevitabili interrogativi in merito a quanto fatto dalla Ferrari. A Monza, dopo una settimana ricca di eventi, celebrazioni e quant’altro, il risultato della pista stona incredibilmente, considerando lo scarno sesto posto di Hamilton e il ritiro di Leclerc. L’incidente del numero 16 al secondo giro alla Parabolica è una sorta di replay di quanto accaduto nel 2020, ma questa volta è sembrato essere dettato dalla troppa foga del monegasco in un momento in cui la sua SF-26 veniva sverniciata a destra e sinistra dagli avversari.

Era risaputo che la Ferrari avesse tanti problemi a difendersi sui rettilinei di Monza: purtroppo la power unit costruita a Maranello non è nata bene all’alba di questo nuovo e discusso regolamento tecnico, e per poter correre ai ripari si è dovuto lavorare duramente, così da portare in pista un aggiornamento che magari ha dato sì una spinta in più alle due SF-26, ma che di fatto è ancora troppo poco per competere sia con i motorizzati Red Bull Ford che con i Mercedes. Per quel che abbiamo visto ieri, Hamilton ha cercato di difendersi quanto più possibile dagli attacchi delle due McLaren, non dei fulmini di guerra sui rettilinei dell’Autodromo brianzolo, ma la power unit di Brixworth è stata nettamente superiore, senza alcuna possibilità di replica.

Una situazione che mette i due piloti in una posizione molto scomoda: Lewis ha cercato con la sua esperienza di lottare quanto più possibile, ma meglio del sesto posto era obiettivamente impossibile. Quello che invece stona è il comportamento di Leclerc, che sin dai primi metri ha dato l’impressione di essere particolarmente nervoso, già a partire dal duello interno con Hamilton, spingendolo fuori pista all’uscita della Prima Variante e danneggiando già in partenza la sua gara.

Hamilton non le manda a dire a Leclerc e alla Ferrari

Una mossa mal digerita dal sette volte campione del mondo, il quale non ha risparmiato critiche verso la gestione dei piloti nel dopo gara: ” Il contatto con Leclerc ha danneggiato la squadra, facendoci perdere terreno prezioso. Ho costruito tutta la mia carriera sulla correttezza e sul rispetto degli spazi in pista: di me non c’è da aver paura, perché fin dal mio arrivo ho fatto di tutto per non creare pericoli al team. Il punto centrale sono le norme interne di ingaggio. In Mercedes avevamo direttive scritte e chiare: a parte qualche raro episodio con Rosberg, la gestione è sempre stata lineare. Qui al contrario manca un regolamento interno. È una lacuna che dobbiamo assolutamente colmare prima possibile”.

Al di là degli episodi con Rosberg, l’unico che ha conteso dei mondiali a Hamilton nella sua lunga parentesi Mercedes, il discorso del sette volte campione del mondo è un seguito di quanto accaduto nei giorni precedenti: sabato, in occasione delle qualifiche, il britannico aveva diritto di decisione in merito all’ordine di uscita dei piloti dai box per via dell’alternanza (insomma, una volta tocca a Lewis, quella dopo a Leclerc e così via).

Chiaro è che a Monza sia meglio partire dietro per una questione di scie, ma senza danneggiare per forza il compagno, il quale avrebbe potuto usufruire comunque di un traino a sua volta. In occasione di Q2 e Q3, la Ferrari non sembra essere riuscita a mantenere la calma tra i piloti, con Leclerc “disubbidiente” stando alle parole di Hamilton nel post qualifica: “Alla fine non abbiamo eseguito il lavoro al meglio. Il mio primo giro in Q1 era ottimo, poi mi sono fermato per preservare le gomme. In Q2 l’intenzione era fare un programma con due giri lanciati inframezzati dal raffreddamento, ma siccome Charles non voleva uscire hanno continuato a rinviare, e alla fine sono riuscito a fare un unico giro lanciato. In sostanza è andata così per tutta la sessione”.

Tensioni interne, dunque, sfociate nel contatto alla Prima Variante e al seguente brutto incidente alla Parabolica. Purtroppo Leclerc non è nuovo nel tentativo di overperformare con una monoposto inferiore, e di questo certamente non gli si può fare una colpa, perché il mezzo a disposizione spesso e volentieri non è all’altezza, ma dopo tutto questo tempo in Formula 1 ci si aspetta una gestione della situazione più accurata. Non sappiamo se la sua monoposto abbia avuto un problema nel momento dell’incidente, ma la sensazione è che il monegasco sia entrato troppo forte, scatenando l’effetto pendolo e il conseguente botto.

Ferrari ancora lontana dagli standard di un campione come Hamilton

Dall’altra parte, Hamilton non le manda certo a dire alla gestione che la Ferrari ha avuto dei suoi piloti, e una sorta di protesta sembra essere stata fatta in pista durante il Q3, quando ha svolto il primo tentativo da solo e ben staccato sia da Leclerc che dagli altri. La sensazione è che la Scuderia non sia ancora pronta per Lewis, perché se in fabbrica il suo apporto è stato determinante dal punto di vista telaistico e aerodinamico con la nascita di una vettura, la SF-26, accreditata da tutti come la migliore nelle prime gare della stagione, l’altra faccia della medaglia ci dice che a Maranello siano ancora troppo indietro con il motore.

L’ADUO 2 non è all’altezza di Mercedes e Red Bull, è lampante, lo si è visto chiaramente sia nei primi giri con Leclerc che nel resto del Gran Premio con Hamilton. Venerdì le sensazioni erano diverse, ma ormai abbiamo capito come le prime due sessioni di prove libere siano specchietto per le allodole, è evidente. Hamilton non è un pilota accomodante, ha messo in crisi diversi avversari nella sua carriera, anche compagni di squadra come Alonso e Rosberg, non guarda in faccia nessuno, sa come parlare a suo favore al microfono ed è uno che sprona usando bastone e carota. Deve essere bravo Leclerc ad accettare il fatto di avere un campione di questo calibro al suo fianco, senza strafare quando non è necessario, come ieri.

Anche la Ferrari, dal canto suo, non è una squadra al momento pronta per supportare appieno i suoi piloti, e quando hai un sette volte iridato nella formazione titolare, certi screzi, specialmente con un mezzo non in grado di vincere, sarebbe opportuno evitarli. L’approdo di Hamilton ha cambiato davvero la metodologia di lavoro a Maranello? Probabilmente sì, ed è un must per un team come la Ferrari, ce lo hanno detto in tutte le salse proprio in questo weekend nel celebrare un altro sette volte campione come Michael Schumacher, quindi non stupiamoci, tutti quanti, se un vincente (i numeri parlano chiaro) prova a dare una direzione, che con ogni probabilità andrebbe seguita visti i continui e ripetuti fallimenti degli ultimi 20 anni.

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