Clay Regazzoni Story – parte seconda

Clay Regazzoni Story – parte seconda

Come già detto alla fine dello scorso articolo, Regazzoni firmando con Ferrari non ebbe solamente modo di correre nei campionati Prototipi ed Endurance, ma di approdare direttamente in Formula Uno.

Nel 1970 avvenne così il suo debutto nella massima serie a bordo della rossa di Maranello.  Corse in Olanda il suo primo Gran Premio, sul circuito di Zandvoort, giungendo quarto alle spalle di piloti blasonati come Rindt, Stewart ed il compagno di squadra Ickx. Fece perciò intuire sin da subito il suo spirito combattivo, distinguendosi per particolari doti istintive e di coraggio. In Gran Bretagna giunse ancora quarto, mentre in Germania dovette ritirarsi per un guasto al motore. In Austria conquistò il suo primo podio, giungendo secondo – sempre dietro ad Ickx – a meno di un secondo di distacco, mentre il terzo arrivò dopo più di un minuto. Ma fu a Monza che Clay colse il suo primo importante traguardo: nel weekend in cui perì Jochen Rindt (postumo campione della stagione) arrivò la prima vittoria dello svizzero, davanti a Jackie Stewart e Beltoise. Altri due secondi posti in Canada e Messico gli permisero di arrivare a fine stagione al 3° posto nella classifica piloti.

Nelle stagioni ’71 e ’72 ottenne scarsi risultati, dovuti ad una crisi della scuderia italiana: solamente quattro volte a podio in Sudafrica, Olanda e Germania nel 1971, Spagna nel 1972, arrivando sempre terzo. Di qui la scelta di abbandonare temporaneamente la Ferrari per passare alla BRM, dove otterrà però risultati ancor più insoddisfacenti e che lo riporteranno presso la scuderia del cavallino rampante, ma non da solo. Ebbene, al momento di siglare l’accordo con il Drake, Regazzoni aveva espresso il desiderio di avere come compagno di squadra un giovane alquanto promettente, Niki Lauda. I due erano stati compagni di squadra l’anno precedente e Clay ebbe modo di vedere da vicino le doti del giovane austriaco, tanto da convincere Ferrari ad ingaggiarlo. Una scelta che ripagò.

Formato un gruppo solido con il duo Regazzoni – Lauda, il direttore sportivo Luca Cordero di Montezemolo ed il direttore tecnico Mauro Forghieri, si cominciò la stagione 1974 con particolare motivazione, concentrando lo sviluppo tecnico su due versanti: non tanto per la stagione in corso quanto più per le quelle successive. In verità la Ferrari 312 B3-74 si rivelò di per sé una monoposto in grado di competere per il titolo mondiale, portando Regazzoni a sfiorare il titolo. Si contarono una vittoria, quattro secondi posti e due terzi, più svariati quarti e quinti posti. Proprio alla gara finale però, tenutasi negli Stati Uniti, le sospensioni della monoposto cedettero costringendo Regazzoni al ritiro e consegnando di fatto il titolo nelle mani di Emerson Fittipaldi, vincitore con 55 punti nella classifica piloti, 3 in più dello svizzero.

Poteva prospettarsi un ruolo da prima guida per le annate successive, ma così non avvenne. In Ferrari si decise di puntare sul promettente Lauda, che di fatto riportò la scuderia ai vertici. Dopo un intervento dello stesso Ferrari, che lo definì “pilota a tempo perso” davanti alle telecamere Rai, avvenne la separazione definitiva tra Regazzoni e Maranello. Pertanto cercò degli accordi con scuderie come Brabham, ma un veto imposto da Carlos Pace lo costrinse a ripiegare sulla Ensign per la stagione 1977 e la Shadow nel 1978. Furono due anni opachi, in cui non vide mai il podio. Poi venne chiamato da Frank Williams per la stagione 1979, un possibile riscatto. In coppia con Alan Jones ottenne buoni piazzamenti nella seconda parte di stagione, portando alla scuderia inglese la prima vittoria a Silverstone, due secondi posti (memorabile quello di Monaco, dove partì dall’ottava fila) e due terzi posti, chiudendo quinto nel campionato piloti. Tuttavia non gli venne rinnovato il contratto e venne sostituito da Reutemann, il quale per uno strano scherzo del destino lo aveva sostiuito due anni prima in Ferrari.

