F1 GP Monaco | Ferrari, Leclerc a muro: “Nessuna scusa, ma sui freni c’è qualcosa che non va”
"Non voglio nascondermi, ma non potevo fare assolutamente niente" ha aggiunto affranto il monegasco
Montecarlo — Finisce nel modo peggiore possibile il weekend di Charles Leclerc. Sul circuito di casa, davanti al proprio pubblico, il pilota monegasco mette la sua Ferrari a muro alla curva Anthony Noghes a soli dieci giri dal termine della corsa, vedendo sfumare un podio che sembrava ormai a portata di mano.
Non è stata comunque una gara facile per il numero 16 della Scuderia di Maranello, costretto a lottare fin dai primi metri in una situazione di costante rincorsa. Al via, Leclerc è bravissimo e riesce abilmente a evitare la Red Bull di Max Verstappen, rimasta piantata sulla piazzola di partenza e subito costretta al ritiro per un problema tecnico. Scampato il pericolo dello start, Charles si mette immediatamente alle spalle del compagno di squadra, ma il passista e leader del gran premio, Kimi Antonelli, impone un ritmo insostenibile. Il gap dalla Mercedes di testa è immenso, e lo stesso Lewis Hamilton, a bordo dell’altra Rossa, riesce progressivamente a mettere spazio e distanza dalla vettura gemella di Leclerc.
Alle spalle del monegasco, nel frattempo, Isack Hadjar si ritrova in lotta prima di tutto con se stesso e con una power unit decisamente traballante. È in questa fase della corsa che cominciano i primi accesi dibattiti sulle strategie all’interno del muretto Ferrari. Il distacco dal pilota franco-algerino si apre molto lentamente, ma la gestione sportiva decide, contro le aspettative, di far rientrare per prima la monoposto di Hamilton, lasciando il pilota di casa temporaneamente in pista a gestire le gomme.
Il doppio pit-stop e la rabbia di Leclerc
La seconda sosta ai box, quella che di fatto sposta gli equilibri della corsa, arriva durante un regime di bandiera gialla. Siamo ormai al giro 61 e la situazione nel box Ferrari si complica notevolmente: Hamilton ha sul groppone una penalità di cinque secondi da scontare, comminatagli dai commissari per eccesso di velocità nella pit-lane.
A quel punto il muretto della Ferrari prende la decisione più rischiosa: richiama i due piloti contemporaneamente per un doppio pit-stop. Leclerc è così costretto a rallentare vistosamente lungo la corsia dei box per non tamponare il compagno e per dare il tempo materiale ai meccanici di scontare la penalità di Lewis prima di poter effettuare il cambio gomme sulla numero 16. La reazione di Charles via radio è immediata e furiosa, palesando tutto il suo disappunto per una scelta strategica che lo ha penalizzato nel momento caldo della corsa.
Il nervosismo all’interno dell’abitacolo cresce visibilmente, minuto dopo minuto. Questo stato di tensione, sommato ai problemi cronici della SF-26 – sono ormai settimane, infatti, che Leclerc si lamenta pubblicamente del rendimento e del feeling dei freni della sua Ferrari – porta all’epilogo più drammatico. La gara è ormai sul punto di ripartire dopo la neutralizzazione quando, proprio alla curva Noghes, a pochi metri dal rettilineo di partenza, Leclerc perde il controllo della vettura e finisce violentemente a muro, vanificando ogni speranza di podio a casa sua.
Un errore grossolano e incredibile che costringe la direzione gara a esporre la bandiera rossa. Le successive operazioni di ripristino evidenziano anche un problema all’asfalto in quel punto, che prima della gara era stato parzialmente coperto con della resina protettiva, ma non si può e non si deve attribuire unicamente a questo la causa del crash. La furia del monegasco nel post-gara è tangibile: se si tratta davvero di un problema strutturale all’impianto frenante, c’è da augurarsi che a Maranello abbiano una soluzione pronta. Un errore del genere, tuttavia, appare come il frutto di un pesante accumulo di nervosismo tra strategie discutibili, feeling mancante con la vettura e la foga di agguantare un risultato importante, svanito ancora una volta nel nulla.
Lo sfogo di Leclerc: “Nessuna scusa, ma sui freni c’è qualcosa che non va”
Nel ring delle interviste, Charles Leclerc non ha nascosto l’amarezza, analizzando lucidamente sia la dinamica dell’incidente che le scelte strategiche del team che hanno preceduto il ritiro:
“Non darei la colpa alla pista, anche se sicuramente non ci ha aiutato. Quando i freni funzionavano, quattro o cinque giri prima sono andato su quella parte, ma avevo il grip per aprire la curva. Non sono uno che si nasconde dietro scuse e più volte mi sono preso la colpa anche quando c’erano piccole cose che non erano ottimali, ma fa parte del nostro sport. Oggi, anche riguardando i dati, non potevo fare assolutamente niente. Penso che adesso avete anche la possibilità di guardare un po’ i dati qualche volta, spero che si possa vedere che quando si tocca il freno ha una pressione che… non lo chiamerei neanche frenare, ma appena metto il piede sul freno, è come se quello posteriore non ci fosse e quello davanti ti dà doppia forza frenante, perché non sono alla temperatura giusta. A questo punto diventa pericoloso. L’unica cosa su cui posso darmi un sorriso, anzi, meglio, speranze, è che comunque la soluzione ce l’abbiamo in casa. Lewis e io abbiamo provato diverse cose, lui ha preso una direzione diversa tre gare fa, con altri freni, ed è ciò che farò anche io dalla prossima gara. È molto frustrante, ma non ho molte parole. Non posso dire più di tanto, non serve che vada nel dettaglio di ciò che è successo, ma oggi non c’era niente che potessi fare”.
Il pilota della Ferrari ha poi voluto fare chiarezza anche sulla gestione concitata della sosta simultanea ai box, minimizzando l’impatto del doppio pit-stop sul risultato finale rispetto al problema tecnico:
“Rientrare insieme è stata una scelta sensata, la direzione gara è stata molto chiara e ho dovuto rallentare in pit-lane perché ero troppo vicino, ma non troppo sennò avrei preso penalità anche io. Le gomme andavano comunque bene, non ero preoccupato di continuare, ma è un dettaglio e non avrebbe cambiato niente. Saremmo stati secondi e terzi e sarei stato molto felice. Invece sono finito a muro”.
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