F1 | Salut Gilles, le vittorie di Villeneuve

A 37 anni esatti dalla scomparsa, avvenuta sulla pista di Zolder, le imprese del canadese continuano ad essere tramandate alle nuove generazioni

F1 | Salut Gilles, le vittorie di Villeneuve

Maggio. Un mese amaro, di ricorrenze terribili per il motorsport, specialmente per l’universo della Formula Uno. A una settimana esatta dal venticinquennale della morte di Ayrton Senna, il calendario ci riporta bruscamente alla mente un altro blasonato nome salito purtroppo prematuramente sugli altari della cronaca: Gilles Villeneuve. Sono passati esattamente 37 anni da quell’8 maggio 1982, giorni in cui il canadese spiccò il suo ultimo ‘volo’ sulla pista di Zolder lasciandoci in un cupo sabato primaverile.

Nel corso della sua carriera Gilles ha deliziato così tanti appassionati, con quel suo talento cristallino unito a quella capacità estrema di scavalcare sempre il limite, che le sue imprese continuano ad essere tramandate tutt’oggi alle nuove generazioni. Un dato emblematico che testimonia l’amore di tutti gli appassionati e tifosi che hanno potuto ammirare le gesta dal vivo di quel #27 divenuto una vera e propria leggenda.

Sono state poche le vittorie, solo sei, quelle conquistate da Villeneuve ma nessuna è stata mai banale e scontata nelle forme e soprattutto nella sostanza. Ad esempio la prima, colta a Montreal, a pochi chilometri da Saint-Jean-sur-Richelieu, sua città natale, l’8 ottobre 1978. Un successo festeggiato da Gilles sul podio con un’insolita bottiglia di birra, eludendo il classico cerimoniale con lo champagne: un evento unico, e al tempo stesso iconico, nella storia della Formula Uno.

Nel 1979 sale sul gradino più alto del podio addirittura in tre occasioni (Kyalami, Long Beach e Watkins Glen), ottenendo nel Gran Premio degli USA-Ovest anche il suo unico Grand Chelem in carriera. Una stagione in cui il canadese sperimenta il vero e profondo senso dell’amicizia, non solamente a parole ma coi fatti, attraverso quella sana complicità creatasi con Jody Scheckter che permette alla Ferrari di trionfare in entrambe le classifiche iridate.

Indimenticabile la doppietta colta nella trionfale domenica di Monza, dove le due 312 T4 arrivano quasi appaiate sotto la bandiera a scacchi. Malgrado sia ancora in lotta per il titolo, Gilles decide di “abdicare”, scortando come un fido compagno di squadra, a mo’ di gregario di lusso, l’amico Jody che con quella vittoria conquista la corona iridata.

In nome dell’amicizia il canadese antepone agli interessi personali quelli di squadra (una situazione che al giorno d’oggi sarebbe impensabile, dove l’ego dell’io prevale sul ‘noi squadra’) sicuro che sarebbe toccato a lui far festa in un prossimo futuro. Purtroppo si sbagliava, perché il destino non gli avrebbe concesso quel privilegio, innalzandolo qualche anno dopo sull’altare dell’immortalità.

Ma prima del triste epilogo di Zolder, Gilles riesce a conquistare altre due (straordinarie) vittorie nel 1981, sua ultima stagione completa nel Circus. La prima a Montecarlo: un successo per certi versi storico, il primo che vede protagonista un motore turbo nel Principato.

Tre settimane dopo l’acuto di Monaco, Villeneuve replica a Jarama, in quella che in molti reputano come la sua miglior gara. Approfittando del turbo montato sulla sua 126CK numero 27, il canadese allunga sul dritto per poi difendersi nel misto.

Questo “elastico” dura per gran parte di gara, con il trenino dei primi cinque che capitanati dal canadese giunge sotto la bandiera a scacchi racchiuso in appena 1″2. Un finale di gara non adatto ai deboli di cuore!

In Spagna Villeneuve mi ha fatto rivivere la leggenda di Nuvolari”, il pensiero di Enzo Ferrari che ha voluto bene a Gilles come un figlio.

È stata una corsa da ricordare, da rivivere, per un pilota ormai maturo e completo”, dichiara a caldo in tv il compianto Mario Poltronieri.

Una gara che segna l’apice della carriera di Villeneuve, terminata anzitempo meno di un anno dopo.

Ciao Gilles, continua a percorrere le curve dell’Infinito.

Piero Ladisa


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1 commento
  1. Zac

    8 maggio 2019 at 18:12

    Per tutti quelli della mia generazione era il Canadese Volante.
    E ci faceva volare.
    Qualcosa che le statistiche non potranno mai raccontare.

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