F1 GP Baku | Hamilton: “Gare più corte? Dovrebbero essere più lunghe. La Sprint a Monaco non ha senso”
"Bello tornare a Sepang. Spero di correre in Qatar e ad Abu Dhabi: Imola è fantastica ma ci sono pochi sorpassi, poi di inverno..."

La Ferrari si presenta al fine settimana di Baku con la necessità impellente di riscattare le ultime prestazioni opache e ritrovare il podio. Tra i più determinati figura Lewis Hamilton, reduce dal ritiro prematuro nel Gran Premio a Madrid a causa di un guasto all’impianto frenante che ne ha arrestato la corsa dopo appena sei giri. L’inconveniente tecnico patito in Spagna ha prodotto, come effetto collaterale favorevole, il risparmio di chilometraggio sulla power unit rispetto alla concorrenza.
Presentatosi per la consueta conferenza stampa pre-weekend nell’hospitality del Cavallino, spostata eccezionalmente a mercoledì per l’anticipo della gara a sabato a causa delle celebrazioni nazionali azere previste per domenica 27 settembre, il pilota britannico ha risposto con la sua consueta franchezza alle questioni di attualità regolamentare e logistica che animano il paddock. Il pilota della scuderia di Maranello ha affrontato i punti chiave del futuro della categoria, passando dalla durata delle corse alla conformazione dei tracciati, fino alle decisioni sul finale di stagione.
Il no secco alle gare più corte e l’analisi sul degrado fisico e delle gomme
Una delle ultime decisioni riguarda la riduzione del chilometraggio complessivo dei Gran Premi (da 305 a 290 km), per permettere alle power unit di arrivare alla fine senza problemi, dato il maggior flusso di carburante previsto nel 2027. La reazione di Hamilton è stata netta e chiusa, riflettendo una visione del motorsport basata sulla resistenza atletica e sulla selezione prestazionale.
“Non so quali siano le ragioni dietro questa proposta, ma accorciare le gare non ha assolutamente alcun senso per me – ha dichiarato apertamente il pilota della Ferrari -. La Formula 1 deve rappresentare lo sport più esigente dal punto di vista fisico e mentale. Oggi guidare queste vetture è più facile che mai sotto l’aspetto atletico, tranne in appuntamenti estremi come Singapore o come sarà la Malesia. Ci sono state molte occasioni in cui avrei voluto percorrere più giri, non meno. I tifosi vogliono vedere gli atleti spinti al limite estremo dei propri confini”.
L’analisi del britannico si è poi spostata sulla gestione degli pneumatici e sulla sicurezza dei tracciati moderni, elementi che a suo avviso hanno depotenziato lo spettacolo in pista.
“Con le mescole attuali C3, C4 e C5 si riesce a coprire quasi l’intera distanza di gara senza problemi, portando a strategie piatte a una sola sosta che non offrono grande stimolo. Se guardo alla mia carriera, i momenti fisicamente più duri sono stati il primo anno, il 2007, per l’impatto con la categoria, e il 2020, quando avevamo le monoposto più veloci di sempre con il massimo carico aerodinamico. Oggi la presenza massiccia di vie di fuga in asfalto invece di erba e ghiaia ha ridotto il rischio e la sfida. Servirebbe l’opposto, ovvero gare più lunghe e complesse”.
Il finale di stagione tra Medio Oriente e l’ipotesi Imola
Un altro snodo cruciale affrontato in conferenza riguarda la definizione del calendario per l’ultima parte di campionato, condizionata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che mettono in dubbio il regolare svolgimento dei Gran Premi di Qatar e Abu Dhabi. Di fronte all’ipotesi di un recupero della data conclusiva sul tracciato di Imola, Hamilton ha espresso una posizione chiara, ribadendo la fiducia nella gestione della Formula 1.
“Personalmente desidero correre in Medio Oriente, è una regione in cui amo andare e mi fido delle valutazioni di Stefano Domenicali per garantire la massima sicurezza – ha spiegato il britannico -. Chiudere il campionato in inverno a Imola non sarebbe l’ideale dal punto di vista meteorologico. Imola è un tracciato bellissimo da guidare, ma offre pochissime opportunità di sorpasso. Più gare ci sono in calendario e meglio è per tutti, quindi spero che si riesca a correre regolarmente il finale di stagione previsto”.
Il ritorno a Sepang e la bocciatura del format Sprint a Monaco
Nel programma del campionato figura il ritorno dello storico tracciato di Sepang in Malesia, sede del Gran Premio del Bahrain, evento accolto con entusiasmo dal pilota della Ferrari per via delle caratteristiche tecniche della pista e dell’elevato livello di selettività fisica.
“Sono davvero entusiasta di tornare a Kuala Lumpur e su un circuito fantastico come Sepang – ha commentato Hamilton -. È una pista che regala sempre ottime gare e sorpassi spettacolari. Quando si sceglie dove correre, la qualità dello spettacolo per i tifosi dovrebbe essere il criterio prioritario. Sarà una gara incredibilmente calda ed enormemente impegnativa sul piano fisico, ed è esattamente il tipo di sfida che non vedo l’ora di affrontare”.
Diversa è invece la posizione espressa in merito all’introduzione del format con gara Sprint per il Gran Premio di Monaco, decisione annunciata di recente dalla Formula 1 per tentare di ravvivare il fine settimana nel Principato.
“Introdurre la gara Sprint a Monaco non ha alcun senso per me. L’unica nota positiva è che avremo un’ulteriore sessione di qualifiche, il che è stimolante. Monaco è un luogo splendido e un tracciato incredibile da guidare, ma la gara domenicale è quanto di più noioso ci sia a causa dell’impossibilità di sorpassare. Monaco richiede una formula completamente nuova e specifica, non la stessa struttura usata altrove. Le gare Sprint hanno portato novità nello sport, ma per Monaco non rappresentano affatto la risposta corretta”.
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