Formula 1 | Audi, Binotto: “La nostra power unit non è al livello dei top, ma lo sapevamo”
"Questa pausa forzata è un'occasione per crescere", ha detto Mattia
In un momento in cui la Formula 1 si trova in una sosta forzata a causa della cancellazione delle tappe mediorientali, il lavoro all’interno delle fabbriche non conosce soste. Se in pista il silenzio è rotto solo dai test privati, come quelli di Pirelli a Fiorano dove Lewis Hamilton ha macinato quasi 900 chilometri per deliberare le mescole da bagnato, dietro le quinte si gioca una partita politica e tecnica fondamentale. Il centro di gravità permanente di questa discussione è il controverso regolamento 2026, una normativa che molti piloti e addetti ai lavori continuano a definire “punitiva” per la natura del recupero energetico.
In questo scenario si inserisce la figura di Mattia Binotto, oggi alla guida del progetto Audi. L’ex team principal della Ferrari, forte di un’esperienza trentennale a Maranello, sa bene che la Formula 1 non regala nulla e che i cicli vincenti richiedono tempo e pazienza. Quando Binotto ha accettato di guidare la transizione della Sauber verso il debutto ufficiale del colosso tedesco, era consapevole che la scalata sarebbe stata impervia. Audi si è data un obiettivo ambizioso ma ragionato: lottare per il vertice entro il 2030. Nonostante un inizio di stagione non privo di difficoltà logistiche, i primi segnali in pista sono stati incoraggianti, con Gabriel Bortoleto subito a punti e Nico Hulkenberg stabilmente a ridosso della top ten.
La solidità del progetto e l’incognita motore
Il primo bilancio di Binotto è improntato a un cauto ottimismo. La base tecnica della vettura sembra sana, un fattore non scontato per una struttura in piena metamorfosi. Rispetto ad altri team che sembrano aver smarrito la bussola progettuale, Audi pare aver trovato una direzione chiara, almeno per quanto riguarda la parte telaistica.
Sui progressi fatti finora, Binotto è stato molto diretto nel suo colloquio a Suzuka con i canali ufficiali della Formula 1: “Avrei accettato volentieri una situazione di questo tipo fin dall’inizio. Commettere errori grossolani è un rischio costante in questa categoria e notiamo che alcune squadre si trovano in netta difficoltà proprio per questo motivo. Nel nostro progetto e sulla nostra monoposto non riscontro difetti strutturali o mancanze fondamentali, ed è questo l’elemento che più conta per il futuro”.
“Quando ti trovi a dover gestire un problema di base, finisci per consumare tempo, denaro e risorse preziose solo per metterci una pezza, specialmente con i vincoli stringenti del budget cap. Noi non abbiamo questo fardello sulle spalle, quindi possiamo concentrare ogni nostra energia interamente sui prossimi passi evolutivi”.
Tuttavia, il vero “elefante nella stanza” resta la power unit. Costruire un motore da zero per le nuove specifiche è una sfida che spaventa anche i giganti. Se il telaio risponde bene, il propulsore mostra ancora tutti i limiti di gioventù tipici di un esordiente: “Siamo pienamente consapevoli che, osservando i dati e il distacco che ci separa dai primi della classe, l’area dove dobbiamo recuperare più terreno è proprio la power unit. Questo divario prestazionale non ci coglie di sorpresa, era un fatto ampiamente previsto dai nostri tecnici”.
“Sapevamo bene quanto fosse complesso realizzare da zero un motore per questa categoria, quindi non c’è delusione, ma solo una lucida presa di coscienza dei fatti. Eravamo pronti ad affrontare quella che consideriamo la nostra sfida più impegnativa in assoluto. Sappiamo che proprio lì si nasconde il maggior potenziale di miglioramento e abbiamo un piano preciso per lo sviluppo futuro. Il nostro obiettivo fissato per il 2030 non è stato scelto a caso: conosciamo i tempi necessari per certi processi e ci stiamo focalizzando esattamente su ciò che serve per colmare il gap”.
