F1 GP Monza | Hamilton e la sua Ferrari F40: “Aveva solo 69 km, è la macchina dei miei sogni”

"Un alto dirigente mi disse che avrei potuto usare la Ferrari Luce, ma la F40 è un'altra cosa", ha detto Lewis

Lewis Hamilton cattura la scena alla vigilia del Gran Premio d'Italia a Monza presentandosi al circuito a bordo di una rara Ferrari F40 recentemente restaurata. L'esemplare, rimasto fermo per anni dopo aver percorso soli 69 chilometri, nascondeva sul monoblocco la punzonatura del numero 44. Il sette volte campione del mondo ripercorre i dettagli di questo legame iconico
F1 GP Monza | Hamilton e la sua Ferrari F40: “Aveva solo 69 km, è la macchina dei miei sogni”

Lewis Hamilton fa sempre parlare di sé: il sette volte campione del mondo è arrivato a Monza vestito alla Eddie Murphy, a bordo di una Ferrari F40 acquistata poco tempo fa e restaurata. Un esemplare bellissimo e anche di fatto nuovo di pacca per il britannico, avendo percorso soltanto 69 km fino a quel momento, prima di essere messa in un garage a prendere polvere. Un’entrata in scena certamente degna della star che Lewis è per la Formula 1 ma in generale per la figura che è. In conferenza stampa, l’inglese ha raccontato i dettagli di questo amore con una delle vetture più iconiche mai nate a Maranello.

La presenza del pilota della Scuderia nel giovedì dedicato ai media ha immediatamente catalizzato l’attenzione del paddock. La scelta di presentarsi in Autodromo con una vettura che ha segnato la storia dell’automobilismo risponde a un preciso intento di celebrazione dell’identità Ferrari nel contesto della gara di casa. Per Hamilton, l’acquisto della F40 e la successiva decisione di condurla personalmente nell’impianto brianzolo rappresentano il coronamento di una ricerca durata a lungo per individuare un modello conservato in condizioni di assoluta autenticità.

Il restauro della F40 e l’incredibile dettaglio del numero 44

La storia legata a questo specifico telaio evidenzia la singolarità del ritrovamento sul mercato collezionistico. La macchina era rimasta praticamente intonsa dal giorno della consegna originale, conservando persino gli accessori di fabbrica intatti sotto lo strato di tempo accumulato all’interno del garage in cui era stata custodita.

“Si tratta al 100% della mia auto dei sogni – ha detto Lewis -. La cercavo da tempo e ne volevo una con pochissimi chilometri e con una storia alle spalle. Negli ultimi anni ne sono passate diverse all’asta, alcune con basso chilometraggio ma senza quel tocco speciale, magari con la verniciatura rifatta o dettagli simili. Volevo l’esemplare più autentico possibile e sono riuscito a trovare questo: il proprietario originale l’aveva acquistata, guidata da Maranello a casa sua per 69 chilometri, e poi parcheggiata senza mai più riaccenderla”.

“Il portellone del passeggero non era mai stato nemmeno aperto, c’erano ancora il telo di copertura e la polvere dell’epoca. A quel punto la scelta era se tenerla come un’opera d’arte, lasciandola impolverata, oppure farla rimettere a nuovo. Ci ho pensato un po’, poi ho deciso di farla restaurare perché volevo guidarla”.

L’intervento di ripristino meccanico, eseguito per garantire la perfetta efficienza del propulsore dopo il lungo periodo di inattività, ha portato alla luce un elemento del tutto inaspettato al momento dello smontaggio dei componenti principali.

“Sono quasi certo che nessun pilota Ferrari nella storia si sia mai presentato agli eventi arrivando con le vetture più iconiche della storia del marchio, come la GTO o la F40. Mi son detto che andava fatto assolutamente. La cosa assurda è stata quando hanno smontato l’auto per i controlli: in primis ha retto benissimo la prova del tempo, funzionava ancora tutto e quasi nulla è stato sostituito”.

“Quando hanno estratto il motore, hanno scoperto che sul monoblocco era punzonato il numero 44. Aveva il numero 44 impresso sopra. Non ci potevo credere, ho chiesto se stessero scherzando. Sembra davvero un segno del destino. Ho pensato fosse un’opportunità fantastica per celebrare la storia della Ferrari nel proprio Paese, nella propria gara di casa: quando mi ricapiterà un’occasione simile?”, ha aggiunto il sette volte iridato.

L’eredità del Cavallino e il sogno d’infanzia diventato realtà

Il valore simbolico della F40 va oltre la semplice passione automobilistica, toccando aspetti legati alla memoria d’infanzia e alla percezione del marchio Ferrari a livello globale. Il confronto con gli altri modelli storici e recenti della casa di Maranello conferma la predilezione del pilota britannico per le linee e l’impronta concettuale dell’ultimo modello approvato da Enzo Ferrari.

“Per me personalmente è qualcosa che prendo molto sul serio. È un’esperienza fenomenale far parte di questo marchio e vedere come trascenda lo sport, toccando le persone in tutto il mondo attraverso il colore, il logo e le vetture iconiche. Ricordo di aver mostrato a un alto dirigente la F40 che ho guidato in Giappone e mi ha risposto che magari il prossimo anno avrei potuto usare una Luce, ma gli ho risposto che non è la stessa cosa della F40”.

“Le linee e le curve nostalgiche e iconiche con cui costruivano le auto all’epoca sono ineguagliabili. Ovviamente c’è la F80, che è fantastica, o la F50, ma per me la F40 era la macchina per eccellenza. Da bambino le collezionavo e quella rossa era speciale, ma era un pensiero così lontano dalla mia realtà che mai avrei immaginato di poterne possedere una”.

L’impatto culturale tra moda e concetti visivi fuori dalla pista

L’approccio di Hamilton all’universo Ferrari si estende ben oltre l’impegno sportivo all’interno del garage, toccando settori differenti come la moda e la creazione di immagini dall’impatto visivo definito. La presenza nel paddock di Monza ha ribadito la volontà di costruire un linguaggio espressivo personale capace di unire tradizione e modernità.

“Arrivare ai weekend di gara, correre e vestire di rosso è una parte del tutto, ma fuori dalla pista c’è un mondo da esplorare, ad esempio nella moda. Amo la creatività e ideare concetti che altri non considerano, almeno all’interno del mio team. Spero che l’immagine con cui ci siamo presentati il primo anno in Ferrari, quel primo scatto ideato da me, abbia lasciato il segno, ed è stato lo stesso per questo weekend. Avevo quell’idea precisa di voler fermare il tempo con questo stile, con questo abito e in questo modo, per rendere omaggio a questo sport e fissare un momento irripetibile”, ha concluso Hamilton.

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