Per il 1980 corse ancora per la Ensign, tuttavia alla quarta gara del campionato, sul circuito di Long Beach, fu protagonista di un grave incidente. Al 51° giro del Gran Premio americano l’impianto frenante della sua vettura cedette, lanciandolo a 270 km/h contro la vettura di Ricardo Zunino, rimasta ferma lungo la via di fuga. Le profonde ferite alla spina dorsale lo resero paraplegico e neanche un secondo intervento poté migliorarne le condizioni.

Costretto su una sedia a rotelle, Clay non abbandonò mai il mondo delle corse, riuscendo a prendere parte ad alcuni rally con una macchina appositamente modificata. Si rivelò abile commentatore sportivo ed importante fu l’aiuto che diede nell’integrazione dei disabili nello sport. Perse la vita mentre guidava un’automobile, ma né in pista né durante un rally, bensì lungo l’autostrada A1. La causa fu un malore improvviso che non gli lasciò scampo, uccidendolo a 67 anni, il pomeriggio del 15 dicembre 2006.

Scrisse di lui Enzo Ferrari: «Viveur, danseur, calciatore, tennista e, a tempo perso, pilota: così ho definito Clay Regazzoni, il brillante, intramontabile Clay, ospite d’onore ideale per le più disparate manifestazioni alla moda, grande risorsa dei rotocalchi femminili. Lo contattai fin dal 1969 (…). L’anno dopo vinse un memorabile Gran Premio d’Italia a Monza. Poi si affinò, come stile e temperamento, che era fra i più audaci, fino a diventare un ottimo professionista. Gli avversari lo hanno sempre rispettato.»

 

Andrea Villa

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4 commenti
  1. Brunoh

    6 marzo 2014 at 17:46

    Il grande Clay, molto prima di Alonso nel 2010, perse il titolo a causa di un certo Cordero di Montezemolo…

    • mario

      6 marzo 2014 at 19:00

      Diciamo anche che un illustre direttori sportivi Ferrari dell’epoca contribui’ anche alla non vittoria del mondiale 1976 con il grande Daniele Audetto che al Fuji invece di restare al muretto box dopo il ritiro di Lauda,lascio’ il circuito insieme all’austriaco “dimenticandosi”che in pista c’era un’altra Ferrari(Regazzoni)che magari avrebbe potuto rubare punti ad Hunt.

  2. Maxfunkel

    6 marzo 2014 at 19:36

    Grande Clay!!!
    Ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo durante le edizioni dell’Esposauto, la manifestazione sportiva-automobilistica che organizzava a Lugano ogni anno a novembre… persona squisita, grande comunicatore e personaggio anche nella vita!
    L’incidente non ti aveva portato via la voglia di metterti in gioco, anzi avevi reagito continuando ad amare la competizione e la velocità…
    anche per te il destino ha purtroppo riservato una brutta fine…peccato davvero!
    Ciao Clay!

  3. Clerfayt

    8 marzo 2014 at 19:05

    Grande Clay! Altri, con meno vittorie e meno umanità sono molto più ricordati. Forse è stato l’ultimo dei valorosi, dei coraggiosi. Si è fatto di tutto per fargli perdere il mondiale 1974, ma è rimasto col sorriso sulle labbra. Ha dimostrato poi la sua tempra dopo il gravissimo incidente di Long Beach. Ho avuto l’onore di conoscerlo ed incontrarlo due volte e sono orgoglioso di una bellissima foto che mi ritrae con lui.
    Ciao Clay, grazie per le emozioni che hai saputo darci, non ti dimenticheremo mai.

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