Guidabilità e “clipping”: il nodo dei nuovi regolamenti
Il dibattito sulla power unit non riguarda solo la potenza pura, un aspetto che Binotto ritrova anche nei problemi attuali del propulsore Audi, dove la fluidità di erogazione e la gestione del cambio sono ancora lontane dall’ideale.
“Non è solo una questione di quanti cavalli riusciamo a sprigionare – ha detto Mattia. In questo gioco entrano in campo l’efficienza energetica, il modo in cui la potenza viene scaricata a terra e la guidabilità generale del propulsore stesso. In questo ambito includo necessariamente anche il cambio, che al momento risulta eccessivamente brusco per i nostri piloti. Questo comportamento rende la vettura nervosa e instabile sia quando si frena che quando si prova a riaprire il gas in uscita di curva”.
“Potrebbe dipendere anche dalla spaziatura dei rapporti o dalla calibrazione, che non sono ancora ottimali. La guidabilità è un aspetto fondamentale, che incide sul tempo sul giro tanto quanto la prestazione pura del motore. Se riusciamo a mettere insieme questi due fattori, prestazioni e fluidità, credo che si possa recuperare anche un secondo al giro. Sul fronte del telaio abbiamo svolto un lavoro solido, la maggior parte del tempo rimanente lo troveremo con l’evoluzione della parte meccanica ed elettrica”.
Sfruttare la pausa per l’assalto a Miami
La sosta di aprile, nata dalla cancellazione dei GP in Bahrain e Arabia Saudita, cade a fagiolo per un team che deve ancora assestare i propri quadri dirigenziali dopo l’addio di Jonathan Wheatley. Mentre la FIA convoca i piloti per cercare di limare i difetti dei regolamenti 2026 prima della riunione del 20 aprile, Audi sta utilizzando queste cinque settimane per uscire dalla modalità “emergenza” e tornare a quella “sviluppo”.
Binotto vede in questo stop forzato una manna dal cielo: “Per noi questa sosta rappresenta una vera occasione di crescita. Fin dai test invernali siamo stati costretti a correre ai ripari per sistemare i piccoli intoppi che si presentano regolarmente a un nuovo team, assicurandoci solo di essere pronti per la gara successiva. Questo lavoro di pura preparazione ai weekend di gara ci ha sottratto moltissimo tempo prezioso”.
“Quando sei totalmente assorbito dalla gestione degli eventi, non hai lo spazio mentale e fisico per sviluppare la macchina con la calma necessaria. Questa sosta di aprile, che per noi non è certo un periodo di riposo, sarà fondamentale per rimettere mano ai progetti in fabbrica, focalizzandoci sulla crescita tecnica e non solo sulla risoluzione delle emergenze quotidiane”.
Il prossimo appuntamento a Miami sarà il primo vero banco di prova per le ambizioni del team. Quasi tutte le scuderie porteranno aggiornamenti corposi, approfittando del lungo lavoro in galleria del vento svolto in questo mese. Binotto promette un pacchetto che dovrebbe far fare un salto di qualità alla monoposto.
“Sento che molti dei nostri concorrenti porteranno evoluzioni importanti negli Stati Uniti e noi non saremo da meno, visti i dati promettenti che emergono dai nostri lavori in galleria del vento. Con questi nuovi regolamenti, il ritmo della crescita tecnica è ancora estremamente frenetico e non permette distrazioni. A Miami presenteremo un pacchetto di novità molto significativo, certamente superiore per entità a quanto abbiamo portato in pista finora”.
“Considerando quanto siano recenti queste norme, non sorprende che i pacchetti evolutivi possano essere così consistenti. Sarà una sfida relativa, perché non conosco il valore del lavoro degli altri, ma sono soddisfatto di quanto abbiamo sviluppato in queste settimane. Sono fiducioso che queste novità ci permetteranno di continuare a lottare stabilmente per le posizioni che occupiamo oggi, gettando basi più solide per il futuro”.
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