Formula 1 | Ferrari, chi è Carlo Santi? Il “Bono” italiano di Lewis Hamilton

Il 52enne ha preso il posto di Riccardo Adami, ingegnere bravissimo ma mai in sintonia con Lewis

La devastante vittoria in Catalogna certifica la competitività della SF-26 e l'efficacia degli aggiornamenti. Ma dietro la rinascita del sette volte iridato c'è soprattutto il feeling immediato con il suo nuovo ingegnere di pista, l'uomo che ha sostituito Adami e rigenerato il morale del pilota britannico.
Formula 1 | Ferrari, chi è Carlo Santi? Il “Bono” italiano di Lewis Hamilton

Lewis Hamilton e la Ferrari hanno finalmente voltato pagina, inaugurando il primo vero capitolo vincente della loro storia insieme. C’è voluto quasi un anno e mezzo affinché questo attesissimo matrimonio prendesse davvero piede e mostrasse il suo reale potenziale, ma alla fine sembra che l’amore tra il fuoriclasse inglese e la Scuderia di Maranello sia sbocciato sul serio. La vittoria del sette volte iridato a Barcellona è stata devastante sotto diversi punti di vista, sia per quel che riguarda il passo gara impressionante mostrato sulla lunga distanza, che per tutta una serie di riscontri tecnici che hanno finalmente confermato la competitività della SF-26. Gli aggiornamenti introdotti al fondo e all’ala sul tracciato catalano hanno evidentemente dato i loro frutti.

Un altro elemento centrale da decifrare riguarda la situazione legata alla power unit. Il motore della Ferrari è apparso decisamente in palla in Catalogna, annullando quel vantaggio che la Mercedes aveva sistematicamente dimostrato di avere nelle precedenti uscite. I tecnici del Cavallino non hanno ovviamente potuto lavorare sulla parte termica, dato che il nuovo quadro normativo ADUO non è ancora stato ufficializzato, ma la Scuderia è stata comunque capace di trovare quel qualcosa in più in termini di efficacia che prima semplicemente mancava.

La svolta al muretto: l’addio ad Adami e l’arrivo di Santi

Al di là dei meriti puramente aerodinamici e motoristici, c’è una situazione extra-tecnica che sta certamente aiutando Lewis Hamilton nella sua risalita: il rapporto con il suo nuovo ingegnere di pista. Carlo Santi ha infatti preso il posto di Riccardo Adami al muretto box della Rossa. Su questo avvicendamento occorre fare subito una doverosa precisione per evitare fraintendimenti: Adami è un professionista super competente, universalmente riconosciuto come uno dei migliori ingegneri in circolazione nel panorama della Formula 1, chiedere a Sebastian Vettel e Carlos Sainz per diretta conferma. Semplicemente, il tecnico nativo di Brescia non si è mai trovato in sintonia con il metodo di lavoro e le richieste del sette volte campione del mondo. Questa parziale incompatibilità comunicativa non ha certo agevolato l’integrazione dell’inglese nei meccanismi di Maranello, complice anche una vettura oscena come la SF-25.

Stando ai rumors che circolavano con insistenza nel paddock prima del mondiale, l’insediamento di Santi al muretto sarebbe dovuto rimanere una soluzione a interim, una sorta di traghettamento programmato in attesa dell’arrivo di alcuni ingegneri di spicco provenienti dalla McLaren, figure storicamente molto gradite a Hamilton. Alla luce della straordinaria intesa mostrata in pista e dei risultati eccellenti di questa prima parte di stagione, è facile pensare che il rapporto tra i due sia destinato a proseguire a lungo termine.

Chi è Carlo Santi: dalla scuderia endurance al trionfo con Raikkonen

Ma chi è l’ingegnere che ha aiutato a sbloccare il potenziale di Hamilton in Ferrari? Carlo Santi ha 52 anni, è nato a Verona e vanta un’esperienza ultra-decennale all’interno della Gestione Sportiva di Maranello. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli terrestri conseguita al Politecnico di Milano, ha iniziato il suo percorso con una borsa di studio nel Centro Ricerche FIAT di Torino, entrando successivamente nel reparto di dinamica del veicolo. Il suo sbarco nel mondo delle corse è avvenuto cinque anni più tardi come ingegnere delle prestazioni in un team di endurance, prima di essere ingaggiato dalla Ferrari in qualità di ingegnere modellista per lo sviluppo del primo simulatore di guida della Scuderia.

Nel corso del suo quindicennio a Maranello, Santi ha ricoperto ruoli nella simulazione, nella dinamica del veicolo e nelle prestazioni, lavorando a stretto contatto con Kimi Raikkonen nelle stagioni 2016 e 2017. Nel 2018 è diventato l’ingegnere di pista del finlandese, coronando quel percorso con la vittoria del Gran Premio degli Stati Uniti. Negli anni successivi ha assunto ruoli di leadership coordinando le attività dal garage remoto della sede centrale, supportando piloti e squadra durante i fine settimana di gara.

Un uomo di fabbrica che ha sempre considerato la Ferrari il sogno di una vita: “Fin da ragazzo, lavorare per la Scuderia è sempre stato il mio obiettivo finale. Iil percorso che mi ha portato qui non è stato lineare. A distanza di 15 anni sono ancora qui, soffrendo quando le cose non vanno bene e gioendo per ogni vittoria”.

Il fattore empatia: le parole di Hamilton

L’impatto di Santi sulla quotidianità di Hamilton è stato immediato, colmando anche quel vuoto emotivo lasciato dalla separazione da “Bono” Bonnington, rimasto in Mercedes a gestire Kimi Antonelli. Le parole pronunciate dal pilota inglese dopo il trionfo di Barcellona certificano la nascita di un legame profondo e inaspettato: “È stato fantastico averlo lì. Il fatto che quest’anno mi abbia sostituito l’ingegnere precedente e che lui si sia buttato a capofitto nel lavoro con me è stato davvero significativo. Non ci conoscevamo, non avevamo mai parlato e io non sapevo nulla di lui, ci siamo incontrati e credo che siamo andati subito d’accordo”.

“È fantastico poter collaborare con un ingegnere del suono diverso da quello che avevo prima; l’ho avuto per così tanto tempo e poi si perde un po’ quella sensazione perché ora Bono lo fa con Kimi. È davvero bello poter condividere quell’esperienza con lui su quel podio, si capisce che fa fatica a esprimere le sue emozioni, è una persona molto riservata. Sorride e io lo abbraccio forte, lo stringo a me e gli dico grazie. Mi piace pensare che questo abbia probabilmente riacceso in lui la passione per il suo lavoro di ingegnere, così come quella che lui ha nutrito per me come pilota”.

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