F1 | 25 anni senza Ayrton Senna: il ricordo di un mito

"Ciascun pilota ha un limite, il mio è un poco sopra a quello degli altri"

F1 | 25 anni senza Ayrton Senna: il ricordo di un mito

Come descrivere quel 1° maggio 1994? Chi l’ha vissuto, davanti alla TV o sul circuito, lo ricorda bene. Lo si può immaginare come un terremoto. Sì, il paragone può sembrare azzardato ma questo, è quello che è successo nel cuore di milioni di appassionati in tutto il mondo.

Il terremoto fa tanto rumore e non appena smette, cala il silenzio…Proprio come accadde a Imola, 25 anni fa.
Fu un weekend maledetto,  iniziato con il brutto incidente di Rubens Barrichello, durante le prove libere del venerdì, seguito poi da quello mortale di Roland Ratzenberger, il giorno dopo. Ci si chiede tutt’ora se non fosse il caso di fermarsi ma, quello che ha in serbo per noi il destino, nessuno lo può cambiare. E lo sapeva bene Ayrton, che era molto credente:

“Il fatto che io abbia fede in Dio, non significa che io sia immortale. E non sono neanche invulnerabile, ho tanta paura di farmi male, come chiunque”.

Negli attimi dopo l’incidente di Senna, quella domenica a Imola, è calato il silenzio, spezzato solo da quell’elicottero in volo, che portava via il corpo esanime del pilota brasiliano verso l’ospedale, in una corsa disperata per tentare l’impossibile. Si decide nonostante tutto di riprendere la gara, che verrà vinta da Michael Schumacher ma l’attenzione è tutta concentrata su Ayrton che lotta tra la vita e la morte…

Alle 18:40, la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire: il cuore di Ayrton aveva smesso di battere e con lui, se ne andava il pilota più forte che la storia ricorderà nei secoli a venire. E’ vero, ci sono stati tanti campioni del mondo ma Ayrton, a distanza di 25 anni, è ancora presente nel cuore di chi lo ha amato e in questo giorno lo ricorda con un tuffo al cuore, così come in quello delle nuove generazioni che non hanno potuto vivere le sue gesta all’epoca, ma che hanno imparato a conoscerlo attraverso filmati e aneddoti.

Ayrton quando ci ha lasciato, aveva solo 34 anni e, con un po’  d’immaginazione, viene da chiedersi quanto avrebbe ancora regalato a questo sport. Forse, avrebbe finalmente coronato quel sogno infranto di correre con la Ferrari:

“In parte perché ho ancora tempo davanti a me, sono certo che un giorno guiderò una rossa Ferrari, è uno dei miei sogni”.

E poi, una volta lontano dalle corse, il suo contributo sarebbe stato fondamentale nella Formula 1 di oggi, dove non è più lo sport ad essere messo in primo piano, bensì la politica e il denaro. Tuttavia, questo non era il suo desiderio…

“Io non potrei mai, una volta smesso di correre, avere un futuro in Formula 1, come hanno fatto molti dei miei colleghi. Ho troppe cose buone dall’altra parte della mia vita, per scegliere di restare sempre in Formula 1”.

E forse, è anche questo che ha reso Ayrton così speciale.
Ciao Campione, ci manchi…

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4 commenti
  1. Bubu

    1 maggio 2019 at 12:43

    Invece di Ratzenberger, morto il giorno prima, sembra che tutti se ne siano dimenticati. Due pesi e due misure…?

    • Zac

      1 maggio 2019 at 14:48

      A questo mondo, Sì.
      Viene ‘spacciata’ per meritocrazia (Sistema di valutazione e valorizzazione degli individui, basato esclusivamente sul riconoscimento del loro merito: caratteristico della società liberista), ma non ne sono pienamente convinto.
      Siamo uguali solo dinanzi al Signore, non dinanzi agli uomini.

  2. undertaker

    1 maggio 2019 at 14:48

    Hai ragione @Bubu
    Purtroppo però, Senna era già un mostro Sacro, il povero Ratzenberger ancora non lo conosceva nessuno. Ovvio che sono sempre due vite umane, ma la realtà è questa, ci si ricorda dei Miti che poi diventano Leggende.
    Senna era un pilota con talento da vendere, faceva la differenza su tutti quando ancora era il pilota a farla, non come le macchinine telecomandate di oggi che ti cambiano mappa, ti dicono dove devi andare più forte, dove devi evitare il cordolo, i distacchi ecc ecc ecc.

  3. pierpiero

    2 maggio 2019 at 08:23

    Non erano prove libere quelle del venerdì in cui ci fu l’incidente di Barrichello, era il primo turno di prove ufficiali. C’erano due giorni di prove ufficiali, a quel tempo, per chi non lo sapesse.

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