GP Messico – Vettel è straordinario terzo, ma la FIA “sceglie” Ricciardo

Il GP è stato disputato anche dai giudici, con una classifica stravolta a tavolino. Mercedes domina in solitaria

GP Messico – Vettel è straordinario terzo, ma la FIA “sceglie” Ricciardo

Mentre la Mercedes archivia un’altra doppietta, con Lewis Hamilton padrone assoluto di Città del Messico e Nico Rosberg fresco ragioniere con calcolatrice in mano in ottica mondiale, dietro di loro succede il finimondo tra le due Red Bull e la Ferrari di Sebastian Vettel.

In un GP letteralmente addormentato dalle gomme Pirelli di tipo medium, mescola media ma di fatto marmorea sul liscissimo asfalto messicano, la processione ad alta velocità è interrotta dal miglior Sebastian Vettel della stagione, funambolo che spariglia le carte in pista, incantevole per il ritmo indiavolato tenuto sia con le gomme soft che con le medie e per la determinazione dimostrata.

Seb rimonta a ritmo di giri veloci, insegue la preda Verstappen per andarsi a prendere un podio che a questa Ferrari uterina ed indecifrabile manca da troppo, sovvertendo i valori di un sabato del villaggio da incubo, ed alzando – stavolta mettendoci davvero del suo – l’asticella di una Rossa tornata finalmente in forma smagliante. Vettel è più veloce dell’olandese, è più esperto, è più sicuro delle proprie mosse. Ma il nuovo fenomeno in pectore del Circus si ammazzerebbe pur di non cedere la posizione, deve pur tenere fede al personaggio che gli stanno costruendo intorno, mostrando il solito spregio delle regole e quella convinzione di invulnerabilità che soltanto i più viziati hanno. E allora con Seb che può passare, Max tira la staccatona, blocca le ruote, taglia la pista, rimane davanti e non dà la posizione come da regolamento con la FIA costretta a penalizzarlo nell’immediato dopo gara, per la prima volta in stagione.

Il diavolo però si nasconde nel dettaglio, e la potente Red Bull non ci sta. Vettel, oltre ad essere stato impeccabile nell’attacco a Max, lo era stato anche nel chiudere la porta a Daniel Ricciardo, con una manovra difensiva di forza ma corretta. Un grande Sebastian che ha messo in pista velocità e cattiveria, il migliore per distacco sull’affascinante catino dedicato ai fratelli Rodriguez. Ricciardo, gomme morbide e grande velocità, c’aveva provato ma il tedesco s’era opposto, suggellando in pista la sua vittoria nel “triello” con i tori scatenati di Milton Keynes.

La FIA però non ha unanimità nel metro di giudizio, pecca terribilmente in trasparenza, non riesce proprio a lasciare i piloti liberi di esprimersi e lottare, applicando con ignobile schizofrenia la scure delle penalità. Il terzo, quarto e quinto posto sono stati decisi a tavolino, con la Ferrari che ancora una volta poco considerata.

Maranello, incapace di difendere nelle opportuni sedi il terzo posto, ha subito una penalità assurda con Sebastian, retrocesso in quinta posizione. Il tedeschino aveva lasciato tutto lo spazio del mondo a Ricciardo, ma i commissari di gara dopo ore si sono trincerati dietro la rigida applicazione delle regole per scalzarlo dal podio. La Red Bull ha sbraitato, da Helmut Marko ai due piloti, che hanno dato dell’idiota al collega della Ferrari, ed alla fine ha raccolto il massimo: terzo e quarto posto, nonostante Ricciardo avesse chiuso quinto e Verstappen avesse tagliato bellamente la chicane. Un verdetto surreale, grottesco, che va a penalizzare l’unico pilota che s’era guadagnato in pista, guidando forte e bene, il podio.

Un verdetto altresì emblematico del peso politico, nullo, di una Ferrari che non ha più voce in capitolo nella stanza dei bottoni. Con Sebastian che in gara si lascia andare (troppo) ad uno sterile turpiloquio, mandando a quel paese anche il direttore di gara Charlie Whiting. Dando l’immagine di una squadra che pecca, purtroppo, anche in diplomazia. Eppure la Ferrari, mai come stavolta, l’aveva spuntata ed è per questo che da parte di Maranello sarebbe doverosa una presa di posizione forte e decisa. Ricordando magari all’intera Formula 1 che in griglia, teoricamente, si potrebbe fare a meno di una macchina griffata con una bevanda ma non certo della Scuderia che rappresenta l’essenza stessa della categoria. Non resta che sperare nella nuova proprietà americana, affinché possa porre rimedio a questo wrestling a trecento orari, perché in IndyCar tanti teatrini e piagnistei non li vediamo, tanto per fare un esempio.

Antonino Rendina


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